Pagina principale
Da Castelli Romani.
COMUNITÀ MONTANA DEI CASTELLI ROMANI-PRENESTINI
I. INTRODUZIONE
Il piano socio economico (PSE) rappresenta il documento di programmazione socio economica più rilevante per i territori montani ricadenti entro i confini amministrativi degli Enti montani.
La legge vigente assegna al PSE la facoltà di operare per:
• il riassetto idrogeologico, la sistemazione idraulico-fore¬stale, l’uso delle risorse idriche nonché la bonifica monta¬na, qualora le relative funzioni siano subdelegate dalla pro¬vincia, secondo quanto previsto nei piani di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183, (norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo) e succes¬sive modificazioni ed alla legge regionale 7 ottobre 1996, n. 39; • lo sviluppo e l’utilizzo delle risorse proprie dei territori montani, sotto l’aspetto produttivo ed ambientale, in modo che sia garantito l’utilizzo plurimo ed integrato delle terre di proprietà pubblica; • la promozione di un adeguato assetto socio-strutturale delle aziende che consenta livelli di reddito e condizioni di vita comparabili a quelli delle altre zone; • la diversificazione delle fonti di reddito, mediante l’incen¬tivazione di attività turistiche, artigianali, di protezione e conservazione dello spazio naturale e lo sviluppo di coltu¬re alternative; • la realizzazione di interventi per la tutela, la gestione e la conservazione del territorio, dell’edilizia e paesaggio rurale e montano, del patrimonio monumentale e dei centri storici; • la tutela della qualità e tipicità dei prodotti agro-alimen¬tari di montagna, al fine di una loro conveniente collocazio¬ne sul mercato.
Nondimeno la valenza aggiuntiva del PSE è rappresentata dalla possibilità di visione d’insieme dell’area sovracomunale e quindi capace di individuare alcuni bisogni -che sfuggono al livello di pianificazione precedente e successivo rappresentati rispettivamente dal livello comunale e da quello provinciale- bisogni non meno importanti per la identificazione culturale, ambientale e produttiva di un territorio e per l’innalzamento della qualità della vita attraverso azioni coordinate e condivise.
Ad esso vengono delegati gli interventi coesivi, sovracomunali e specifici che spesso vengono classificati “rinviabili” in un sistema di pianificazione e di intervento dei Comuni che deve confrontarsi con gli omnipresenti vincoli di bilancio, specie in un modello di continua riduzione dei trasferimenti agli EE.LL, che costringono spesso le Amministrazioni ad operare dolorose scelte.
In uno scenario metodologico e scientifico in continua evoluzione, la pianificazione economica dell’Ente, qui progettata, deve inoltre misurarsi nello specifico, da un lato con i mutati limiti amministrativi che impongono la rimodulazione di parametri e bisogni di area e, dall’altro, con la tendenza in atto di veder operare sul medesimo territorio una serie d’interventi progammatori che prescindono dall’unicità di strumentazione.
Infatti a seguito della crisi degli anno 90, l’urbanistica e la pianificazione socio economica, lasciate principalmente nelle sole iniziative promosse dai Comuni e dalle Regioni, stanno evolvendo –specie a livello sovracomunale- verso modelli cosiddetti “complessi” di intervento per aree geografiche integrate.
Da un lato la spinta alla programmazione dal basso, talvolta purtroppo operata più a livello d’intenzioni che non attraverso veri e partecipati modelli di bottom-up, e dall’altro l’affermarsi dei modelli ampi d’intervento per sistemi sovracomunali per azioni coordinate, hanno portato la pianificazione territoriale a doversi misurare con interventi stratificati che partendo dal singolo strumento comunale, giungono ai piani comprensoriali di livello provinciale ed a quelli territoriali, stentando, nel mezzo, a rappresentare una propria specificazione e valenza unitaria, in assenza di un modello di sviluppo locale condiviso.
Le stesse esperienze coordinate, innescate ad esempio dall’iniziativa dei due GAL sull’iniziativa LEADER II e dai PRUSST, hanno comunque sottolineato concretamente che il coordinamento e la messa in comune di problematiche e di opzioni rappresentano uno strumento capace di dare alle iniziative stesse un notevole valore aggiunto rispetto a quelle esclusivamente locali ed a quelle già praticate in modo condiviso nell’area (ad esempio alcuni servizi di di assistenza e servizio socio assistenziali) integrandole in un sistema concettuale più ampio e maggiormente incisivo per il territorio.
Non a caso l’esperienza affrontata nei GAL (che non molto si discostano dal livello sovracomunale dall’Ente, peraltro rispecchiando la diversità fisica ed economica dell’area tuscolana da quella prenestina), la loro snellezza procedurale favorita dall’iniziativa LEADER II, rappresenta un plusvalore sperimentato e su cui si può fare leva per fare sì che questo PSE rappresenti un momento unificante per l’intero territorio della XI Comunità Montana. Analoga considerazione, anche se non estesa a tutto il territorio dell’Ente, valga per la pianificazione dell’area Parco che rappresenta una stratificazione di competenze, spesso vissute a torto come vincoli, ma suscettibile di rappresentare ulteriore valore aggiunto al territorio, dal punto di vista delle opzioni di utilizzo del bene “ambiente” che, se correttamente utilizzato, rappresenta un ulteriore volano per l’area tutta.
Il compito che riveste questo PSE è quindi duplice: da un lato fare sì che sia uno strumento che consenta di valorizzare e rendere specifici gli interventi propri –istituzionalmente previsti dalla legge vigente- ed al livello decisionale di propria competenza laddove la pianificazione della Comunità Montana assume la massima valenza in termini di costi/benefici/ricaduta, e dall’altro, fornire strumenti che possano facilitare le proposizioni programmatiche che l’Ente avanzerà partecipando ai piani “complessi” ovvero alle scelte ed alle decisioni programmatorie a livello sovracomunale che intervengono o che si presenteranno sul territorio ai vari livelli di concertazione (PRUSST, PATTI TERRITORIALI, altre INIZIATIVE COMUNITARIE …).
I.1. La Comunità Montana: ruolo e funzioni
I.2. Il PSSE: obiettivi e linee guida
La strategia di un progetto o programma di sviluppo è costituita dall’insieme delle scelte di fondo necessarie a realizzare l’obiettivo generale, attraverso le “idee forza” precedentemente individuate. La strategia si declina attraverso la struttura Logica, ovvero uno strumento atto a descrivere la fase di pianificazione del progetto.
La struttura logica indica quello che verrà fatto durante la fase di realizzazione e quello che si otterrà al termine della realizzazione. Essa prevede la suddivisione dei risultati del progetto in quattro livelli:
1° obiettivi generali
2° obiettivi specifici (Assi)
3° risultati attesi (Misure)
4° azioni e relativi interventi (Azioni e progetti)
Tra di essi esiste una relazione logica: le azioni conducono ai risultati attesi, i risultati attesi conducono all’obiettivo specifico e l’obiettivo specifico contribuisce al raggiungimento degli obiettivi generali. Naturalmente, le diverse componenti della strategia devono possedere una stretta coerenza con i risultati dell’analisi della situazione locale ed in particolare dell’analisi Swot. L’obiettivo generale, come accennato, si persegue attraverso una serie di obiettivi specifici. Tra di essi si instaura una forte relazione di complementarietà generando una serie di connessioni logiche utili che li rendono interdipendenti. Gli obiettivi specifici possono essere considerati gli Assi del piano. Il conseguimento degli obiettivi specifici individuati è affidato, sul piano operativo, al raggiungimento dei risultati attesi che rappresentano sostanzialmente le misure del piano. Ciascuno di essi è costituito da un insieme di azioni omogenee, ciascuna delle quali presenta un quadro di descrizione delle modalità attuative, della programmazione di riferimento, dell’individuazione dei beneficiari finali e troverà concreta attuazione nella realizzazione di uno o più interventi che saranno realizzati direttamente dall’Ente o selezionati mediante l’attivazione di procedure concorsuali, cosi da avere una visione programmatica completa ed integrata. Per quanto riguarda gli interventi realizzati da altre Amministrazioni Pubbliche essi potranno essere selezionati con un approccio partenariale mediante l’individuazione diretta delle iniziative volte a conseguire un obiettivo di natura pubblica. In tale caso, nell’ambito del partenariato, gli interventi dovranno essere ordinati per priorità, questa può essere intesa come una combinazione fra l’importanza relativa che gli obiettivi dell’intervento hanno nel conseguimento dei risultati attesi di riferimento (rilevanza per la comunità locale), la probabilità che l’intervento venga effettivamente realizzato (fattibilità alla luce delle circostanze oggettive) e la sua sostenibilità (capacità di offrire una potenzialità sufficiente per il mantenimento dei benefici al termine dell’azione di sostegno esterno).
Il territorio della XI° Comunità Montana del Lazio presenta un insieme di debolezze specifiche che si riferiscono a fattori di tipo ambientale, strutturale, culturale ed economico.
Dal punto di vista ambientale e strutturale costituiscono punti di debolezza i diffusi processi di degrado ambientale nonché di scarsa valorizzazione del patrimonio archeologico ed architettonico, frutto rispettivamente, di una mancata pianificazione urbanistica e di una scarsa consapevolezza del patrimonio ambientale e culturale come risorsa rilevante per lo sviluppo.
La rete di infrastrutture e del sistema viario costituisce altro punto di debolezza in quanto evidenzia una scarsa funzionalità rispetto a soluzioni sostenibili di fruibilità del territorio. Tuttavia il fenomeno di urbanizzazione che interessato l’area montana ha indotto problematiche anche di tipo culturale ed economico. La pressione esercitata dalla crescente omologazione culturale e dalla contaminazione con modelli di vita urbani compromette l’identità locale e la cultura di appartenenza dei luoghi sebbene in un clima di rinnovata consapevolezza della cultura locale come valore. Infine la struttura economica e produttiva pur se ancora a livelli positivi manifesta segnali di invecchiamento rispetto alle istanze del mercato globale. La scarsa tendenza all’innovazione nelle imprese, l’offerta di competenze professionali posizionate su livelli medio bassi, il limitato radicamento di imprese a conduzione familiare, la scarsa caratterizzazione dell’impresa verso le vocazioni locali rende il tessuto economico e produttivo tendenzialmente poco competitivo e soprattutto incapace di generare nuova imprenditorialità.
Allo stesso modo, esso presenta, come principali punti di forza su cui “fare leva”, un patrimonio di risorse “immobili” naturali ed ambientali, ma anche archeologico e storico architettonico, di grande rilievo; un posizionamento geografico combinato con l’esistenza di un sistema di collegamenti sufficiente ad assicurare una discreta accessibilità, sebbene non sufficientemente integrato ed interconnesso, la presenza di un potenziale umano e di una struttura produttiva relativamente giovani sui quali investire per veicolare una strategia di sviluppo competitivo e di lungo termine, un livello di qualità della vita sostenibile rispetto ai modelli urbani di prossimità.
L’analisi ha quindi messo in luce la necessità di operare verso “un obiettivo generale di riconversione, sviluppo sostenibile e coesione territoriale dell’area” che può essere declinato attraverso tre obiettivi globali:
a) il rafforzamento del contesto strutturale, economico e sociale del territorio, attraverso la promozione dell’integrazione spaziale, economica e funzionale tra aree caratterizzate da “velocità diverse” della dinamica di sviluppo;
b) l’ampliamento e l’innovazione della base produttiva in un quadro di sostenibilità ambientale, attraverso la diversificazione settoriale, l’integrazione fra settori, la competitività delle imprese;
c) la valorizzazione delle vocazioni del territorio attraverso interventi integrati, in primo luogo di natura ambientale e culturale.
Chiaramente, l’articolazione di una strategia a valle di tale obiettivo generale, non può prescindere da un lato, dalle connotazioni specifiche del contesto locale, e dall’altro dalla funzione programmatica del PSE. Partendo quindi da tale obiettivo generale si sono individuati obiettivi specifici, risultati attesi ed azioni funzionali alla situazione del contesto locale.
I.3. La struttura
I.4. La metodologia
Accanto ed in aggiunta ad una analisi “tradizionale” dei principali dati, si è voluto proporre in spirito innovativo una analisi combinata aggiuntiva sulle tematiche che maggiormente appaiono rilevanti nel territorio della XI° Comunità Montana: da un punto di vista economico, demografico e sociale infatti si sono evidenziati tre macro-fenomeni, all’interno dei quali si dispiegano le tendenze e gli aspetti principali ai fini della elaborazione del PSE.
L’obiettivo e la metodologia scelta per l’analisi socio territoriale appaiono funzionali a supportare la definizione d’azioni programmatiche tese alla riduzione degli squilibri o all’individuazione di criteri per l’allocazione di risorse.
La metodologia utilizzata ha l’obiettivo di identificare l’area territoriale distinta per fenomeni complessi e non direttamente osservabili né misurabili, dei quali però si conoscono le manifestazioni specifiche, i presupposti logici ed in alcuni casi gli effetti: sono questi infatti gli aspetti che possono essere descritti attraverso una molteplicità di indicatori.
Dalla prima analisi e conoscenza diretta del territorio della XI° Comunità Montana, per come rilevata dalle più recenti analisi effettuate – PAL dei due Gruppi di Azione Locale (Colli Tuscolani e Monti Predestini) – emerge la considerazione che il territorio non possa essere esclusivamente letto attraverso la pura e semplice interpretazione quali-quantitativa dei principali indicatori socio economici come discendente dai dati statistici.
Pertanto si è ritenuto opportuno applicare alla fase di analisi dei territori montani e rurali una impostazione metodologica più articolata e volta ad evidenziare quei fenomeni considerati maggiormente distintivi e rilevanti per comprendere le dinamiche e le caratteristiche peculiari di un territorio montano e rurale.
In tal senso si sono individuate tre aree tematiche omnicomprensive che fanno riferimento ad altrettanti macrofenomeni qui definiti:
• la marginalità economica e sociale; • la vocazione agricola • la dimensione urbana
Sono stati individuati, per ciascun macrofenomeno, una serie d’indicatori elementari la cui analisi ha permesso di classificare il territorio della XI° Comunità Montana per comune.
In termini generali la procedura adottata si è, per ognuno dei tre macro-fenomeni , articolata nelle seguenti fasi:
• la definizione concettuale del singolo macro- fenomeno; • la segmentazione del singolo macro- fenomeno in elementi via via più dettagliati, secondo uno schema ad albero, fino ad arrivare ad indicatori di tipo elementare ovvero relativi a fenomeni osservabili e misurabili; • la costruzione di un numero limitato di indicatori sintetici per ciascun macro- fenomeno oggetto di studio.
La definizione dei tre macro fenomeni Per ognuno dei tre macrofenomeni considerati, si è scelto di segmentarli secondo tre sottolivelli laddove al terzo livello troviamo gli indicatori elementari (Istat), al secondo troviamo una prima elaborazione degli indicatori elementari secondo sub fenomeni, al terzo livello troviamo il macro -fenomeno.
I° macro fenomeno : la marginalità economica e sociale.
Tale fenomeno, inteso come concetto di isolamento anche fisico, è stato articolato in quattro sub aree:
1. Area economica e della struttura produttiva; in quest’area si è cercato di misurare gli elementi di dinamicità presenti nella realtà produttiva e nel sistema famiglia del comune. A tal proposito sono state misurate la dotazione di attività produttive, i livelli di imprenditorialità della forza lavoro, i livelli di occupazione e disoccupazione ed infine la capacità di reddito e di spesa delle famiglie residenti.
2. Area formativa e sviluppo del capitale umano: a quest’area è delegato il compito di dare conto del livello formativo e complessivo della popolazione, letto quindi in termini di capacità del capitale umano, ma anche come analisi del suo utilizzo con particolare riguardo alle fasce più deboli del mercato del lavoro come i giovani e le donne. A tal proposito si è tenuto conto del tasso di attività femminile e di inoccupazione sia femminile che giovanile, oltre che del livello di istruzione, di analfabetismo incrociato con i consumi per la fruizione culturale.
3. Area demografica; in quest’area si è tenuto conto dei fenomeni legati all’andamento del territorio, inteso come aumento della popolazione residente , il livello di invecchiamento, nonché i flussi migratori.
4. Area attrattività e isolamento: si è cercato di misurare questo fenomeno sia dal lato dei servizi di rete presenti (operatori di servizi e prossimità ai principali nodi delle reti), sia dal lato dei flussi giornalieri (persone che si spostano per motivi di lavoro). Un’altra componente è data dalla % di popolazione che vive in case sparse ovvero dalla dispersione della popolazione sul territorio.
II° Macro -fenomeno: “la vocazione agricola utilizzata”
Tale ambito è volto a comprendere le caratterizzazioni del territorio montano secondo l’intensità della sua vocazione agricola poiché la semplice definizione di spazio montano e rurale, strettamente legata alle caratteristiche fisiche del territorio e non alla sua utilizzazione, non permette di rilevare l’effettivo contributo che l’agricoltura, specie nella congiuntura attuale, riveste per l’area montana in esame.
La definizione del concetto di vocazione agricola “utilizzata” si articola in ulteriori due aree distinte:
• la rilevanza del settore: in quest’area si è cercato di misurare l’importanza che riveste il settore agricolo secondo tre dimensioni fondamentali : i livelli di attività della popolazione nel settore, la presenza di imprese agricole e il peso dell’utilizzo del territorio in attività direttamente o indirettamente connesse all’agricoltura;
• i livelli di specializzazione del settore: in quest’area si è voluto dare delle risposte alla domanda sulla tipologia dell’agricoltura presente ovvero se trattasi di attività legata a piccole o a grandi realtà produttive, ed infine evidenziare l’eventuale presenza di specializzazioni produttive.
III° macro-fenomeno: la dimensione urbana
La terza dimensione utilizzata è stata la presenza di fenomeni di urbanizzazione nel territorio montano considerato ed in particolare modo l’esistenza di fenomeni di :
1. vocazione terziaria: articolata in dotazione di imprese di servizi e dotazione di servizi turistici;
2. erosione urbana: gli elementi che caratterizzano la presenza di fenomeni di erosione urbana sono contraddistinti in una elevata percentuale di territorio urbanizzato , una forte dinamica di crescita dell’edilizia ed infine la presenza significativa di seconde abitazioni.
La presente metodologia (CFR. Saveri Senni, Regione Lazio/Ass.to per le politiche dell’agricoltura & Università degli Studi della Tuscia, Dipartimento economia agroforestale e dell’ambiente rurale- Agosto 2000), applicata al territorio regionale porta a conclusioni – si noti bene: secondo medie ed aggregazioni dell’intero territorio regionale, e quindi calcolata su parametri regionali – inevitabilmente diverse, volendo qui applicarla ad un territorio di 320 kmq e di circa 140.000 abitanti.
Vale quindi la pena di ricordare come le metodologie siano, di per sé stesse neutre rispetto alle situazioni locali, rappresentando un modello condivisibile di analisi che pur tuttavia conduce, proprio per l’effetto “lente di ingrandimento”, a risultati e conclusioni diverse ma “confrontabili” con le medie riscontrate a livello regionale.
I.4.1. Il bottom-up e la condivisione del PSE
La redazione di un piano sovracomunale non può prescindere da una analisi dei fenomeni socio economici in corso – ed in questo caso anche dei parametri fisico strutturali del territorio dato il cambiamento dei limiti amministrativi- e dalla piena partecipazione degli Enti pubblici che animano e compongono il territorio stesso. Accanto alla redazione di una analisi sui parametri fisici del territorio (realizzata con i criteri di cui sopra) il gruppo di lavoro incaricato, ha ritenuto di predisporre un questionario alle Amministrazioni Comunali per ottenere quell’effetto di bottom-up indispensabile alla costruzione di un Piano Socio Economico basato sulle “esigenze” di base a partire da coloro che maggiormente hanno contatto con i bisogni del territorio e della popolazione, ma anche per pervenire alla redazione di uno strumento che sia in grado di calarsi sul territorio in modo calzante e tale da rivestire un effettivo ruolo di motore di sviluppo.
Il questionario sottoposto alle varie Amministrazioni, e specificatamente a Sindaci e capi area comunali per le notizie strettamente di carattere tecnico, si componeva di tre parti: una lettura della situazione e delle problematiche attuali, una informazione sugli interventi in corso, sulle intenzioni programmatorie delle Amministrazioni ed infine una valutazione sulle priorità strategiche e di intervento che l’Ente Comunità Montana dovrebbe assumere, attraverso il presente PSE, per costituire sinergia con gli Enti locali intervistati.
Al di là delle risposte ottenute, che dovranno poi integrarsi con il disposto legislativo e di competenza propria dell’Ente e del PSE, e che vengono illustrate più avanti, un tale approccio costituisce il primo passo per la costruzione di un PSE partecipato e non avulso dalla realtà locale, -o peggio, come visto in numerosi altri piani- per evitare di elaborare ed adottare un mero lungo elenco di possibilità di azioni –una sorta di libro dei sogni- che nulla aggiungono e poco incidono realmente sui fenomeni economici in atto sul territorio.
In quest’ottica di partecipazione dal basso, in allegato alla presente bozza di PSE, è stato anche fornito un modulo da sottoporre ai consiglieri della Comunità Montana per consentire di raccogliere un più ampio ventaglio di opinioni e di valutazioni sui contenuti del PSE e sulle esigenze primarie.
Alla domanda sui settori strategici su cui deve far leva il PSE per lo sviluppo dell’area –domanda con non più di 3 risposte opzionabili- le risposte ottenute si collocano significativamente nei settori dell’ambiente, turismo ed agricoltura che effettivamente rappresentano i cardini di sviluppo del territorio dell’Ente, proprio per la sua valenza di area contermine al polo romano ed alla sua area metropolitana.
Le esigenze manifestate dalle Amm.ni Comunali in termini di orientamento strategico del PSE, indicano un sostanziale equilibrio tra i settori del Turismo e della Conservazione ambientale intesa in senso lato, seguiti dall’Agricoltura. Dall’esame delle risposte appare evidente che il ruolo che la Comunità Montana dovrà assumere dovrà essere quello rilevante dell’accompagnamento allo sviluppo turistico in stretta connessione con le valenze ambientali dell’area; tale indicazione assume un particolare rilievo, proprio in virtù della presenza dell’area Parco sul versante castellano, ed alle emergenze storico-archeologiche ed architettoniche dell’intero territorio.
MACROFENOMENI RILEVATI
Ciascuno dei tre macro – fenomeni (CFR cap. 1 sulla metodologia di lettura) individuati:
• la marginalità economica e sociale • la vocazione agricola ” utilizzata” • la dimensione urbana
è stato ordinato e caratterizzato in base ad alcune tipologie specifiche per cui si riporta dapprima il commento rispetto all’aggregazione regionale dei dati e del relativo database, e successivamente quello interno ovvero rispetto alla media dei parametri del territorio dell’ Ente.
Vi è subito da rilevare che per i fenomeni economici, sociali e territoriali i Comuni di Frascati e Grottaferrata non possono (sia per l’analisi regionale, come pure per quella effettuata con la media dei parametri di area della XI C.M.) definirsi rurali, bensì aree urbane.
Ma ciò deve rappresentare motivo di interesse in quanto la presenza di tali territori costituisce e rafforza la valenza di polo d’attrazione (per servizi, attività culturali, qualità dell’offerta turistica) con benefici influssi su tutta l’area –specie quella del cosiddetto versante castellano- in termini di appetibilità dell’area.
I.4.2. Marginalità economica e sociale
AREE A GRAVITAZIONE ESTERNA
In questa zona si manifestano elevati fenomeni di pendolarismo evidenziati dalla rilevanza, decisamente superiore a quella media dei comuni laziali Frascati e Grottaferrata, per quanto riguarda gli spostamenti oltre i 60 minuti e gli occupati che lavorano fuori dal comune. Quindi, una gravitazione esterna alla quale si associa un ritmo di incremento demografico superiore alla media.
Tale fenomeno può imputarsi a quella crescente porzione di popolazione che, mantenendo la propria occupazione nei poli gravitazionali urbani, grazie allo sviluppo della rete viaria, supera la crescente difficoltà di trovare una soluzione abitativa in città trasferendosi nelle zone limitrofe. Da notare ulteriormente come all’interno di questo contesto i dati relativi alla dotazione d’impresa denunciano un livello di imprenditorialità locale poco autonomo dal polo gravitazionale urbano e allo stesso tempo intuisce anche la difficoltà di sostenere un processo di sviluppo autonomo.
Il modesto reddito familiare procapite e l’elevato tasso di inoccupazione l’immagine di un’area a sviluppo subordinato e inadeguato a garantire un’opportunità lavorativa ai residenti. Questa considerazione appare attenuata dalla pur difficile stima del lavoro sommerso legato soprattutto all’edilizia e al picco che in ogni caso inibiscono la spinta ad investire in nuove attività imprenditoriali nonostante siano evidenti le potenzialità connesse allo sviluppo di attività specie nei servizi sociali che nei servizi turistici.
Concludendo, secondo l’analisi a base regionale, il territorio appare di tipo “satellitare” con poi, considerato anche il più basso livello di risparmio lordo delle famiglie procapite nel Lazio, con scarse risorse disponibili per investimenti in grado di ridurne la dipendenza esterna. LE AREE A SVILUPPO NON COMPETITIVO
Dette aree (per la nostra area S. Cesareo) sono caratterizzate da un considerevole grado di dispersione dei residenti (residenti in case sparse con valori doppi rispetto alla media regionale), accompagnata da scarsa dotazione di attività produttive.
Sono comunque aree impegnate in una fortissima attività e pulsione al recupero del gap di sviluppo e dell’arretratezza in termini di dotazione di unità locali e di operatori economici. Fa infatti ben sperare la presenza di risorse economiche in grado di ridurre le distanze dalla media laziale.
LE AREE DELL’ECCELLENZA
Le diverse definizioni tipologiche relative alla marginalità economica e sociale - secondo la media regionale- individuano cinque dei Comuni della nostra area (Colonna, MonteCompatri, MontePorzio, Palestrina e Rocca Priora) ascrivibili alle aree d’eccellenza.
La tipologia rurale e montana concentra situazioni di eccellenza sotto molteplici aspetti: alti tassi di imprenditorialità ed attività, notevole crescita demografica ed attrattività, vicinanza alle grandi reti, rilevante fruizione culturale. I livelli di reddito familiare procapite però non sembrano altrettanto brillanti, e ciò probabilmente a causa dell’intensa crescita demografica che assorbe parte della ricchezza disponibile procapite.
Tuttavia, valutando anche il notevole tasso di sviluppo delle attività economiche (unità locali ed operatori economici) unitamente ad un livello di inoccupazione contenuto, un’altra chiave di lettura per capire il non eccedente livello di redditività potrebbe risiedere in una incapacità del contesto di produrre ricchezza in maniera adeguata rispetto al grado di strutturazione. Permane comunque l’immagine di una zona dinamica ed organizzata in grado di valorizzare le proprie risorse , ma ancore alla ricerca di una soluzione valida al fine di realizzare un contesto di eccellenza anche dal punto di vista reddituale.
I.4.3. Vocazione Agricola ”Utilizzata”
AGRICOLTURA AD ALTA REDDITIVITA’
Questa tipologia di agricoltura interessa due dei comuni montani (Colonna e Zagarolo) dell’area della Comunità Montana. L’agricoltura della zona pur caratterizzata da aziende di superficie media assai limitata (3,7 ha), evidenzia un forte grado di specializzazione in quanto l’ordinamento colturale è decisamente orientato verso la produzione di fruttiferi (kiwi, pesche, uva).
Trattandosi di colture ad alta redditività praticate da aziende fortemente specializzate, gli indicatori in termini di resa per ettaro di superficie e per unità lavorativa sia rilevante rispetto a quelli del contesto medio regionale. In questa tipologia si inseriscono anche le aree agricole dei Comuni classificati urbani (Frascati e Grottaferrata), aziende per lo più del settore vino.
Si tratta quindi di una agricoltura pienamente orientata al mercato, non sussidiaria in grado di costituire una valida fonte di reddito. Analizzando inoltre le altre variabili descrittive, si nota come l’incremento demografico avvvenuto negli ultimi anni sia stato rilevante, con tassi di sviluppo sostanzialmente doppi rispetto a quelli medi regionali. Ne possiamo dedurre che la correlazione fra capacità reddituale e attrattività demografica, svela una significativa capaci di produrre ricchezza e, al contempo, di attrarre nuove risorse.
AREE AD AGRICOLTURA DECLINANTE
Questa tipologia si caratterizza per decisi segnali di debolezza, bassi livelli di istruzione, analfabetismo superiore alla media regionale, mentre bassi restano anche gli addetti ai servizi culturali e ricreativi.
Nell’analisi di livello regionale vi è compreso unicamente il territorio di S. Cesareo. e invece nella categoria ad alta redditività per i tipi di produzione –specie ortofrutticoli- innescati e portati organicamente in luce nell’ultimo periodo.
AGRICOLTURA AD INFLUENZA URBANA
Questa tipologia di agricoltura interessa la maggior parte dei comuni montani (Cave, Gallicano, Genazzano, MonteCompatri, MontaPorzio, Palestrina, Rocca di Papa, Rocca Priora) in cui l’agricoltura non sembra caratterizzare fortemente il territorio né in termini di aziende agricole per abitante, né in termini di incidenza della superficie agricola.
La superficie media delle aziende si situano al di sotto di 3,5 ettari contro circa gli 8 Ha medi del totale dei comuni laziali. La quota di aziende a prevalente attività extraziendale del conduttore risulta su livelli più alti della media, con scarso ricorso ai salariati. Inoltre, l’indice di specializzazione è su valori inferiori alla media, anche se un certo rilievo assume la coltivazione della vite per vini doc. tuttavia gli ordinamenti colturali rimangono generalmente di tipo “misto” e poco reddituali in termini di produzione di ricchezza per unità di superficie.
Inoltre, essendo il carico di lavoro impiegato per ettaro piuttosto elevato, anche la remunerazione per unità lavorativa non appare adeguata rispetto ai valori medi regionali. Da tutto ciò ne deriva un’agricoltura poco radicata, con molte realtà pluriattive, che non riesce a conseguire risultati economici di rilievo. Volendo poi anche in questo caso entrare in maggior dettaglio facendo riferimento alle variabili descrittive si può rilevare:
• un livello di erosione urbana più alto della media regionale, la percentuale di territorio urbanizzato è pari infatti al 3,1% contro il 2% circa della media regionale; • un livello di scolarizzazione superiore alla media regionale; • un tasso di incremento demografico assai sostenuto ed una accessbilità alle grandi reti di comunicazione relativamente alta. Da questi elementi, emerge un’agricoltura a carattere interstiziale, che si ritira alla pressione di fatti tipicamente urbani. Tali forze non riescono però a determinare nuove opportunità di lavoro nel comparto al fine di rigenerare la riorganizzazione del settore primario.
Va notato invece, secondo i dati di livello medio locale, per i comuni di Rocca di Papa, Rocca Priora, MonteCompatri ed in parte per MontePorzioCatone detta posizione viene in molta parte mitigata dalla presenza di diffuse attività nella filiera del legno e delle produzioni legnose e prime lavorazioni di castagno, data la notevole estensione superficiale delle superfici boscate.
I.4.4. Il fenomeno della dimensione urbana
Detto fenomeno assume carattere prevalente in tutto il territorio, nel senso che ben 7 dei dodici comuni montani appartengono alla tipologia di erosione urbana e due sono addirittura classificati urbani.
AREE AD EROSIONE URBANA
In questo gruppo si ritrovano sette comuni ricadenti nella comunità montana (Cave, Colonna, MonteCompatri MontePorzio, Palestrina, Rocca di Papa, Rocca Priora). In questo caso il territorio urbanizzato presenta una percentuale doppia rispetto alla media generale (circa il 4%) ed un’elevata propensione alla edificazione. Tale caratteristica si trova associata ad una vocazione terziaria espressa da una dotazione generale dei servizi superiore alla media tranne che nel comparto turistico.
Nella parte che vede i valori locali medi di riferimento, i comuni di MontePorzioCatone e Palestrina “passano” alla categoria delle aree vocate per il turismo data la presenza di due poli ed emergenze archeologiche costituite dal Tuscolo e dalla miriade di punti di presenza di preesistenze nel comune di Palestrina.
AREE NON URBANE
In questa tipologia ricadono i comuni di San Cesareo, Gallicano, Genazzano e Zagarolo. La caratterizzazione fondamentale di questo gruppo, dal punto di vista degli indicatori di dimensione urbana avviene, per così dire, in negativo; si tratta di comuni legati da un profilo generalmente inferiore alla media degli indicatori di dimensione urbana.
Tale classificazione resta confermata nell’analisi con dati di livello di area locale.
AREE A VOCAZIONE TURISTICA
In questa area, e non poteva essere diversamente a livello regionale, non troviamo comuni vocati turisticamente rispetto ai valori medi regionali, anche se il fenomeno dell’utilizzo turistico dei Castelli Romani, per la classica gita domenicale fuori porta –pur ben noto agli studiosi locali- sfugge ai dati statistici individuati.
I comuni di MontePorzio Catone e Palestrina, sebbene con differenti livelli di utilizzo, conoscenza e frequenza di visitatori, risultano vocati per il turismo data le emergenze archeologiche presenti.
Le procedura di valutazione e di modifica del Piano
Nel caso in cui durante le fasi di valutazione intermedia del Piano si verifichino maggiori eccedenze o minori richieste a valere sulle singole azioni, l’organo esecutivo della XI° Comunità Montana si riserva di operare le seguenti modifiche : • pubblicare nuovamente i bandi (per un periodo di 30 gg) dopo la prima scadenza; • operare il trasferimento delle risorse dalle azioni a minore richiesta verso quelle a maggiore eccedenza, modificandone così l’importo finale, fatto salvo di non modificare la tipologia di beneficiario finale (pubblico o privato); • predisporre per il Consiglio comunitario l’elaborazione della proposta di nuove azioni qualora le prime risultassero non esaurite.
Il Primo Anno di attuazione del presente PSE è considerato sperimentale e pertanto l’Ente si riserva di apportare eventuali migliorie al PSE.
II. IL QUADRO NORMATIVO-ISTITUZIONALE
II.1. Il quadro legislativo di riferimento
II.2. La programmazione e pianificazione territoriale: sovraordinata, nazionale e locale
Gli strumenti normativi e finanziari regionali di supporto al PSE
• La zonizzazione della XI° Comunità Montana del Lazio Nell’ambito della nuova programmazione comunitaria, nazionale e regionale il territorio ricadente nella XI° Comunità Montana è ammesso a beneficiare di una serie di aiuti in base all’appartenenza dei singoli Comuni alle aree obiettivo 2 e phasing out ovvero obiettivo 3. Lo schema seguente riepiloga la diversa appartenenza dei singoli Comuni agli obiettivi di cui sopra.
Mentre tutti i Comuni sono ammessi a beneficare delle risorse previste per l’obiettivo tre (riferito alla formazione professionale), notiamo che soltanto cinque dei comuni montani sono considerati a pieno titolo svantaggiati (ob.2). I restanti possono beneficiare di un sostegno transitorio, in ragione del fatto che i loro parametri socio economici non giustificano più un significativo aiuto da parte dell’Unione europea ma consentono di destinare risorse minori fino alla totale eliminazione dopo il 2006. Tuttavia il cosidetto accompagnamento morbido per i Comuni non più classificati svantaggiati consente ugualmente a questi sei comuni di attrarre finanziamenti significativi per la realizzazione degli interventi sul proprio territorio. I soli Comuni che beneficiano delle risorse per la formazione e l’occupazione (ob. 3) sono quelli di Frascati , Grottaferrata e San Cesareo, che già nella passata fase di programmazione dei fondi comunitari erano fuori dai parametri previsti per accedere agli aiuti comunitari. L’importanza di rientrare nelle zone ammissibili è direttamente collegata alla possibilità di avanzare richieste di contributo sui principali strumenti di programmazione soprattutto di tipo regionale.
• Gli strumenti finanziari della Regione Lazio per la programma zione 2000-2006
L’area montana è interessata dai seguenti strumenti finanziari messi a disposizione dalla Regione Lazio.
• Il documento unico di programmazione obiettivo 2
Il documento unico di programmazione è uno dei due strumenti programmatori più importanti della Regione Lazio per il periodo 2000-2006. L’ambito di applicazione di questo documento è molto ampio e va dagli interventi infrastrutturali agli incentivi alle imprese, al sostegno allo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile e femminile fino al Terzi settore. L’accesso ai benefici previsti dal Docup ob. 2 è in fase di avvio , pertanto questo significa che sono molte le possibilità di attuare le azioni previste dal PSE attivando la richiesta di finanziamento alla Regione sia da parte dei Comuni che degli operatori privati, nonché della stessa Comunità Montana.
II.3. Lo sviluppo sostenibile
III. IL TERRITORIO
III.1. Analisi delle risorse
III.1.1. Le Risorse naturali e ambientali
III.1.2 LICEO CLASSICO "ELIANO" PALESTRINA
Il territorio prenestino è per buona parte occupato dagli omonimi monti,costituenti un importante anello nella catena Pre-appenninica laziale con la quale condividono l'origine tipica di ambiente marino. L'intera zona è caratterizzata dall'affioramento di rocce di natura prevalentemente calcarea,risalenti a 140 milioni di anni fa,bordate dalle più recenti piroclastiti prodotte dall'attività dell'apparato vulcanico dei Colli Albani.Questi 2 tipi di rocce determinano l'andamento del reticolo idrografico,la distribuzione e la portata delle sorgenti prenestine che ,lungo la fascia pedemontana,alimentano fontane e fontanili. L'ambiente naturale ,un territorio ricco di testimonianze storico archeologiche,ha permesso la costruzione di due percorsi,uno a Palestrina ed uno a Zagarolo,riguardo a fonti di particolari interesse per le caratteristiche chimico-fisiche delle acque e per il loro valore nella storia dei luoghi.
III.1.2. L’assetto idrogeologico Idrogeologia dell'area prenestina
Sui Monti Prenestini lo scorrimento delle acque in superficie e nel sottosuolo è regolato dalle varie tipologie litologiche: calcari-marnosi, marne, piroclasti. Le rocce calcaree presentano discontinuità, dovute alla stratificazione e alle sollecitazioni tettoniche. Nei sedimenti marnosi e calcareo-marnosi la permeabilità è più bassa, a causa della presenza della componente argillosa. Le acque meteoriche penetrano più o meno facilmente nel sottosuolo ed in parte scorrono in superficie, formando un reticolo di incisioni vallive. Il reticolo idrografico è di tipo radicale. Nonostante la ricchezza delle precipitazioni, gran parte dei corsi d'acqua, a carattere torrentizio, è perenne solo a quote basse(300 m s.l.m.). L'attività dei torrenti dà origine a valli dalla classica forma a V con versanti più aperti quando l'erosione interessa i sedimenti di origine marina e con pareti più ripide. La maggioranza dei corsi d'acqua presenti nell'area prenestina si trova nello stadio di giovinezza. Lungo i torrenti si possono trovare cascatelle o marmitte di forma ovale. La frazione di acqua che penetra nel terreno dà luogo a circolazioni idriche sotterranee non molto profonde a quote più elevate e dipendenti da fattori diversi: qualità delle rocce, pendenza, intensità delle precipitazioni. Quando la falda acquifera viene a contatto con la superficie, si originano modeste sorgenti a regime temporaneo. Soltanto sui bordi del complesso montuoso prenestino le sorgenti hanno un carattere di perennità. Di estremo interesse, in tutta l'area prenestina è l'acquifero più profondo formato da sedimenti carbonatici datati al Lias che sono stati raggiunti con la perforazione dei pozzi.
Le sorgenti prenestine
Negli anni '60 Lando Scotoni eseguì lo studio cartografico e i rilevamenti delle sorgenti presenti nell'area dei Monti Prenestini. Dai valori ottenuti risulta un limitato reticolo idrografico perenne per la presenza di fenomeni carsici superficiali uniti a una circolazione sotterranea. Inoltre considerando che circa il 19% della regione è a pascolo, si ha un rapido scorrimento ed una minore infiltrazione delle acque meteoriche con conseguente riduzione dell'alimentazione delle sorgenti. Nel territorio prenestino è possibile individuare quattro bacini idrografici: Empiglione, Fiumicino, Aniene, Sacco, con un totale di 265 sorgenti; tra queste è da rilevare la presenza di due sorgenti minerali riconosciute con analisi chimiche: sono la Fonte Ceciliana che nasce da un cunicolo romano a Palestrina, e la Fonte di Santo Stefano a Cave. Scotoni ha rilevato tutte le sorgenti nello stesso periodo e in condizioni di magra per offrire informazioni sulla portata ai comuni che potrebbero captare le acque non ancora utilizzate per compensare la carenza idrica nei mesi estivi. La densità delle sorgenti e la loro portata diminuiscono con l'aumentare dell'altitudine. La temperatura diminuisce in media di circa 3,1°C su 753 m di dislivello, pari a 1°C ogni 243 m di innalzamento, ovvero 0,4°C ogni 100 m. La temperatura media è di circa 11°C; la portata media è di 13 litri al minuto. Il maggior numero di sorgenti(83%) si riscontra nei bacini idrografici del Sacco e dell'Aniene. La più alta densità appartiene al bacino del Sacco, che da solo fornisce il 50% delle portate totali di tutta la regione. Le sorgenti con più ricca portata, 26 litri al minuto/kmq, sono quelle dell'Empiglione, nella parte nord-ovest della regione. I minimi valori per numero di sorgenti, densità, portata, si hanno nel bacino del Fiumicino(parte nord-ovest). La distribuzione geografica delle sorgenti rispecchia le differenti condizioni altimetriche del livello di base: dove questo è più alto, cioè sul versante orientale dei Monti Prenestini, minore è il numero delle sorgenti. L'altitudine media delle sorgenti è di 396 m, a minori altitudini corrispondono maggiori portate medie. Nella regione è possibile suddividere le sorgenti in quattro tipi. Prevalgono le sorgenti di strato, per numero e per portata totale, però le massime portate medie per sorgente sono date dalle sorgenti di valle; il 74% di tutte le sorgenti di strato appartiene al bacino del Sacco, dove sono diffuse anche le sorgenti di valle. Le sorgenti di trabocco prevalgono nel versante dell'Empiglione e la maggioranza di quelle di deflusso nel bacino del Fiumicino. Pochissime sorgenti possono essere considerate di tipo carsico. Le sorgive prenestine sono da classificare tra le sorgetni fredde ed hanno una temperatura estiva in media inferiore di 3,2°C a quella media annua teorica del luogo di sbocco. Ciò dipende dalla velocità di circolazione dell'acqua, sensibile nei calcari fessurati, quanto dalla provenienza dell'acqua d'infiltrazione da aree elevate, delle quali tende a mantenere le minori temperature. La maggioranza delle sorgenti sgorga da terreni piroclastici(tufi litoidi o pozzolanici) e da rocce calcaree(calcari marnosi, calcareniti e conglomerati calcarei). Un terzo delle sorgenti perenni prenestine non viene utilizzato, essendo privo di qualsiasi manufatto(come condutture, vasche, fontane). La disponibilità giornaliera estiva d'acqua, se fosse tutta captata e consumata nella regione, sarebbe di 171 litri pro-capite giornalieri, che però scendono a soli 144 se si tiene conto che sette grosse sorgenti dei territori di Palestrina e di Ciciliano sono utilizzate fuori della regione. Calcolato soltanto l'acqua effettivamente immessa in acquedotti e consumata nei centri abitati della regione, la disponibilità si abbassa a 34 litri pro-capite giornalieri, inconveniente al quale alcuni comuni cercano di ovviare approvvigionandosi d'acqua potabile fuori del territorio Prenestino. Una ventina delle più cospicue sorgenti potrebbero essere utilizzate per alleviare la deficienza di acqua potabile, ma molte altre sorgenti potrebbero essere proficuamente sfruttate per l'irrigazione nelle aree marginali prenestine, colpite da un preoccupante abbandono dei campi, che qui appare ingiustificato, perchè proprio le aree pedemontane sono quelle dotate di terreni migliori.
PERCORSO FONTANILI DI PALESTRINA
INIZIO PERCORSO: Fontana di Piazza Garibaldi
FINE PERCORSO: Fonte Ceciliana
QUOTA: 350-450 m s.l.m.
SVILUPPO: circa 8 km
TEMPO DI PERCORRENZA: 3 ore a piedi, un’ora in bicicletta
PERIODO CONSIGLIATO: primavera e primi mesi di autunno, da osservare i diversi colori del paesaggio: brillanti fioriture primaverili e accesi toni autunnali di foglie e frutti.
CLIMA: Il percorso si svolge nella regione pedemontana a clima temperato caldo, con inverno mite e periodo estivo, con temperature medie superiori a 20°C, con precipitazioni annue abbondanti ma siccità più accentuata in estate. Questa zona si distingue dalla parte montana a clima temperato fresco, con piovosità annua elevata e precipitazioni nevose per alcuni giorni.
CARATTERISTICHE GEOLOGICHE: Il suolo ha origine dal materiale piroclastico emesso dal Vulcano laziale durante il secondo ciclo, datato intorno ai 480000 anni fa, della prima fase dell’attività. Durante questa fase dell’eruzione è stata prodotta una quantità di materiale di circa 38 km cubi che si è espansa fino ad 80 km dal centro di emissione dei Colli Albani risalendo le pendici dei Monti Prenestini e dei Monti Tiburtini fino a circa 400 m di quota, coprendo le rocce di origine marina di età mesozoica e cenozoica che attualmente costituiscono tutte le strutture presenti a livelli superiori.
I PUNTI DI ACQUA: Il percorso interessa: Fontana di Piazza Garibaldi, Fontana del Pupazzo, Fontanile Formalicchi, Fontanile Forma Le Mura, Fontanile Taglia Le Grotte, Fontanile Covarelli, Fonte Ceciliana. Tutti i fontanili e Fonte Ceciliana ricevono l’acqua dai cunicoli lunghi 100-200 m scavati nel tufo. Dall’analisi risulta potabile l’acqua di Fonte Ceciliana, che viene classificata come oligominerale ed è utilizzata anche per l’imbottigliamento. Nei fontanili le acque non sono idonee agli usi potabili, infatti provengono da acquiferi superficiali che mancano di coperture naturali di protezione. In passato i fontanili vennero usati dalla popolazione locale per usi domestici e come risorsa idrica per l’allevamento.
FONTANILI DI PALESTRINA E UNIVERSITA’ AGRARIA
Il territorio agrario di Palestrina ha una superficie di 4650 ettari, tutto il territorio è diviso in numerose piccole proprietà, che rappresentano circa la quarta parte del territorio, in media proprietà dell’ex feudatario Principe Barberini. Per controllare i vari territori nasce nel 1568 l’Università Agraria a Palestrina come associazione autonoma dal Comune di Palestrina e dai Principi Barberini, che vendevano all’Università Agraria l’erbatico estivo e la metà di quello invernale. Il Pontefice Benedetto XIV approvò l’istituzione della Corporazione negli anni 1749 e 1751, concedendo l’autorizzazione per celebrare la festa di San Gordiano, il protettore dell’arte agraria. Nell’università numerosi erano i proprietari di un certo capitale di bestiame ed i proprietari degli appezzamenti lavorati mediante bestiame proprio, nulla doveva gravare sul proprietario ad eccezione delle tasse; inoltre i terreni dei proprietari erano soggetti alla servitù dello ius pascendi. All’interno dell’Università si potevano distinguere gli Amministratori che erano due giudici; i consoli, due sindaci addetti alla revisione dei bilanci annuali; un esattore; mentre alla dipendenza degli amministratori vi erano i guardiani, i paggi, i messi. Il consolato era la carica più ambita: ogni anno venivano eletti due consoli le cui azioni dipendevano dalle decisioni dei Barberini, i consoli solitamente discendevano dalle famiglie più illustri di Palestrina, tra i quali i Colizzi, i Busca, i Marini e i Caccia. Le rendite della Corporazione si traevano dai pascoli e dai fontanili di sua proprietà; verso la fine del ‘700 l’Università arrivò a condannare la ventata innovativa ed il progressivo restringimento dei fondi, così si crearono una serie di atti che cancellarono quasi completamente l’indicazione del diritto di pascolo goduto nei secoli a favore del consolato. Allora nei primi anni dell’800 i proprietari e i coltivatori terrieri avanzarono al governo centrale denunce e proteste, affinché si sopprimesse l’Università Agraria di Palestrina. In risposta a tali polemiche si propose di accogliere nell’Università un gran numero di proprietari di terre e di bestiame, con eguali diritti ed onori. Nel 1896 l’U.A. eredita i possessi dei fontanili e dei pascoli da parte di alcune istituzioni. Nel 1923 si dichiarò che tutti i terreni dell’Università erano soggetti alla servitù del pascolo; viste le notevoli priorità date a tale corporazione i contadini cominciarono a rivendicare, egualmente, il diritto alla proprietà e alla gestione dei fondi, poiché nel territorio prenestino il possesso della terra e dei pascoli era suddiviso tra i Principi Barberini, l’Università e gli Enti Ecclesiastici. Le polemiche seguirono per anni, ma nonostante queste, l’Università Agraria presenta anche notevoli privilegi come ad esempio la manutenzione dei fontanili che ci sono pervenuti fino ad oggi e tra i quali si distinguono i fontanili di: Forma le Tavole, Formalicchi, Boccapiana, Formalemura, Covarelli, San Gordiano, Taglialegrotte. Oggi l’Università ha presentato un progetto per la valorizzazione dei seguenti fontanili: Formalemura, Forma le Tavole, Boccapiana e Formalicchi.
PERCORSO
Il percorso inizia in Piazza Garibaldi dove troviamo una fontana che nasce in sostituzione della fontana del Pupazzo e dell’abbeveratoio, trasferiti nel 1909 a Porta San Martino. Il progetto di questa fontana fu redatto dal prof. Federico Giorgi, ma di fatto sarà lo scultore Tripisciano a realizzarla nella Fonderia Avanzi, fuori Porta Salaria in Roma. La realizzazione di questa fontana non è certo stata cosa facile, infatti il 7 agosto 1909, in Consiglio comunale, furono esaminati vari progetti circa la distribuzione delle acque a Piazza Garibaldi. Il via libera per la realizzazione del progetto di Tripisciano non arrivò da parte del Sindaco, Pompeo Bernardini, che fu impossibilitato a causa della mancanza del numero di consiglieri. Fu deciso così di disdire la proposta di Tripisciano per orientarsi verso un suddetto modello di fontana in ghisa e più precisamente quello del prof. Giorgi. Si decise quindi per la realizzazione di questa fontana che doveva comporsi di quattro pilastri e altrettanti getti con un’altezza complessiva di 2,5 m e un costo approssimativo di £ 500, oltre naturalmente alle spese necessarie per la messa in opera, che ammontano a circa £ 200. Il Consiglio approvò questa proposta, ma il 4 settembre dello stesso anno, ci fu una richiesta di aumento di prezzo che costrinse il Sindaco ad orientarsi verso l’offerta più ridotta pari a £ 675 che fece aggiudicare a Tripisciano la realizzazione della fontana. Partendo poi da Piazza Garibaldi girare a sinistra in Piazza Regina Margherita, continuare in Corso Pierluigi, quindi andare verso Piazza Gregorio Pantanelli e girando a destra in Via Roma, ci si trova di fronte alla Fontana del Pupazzo nella piazzetta di S. Martino (il percorso è lungo circa 273 metri). La Fontana del Pupazzo è stata costruita circa cinquecento anni fa (1493), dopo la distruzione del 1437, quando terminava la ristrutturazione del Palazzo Baronale e la ricostruzione di Palestrina, è una delle ultime testimonianze dell’epoca dei Colonna. La fontana è detta del “Pupazzo” per la statua del bambino abbracciato ad una colonna, simbolo della nobile famiglia. Il putto originale, rubato nella seconda metà dell’Ottocento, con ogni probabilità rappresentava Sant’Agapito con la palma del martirio appoggiato alla colonna emblema della famiglia dei feudatari; al suo posto ne fu messo uno diverso, che anziché abbracciare la colonna, si appoggiava con la mano sinistra ad un blasone che la raffigurava in altorilievo. All’inizio degli anni ’60 anche questo putto venne rubato e poi ritrovato, fu rimesso al suo posto per poi essere di nuovo trafugato qualche anno dopo, e questa volta definitivamente. La fontana è rimasta così per quindici anni senza “pupazzo”. Finalmente il 9 Dicembre 1984 per opera del Comitato Cittadino per le Opere Artistiche e Culturali, e col finanziamento della Cassa Rurale e Artigiana, un nuovo “pupazzo” è tornato ad abbellire la fontana. L’opera in marmo è stata eseguita dallo scultore Antonio Cotogni che si è ispirato al putto originario. Dopo Fontana del Pupazzo da porta San Martino si deve andare a sinistra per circa 500m , poi proseguire per Viale Pio XII e andare dritti per via della Colombella (questo tratto è servito da bus urbano), continuare in Sp20a per 2 km poi girare a destra su una strada sterrata, via dei Formalicchi, percorrendo una discesa si arriva al fontanile. Qui si possono notare esemplari di piante tipiche della macchia mediterranea che circondano ampi prati. Continuare il percorso in salita, girare a destra in Sp20a, fare circa 1,8 km quindi continuare in Via Prato Bini per 449 metri, andare in Via Colle Silvano per 1,6 km e girare a destra per Palestrina in Via Degli Olmi anche conosciuta come “Olmata” per la presenza di alberi di olmo. Girare a sinistra in Ss155 cioè Via Prenestina nuova, percorrere circa 400 metri, girare a destra per via Formalemura, lungo la quale,sulla sinistra, si incontra il Fontanile Formalemura. Questo fontanile si trova lungo un antico percorso di transumanza usato, fino alla prima metà del secolo scorso, dai pastori quando si dirigevano con le greggi da Caprinica Prenestina verso Colonna per trascorrere l’inverno. Da qui procedere per circa un chilometro, voltare a sinistra su Via della Croce, seguire la strada per circa 2,0 km, girare a destra su Via Taglia le Grotte, dopo circa 1 Km si arriva al fontanile, questo si trova all’inizio di un vallone scavato nel tufo dalle acque di ruscellamento, qui si può notare il sottobosco costituito da specie protette come pungitopo, ciclamini, anemoni. In questo tratto il percorso diventa meno agevole, la strada è sterrata per circa 500 metri, si arriva su via Pedemontana Stella e dopo circa 1,5 km si gira a sinistra per via Rodi, percorrerla tutta fino all’incrocio, voltare a sinistra per via Tende. Dopo 50 m ad una biforcazione, scendere a sinistra in una strada secondaria, via Covarelli, per 100 m circa, qui , in un ampio spazio è presente un fontanile formato da due vasche. Tornare in via Pedemontana Stella, procedere a sinistra lungo la strada romana, l’antica via Prenestina , di cui sono ancora visibili i basoli, dopo circa 700 metri girare a sinistra in via Fonte Ceciliana , subito dopo ancora a sinistra infine, dopo una breve salita, si arriva all’ingresso di Fonte Ceciliana. Questa fu costruita da Marco Visidiano Editalo, prefetto della coorte di Praeneste, e la moglie Visidia Caritusa (come ricorda una lapide rinvenuta a Palestrina nei secoli scorsi) che fecero innalzare un tempio e consacrarono la fonte ad Esculapio ed Igeia, divinità che gli antichi veneravano come tutrici della salute e dell’igiene. L’epigrafe ed il tempio conferirono così al luogo, già sacro per la leggenda che lo associava alla nascita del fondatore di Praeneste, ulteriore sacralità e fama, riconoscendo in modo ufficiale e pubblico le virtù curative dell’acqua. Il nome Ceciliana è da mettere in relazione con il “ Fundus Caecilianus”, appartenente all’antica ed illustre “gens Caecilia” di Praeneste, che non lontano dalla fonte ebbe una villa di cui rimangono ancora i resti. Quella gens aveva assunto il nome di “Cecilia” vantandosi di discendere da Ceculo fondatore e primo re di Praeneste. Secondo la tradizione sarebbe proprio la fonte Ceciliana il luogo ove quel personaggio fu rinvenuto bambino. Purtroppo la decadenza dell’impero romano coinvolse inevitabilmente Praeneste. Le invasioni barbariche e le incursioni saracene indussero i suoi abitanti ad abbandonare le abitazioni e le ville all’esterno della città e a ritirarsi entro la cinta muraria in “opus” poligonale, che fu rinforzata e munita di sovrastrutture tuttora evidenti. Le ville, gli edifici, il foro, l’anfiteatro subirono la furia devastatrice degli uomini e l’azione demolitrice del tempo, alla quale non si sottrasse la fonte, la cui acqua poté essere nuovamente apprezzata quando Palestrina divenne la capitale dei feudi dei Colonna, e successivamente dei Barberini che subentrarono ai Colonna come principi feudatari nel 1630. Una tenacissima tradizione pervenutaci dall’antichità e conservatasi viva nel corso dei millenni ha quindi accompagnato la Fonte Ceciliana. Intorno al 1955 vi furono eseguiti lavori che la dotarono di servizi, ne sistemarono gli spazi interni e il bosco, la resero accogliente, così iniziò la sua valorizzazione moderna e la prima commercializzazione dell’acqua. Una nuova ristrutturazione ha conferito all’intero complesso termale un alone di “antica nobiltà”, un’atmosfera magica, quasi che vi aleggiassero ancora i numi tutelari della salute, cui la fonte in tempi remoti fu consacrata. Fonte Ceciliana è visitabile dal lunedì al venerdì (8.30-12,00 / 14.30-18,00), qui è possibile sostare e bere l’acqua oligominerale.
CONSIGLI PER IL PERCORSO
Per la lunghezza del percorso si consiglia di fare delle soste in corrispondenza dei fontanili, purtroppo mancano strutture adeguate, comunque questa potrà essere un’occasione per osservare con più attenzione l’ambiente naturale circostante. In alcuni tratti è possibile servirsi del trasporto pubblico locale, il costo di un biglietto è di € 1. Si raccomanda la massima attenzione nel percorrere i tratti in aperta campagna per la mancanza di marciapiedi e per le dimensioni ridotte dell’ampiezza stradale. Lungo la via Pedemontana Stella, per evitare il traffico, è preferibile camminare sul basolato dell’antica via Prenestina, con il pensiero si potrà andare indietro nel tempo e sentirsi un po’ “antichi romani” in viaggio per raggiungere le ville di Praeneste.
FONTANILI DI ZAGAROLO
INIZIO PERCORSO: Fontanile di Fontana Nuova
FINE PERCORSO: Sorgente Sulfurea
QUOTA: 176 – 267 m s.l.m.
SVILUPPO: 5 Km
TEMPO DI PERCORRENZA: 2 ore a piedi, 1 ora in bicicletta
PERIODO:Tutto l’anno, evitare in estate le ore centrali della giornata. Ottimo: primavera per le fioriture spontanee ed inizio autunno per la ricchezza delle coltivazioni.
CLIMA: Di tipo mediterraneo con piogge più intense in primavera e in autunno
GEOLOGIA: Sotto lo strato di terreno fertile sono presenti rocce formate dalle piroclastiti emesse dall’apparato vulcanico dei Colli Albani. Lo stesso paese di Zagarolo si trova arroccato su un banco tufaceo di circa 2 Km, ai suoi lati sono presenti due valloni originati dall’erosione del substrato piroclastico di tufi e pozzolane ad opera delle acque dilavanti che degradano verso l’Aniene.
NOTIZIE STORICHE: Il percorso attraversa un territorio di antiche origini, certamente abitato in epoca romana, a Zagarolo vissero i Sagarii, produttori del sagum, veste usata dalle legioni romane. Nel corso dei secoli diverse famiglie controllarono queste terre: Conti di Tuscolo, Colonna, Ludovisi, Rospigliosi e, fino al 1992, Pallavicini. Notizie certe sul territorio si hanno da Andrea Carone che, nel 1637, fece una “Descrizione del territorio di Zagarolo, Colonna, Gallicano e Passarano. Con particolare dichiaratione delle quattro parti nelle quali si divide per comodo della coltivazone d’ogn’anno” , per ordine dei Ludovisi quando questi acquistarono dai Colonna il ducato di Zagarolo. Dal manoscritto, oltre al censimento dei beni terrieri, è possibile ottenere descrizioni precise di luoghi, con particolare riguardo per le emergenze archeologiche e per le numerose sorgenti idriche. A conclusione del suo lavoro, Carone inserisce un elenco di 42 fontane tra cui è possibile individuare: il fontanile del Formale, la fontana di Pietro Colle e la sorgente sulfurea, punti acqua del nostro percorso.
PERCORSO
Cominciamo il nostro viaggio alla scoperta di alcuni fontanili situati sul territorio del comune di Zagarolo. Il primo fontanile, da cui inizia il percorso, è quello di “Fontana Nuova” collocato nel centro storico del paese in prossimità della chiesa dell’Annunziata che fu iniziata nel 1553 da Camillo Colonna e continuata dai Ludovisi. Nel 1586 papa Sisto V la eleva a Basilica minore e Collegiata. La chiesa è a pianta latina con cupola circolare ed è dotata di un’originale torre campanaria a forma ottagonale. All’ interno tra i dipinti sono da segnalare la tela e gli ovali di Pietro da Cortona e le tele di M. Del Forno . Questa chiesa da pochi giorni è stata riaperta totalmente al pubblico. Fontana Nuova propone una struttura muraria curata , attraverso la quale accediamo a due vasche interne che fino a poco tempo fa venivano utilizzate come lavatoio. Proseguendo attraverso il centro del paese, in prossimità di Corso Vittorio Emanuele, oltrepassando l’ arco seicentesco è facile localizzare un lavatoio ora non più utilizzato. Da qui percorrendo circa 400m, oltrepassando piazza di Santa Maria, raggiungiamo Valle del Formale che ci permette di raggiungere il ”fontanile del Formale” in prossimità degli impianti sportivi. Questo fontanile probabilmente fu collocato come punto di ristoro per i viandanti, da questo punto è possibile godere di un’ ottima vista del paese; immerso nel verde riporta il suo apparato murario ben in vista che mette in risalto il recente restauro che ha ridonato bellezza alla struttura. E’ realizzato per intero in mattoni tufacei e comprende nella sua struttura quattro archi che ci permettono di accedere alle due vasche interne. Continuando lungo Valle del Formale, superata la rotatoria, subito sulla sinistra troviamo il “fontanile di Pietro Colle” posizionato all’ interno di un catino absidale decorato con una fantasia a quadri bianchi e neri. Percorrendo da qui circa 1500m è facile raggiungere il “fontanile di Colle Mainello”. Dopo aver attraversato per intero il colle; zona caratterizzata da una rigogliosa flora e dalla presenza nelle vicinanze di una cisterna romana del II secolo d.C, si arriva al fontanile che presenta una struttura in cemento ancora molto solida. E’ costituito da tre vasche, purtroppo con quantità d’acqua minima a causa di una stagione invernale piuttosto asciutta. Percorrendo in direzione nord circa 1500m raggiungiamo il fontanile, posto all‘ incrocio tra la via Zagarolese, la via Prenestina e la strada che porta a Gallicano nel Lazio, indicato sulla carta topografica come “Sorgente Sulfurea”. La presenza di zolfo permette di collegare questo fontanile con altre emergenze di acque mineralizzate presenti nel territorio, per esempio la vicina sorgente sulfurea di Passerano. Per quanto riguarda l’origine di queste acque si pensa alla risalita verso la superficie di fluidi di origine profonda con conseguente arricchimento in sali per la solubilizzazione dei sedimenti carbonatici inferiori e delle piroclastiti vulcaniche più superficiali. Nelle vicinanze del fontanile è possibile trovare diverse testimonianze dell’epoca romana. Una di queste, sul vicino Colle del Pero, è il Tondo che in antichità era una palestra per gladiatori e veniva utilizzata anche come piccolo anfiteatro. La struttura è stata realizzata in opus caementicium e rivestita in reticulatum. E’ ancora visibile gran parte dell’emiciclo con due nicchie contrapposte per le tribune d’onore. Di questo abbiamo notizie anche attraverso gli scritti del Palladio. Scendendo da Colle del Pero si torna sulla via Prenestina e si può osservare il cippo (pietra di confine) n° 528 che segnava il percorso dell’antico acquedotto dell’Acqua Marcia. Proseguendo a destra si entra nella tagliata di Cavamonte dove è possibile osservare la chiesetta di Santa Maria di Cavamonte costruita direttamente sull’antica strada romana. Continuando, poco più avanti è ben visibile Ponte Amato, sul percorso dell’antica via Prenestina, della quale si può osservare ancora il basolato. Dell’antico ponte si può vedere la struttura in opus quadratum con ossatura in caementicium, i blocchi perfettamente squadrati sono in lapis Gabinus, roccia tipica estratta dalle piroclastiti presenti nella zona della vicina e antica Gabii.
• Il territorio
Il territorio ed i limiti amministrativi della Comunità Montana hanno visto alcuni cambiamenti significativi, che ne hanno accentuato la valenza di territorio rurale rispetto alla perimetrazione originaria. Al posto dei Comuni di Roma e di Marino sono infatti subentrati i Comuni di Cave e Genazzano i quali per la dimensione e le caratteristiche fisiche conferiscono al territorio montano una più spiccata ruralità. L’Ente vede adesso la partecipazione dei territori comunali di Cave, Colonna, Frascati, Gallicano nel Lazio, Genazzano, Grottaferrata, MonteCompatri, Monte Porzio Catone, Palestrina, Rocca di Papa, Rocca Priora, Zagarolo e S.Cesareo per una superficie territoriale complessiva di 320 kmq (32.000 Ha) popolata da circa 140 mila persone con una densità residenziale media di 524 ab/Kmq. I Comuni con più estensione territoriale sono quelli di Palestrina e Rocca di Papa, anche se la maggioranza dei Comuni si attesta su una dimensione media di circa 22 KMQ, fatte salvo le eccezioni di Colonna e Monte Porzio Catone che si collocano sotto i 10 KMQ di superficie.
Tuttavia l’intero territorio montano si articola in due versanti distinti, quello prenestino e quello tuscolano. In particolare i Comuni che fanno parte della XI° Comunità Montana, si distribuiscono lungo due versanti principali: il versante prenestino è dominato dai Monti Prenestini che costituiscono i primi rilievi che si incontrano procedendo da Roma verso E-SE e che identificano una struttura N-S, lungo la quale si dislocano i Comuni di San Cesareo, Gallicano, Zagarolo, Palestrina, Cave e Genazzano; l’asse viario che attraversa e collega tutti i comuni è la strada statale Prenestina, mentre la statale n°6 Casilina collega l’area direttamente con Roma; la strada Maremmana collega infine il versante prenestino con l’area dei Colli Albani; il versante dei Castelli Romani posto a SE di Roma si sviluppa intorno ai complessi vulcanici dei Colli Albani e del Monte Tuscolo. Il territorio è caratterizzato da un sistema collinare diffuso che assume carattere montano nei Comuni di Rocca Priora e Rocca di Papa. Il territorio tuscolano si sviluppa quindi intorno al Monte Tuscolo e pertanto i Comuni sono distribuiti intorno al rilievo evidenziando un continuum territoriale che traccia un semicerchio a SE di Roma. Il sistema di comunicazione è in questo caso garantito dalle vie Tuscolana, Anagnina e Casilina che conferiscono un livello di prossimità molto accentuato tra i Comuni di questo versante al punto di fargli acquisire le sembianza di un tuttuno territoriale. I punti di contatto tra i due versanti sono costituiti dai Comuni di Colonna e Rocca Priora.
Il rapporto tra morfologia, sistema sociale e identità culturale
L’individuazione del versante prenestino e tuscolano connota una diversità di tipo sia morfologico che culturale. I due aspetti sono strettamente interrelati nel senso che la morfologia ed il sistema di comunicazione tra i due versanti ha inciso anche sul sistema di relazioni sociali e sul consolidamento di una qualche forma di identità culturale ascrivibile a ciascuno di essi . I Comuni di Frascati, Monteporzio, Montecompatri, Colonna, Grottaferrata, Rocca di Papa e Rocca Priora sono identificabili come il versante dei Castelli Romani.
Il carattere saliente di questo primo gruppo di Comuni è dato dalla continuità territoriale e da un sistema di comunicazione che favorisce l’interazione tra le singole amministrazioni. E’ significativo sottolineare che la distanza media tra i diversi paesi è di circa 8 km laddove il Comune di Frascati svolge la funzione di polo aggregante soprattutto grazie alla presenza di tutti gli istituti scolastici superiori. La presenza del comune di Frascati posto al centro del sistema territoriale costituisce un punto di interazione e di collegamento sia fisico che sociale rispetto al quale le singole identità comunali trovano una soluzione di continuità mantenendo al contempo le loro caratteristiche locali. Oltre a quest’aspetto si deve considerare l’appartenenza al sistema territoriale dei Castelli Romani grazie alla quale i Comuni in oggetto hanno beneficiato di un’immagine comune consolidata all’esterno dell’area. L’atro versante interessa i Comuni di San Casareo, Gallicano, Cave, Palestrina, Genazzano che sono identificabili come l’area dei monti prenestini. L’elemento di primaria differenziazione rispetto all’altro versante è rappresentato dalla localizzazione e dal collegamento tra questi comuni che passa per la strada statale Prenestina. Tuttavia quest’arteria principale non garantisce l’attraversamento fisico effettivo dei diversi comuni in quanto essa costituisce un asse rispetto al quale è necessario introdursi per tante piccole arterie al fine di raggiungere un comune piuttosto che un altro. Questo significa che i diversi comuni non sono naturalmente collegati e questo aspetto ha inciso storicamente nel sistema di relazioni e di scambio tra le diverse comunità locali. Si intende sostenere che la morfologia di questi luoghi sembra favorire più l’isolamento che l’interazione tra le diverse comunità. Basti ricordare i costoni tufacei sui quali sorgono i Comuni di Gallicano, Zagarolo e Genazzano e che conferiscono a questi comuni il carattere di vere e proprie fortezze. Anche nel versante prenestino esiste un polo aggregante, legato per lo più ai servizi, che è il comune di Palestrina.
• il bosco e le attività connesse
• Dati sulla struttura dei boschi
Per ogni comune afferente alla XI Comunità Montana vengono riportati in apposita scheda, alcuni dati territoriali e di carattere forestale di base riferiti ai dati statistici attualmente disponibili e riferiti alla fonte ISTAT integrati quando necessario da altre fonti (dati uffici tecnici comunali, pubblicazioni degli enti locali, ecc.). Tutti i dati relativi alle superfici sono espressi in ettari (ha).
Dall’analisi dei dati, così come si può osservare nella tabella 1, si possono individuare alcuni aspetti generali del territorio di riferimento che consentono di affermare che i boschi sono essenzialmente presenti nelle zone interne dell’alta collina e della montagna e sono maggiormente concentrati nei comuni di Rocca di Papa, Rocca Priora, Palestrina e Montecompatri.
Unico comune in cui il bosco risulta assente è Colonna.
Il coefficiente di boscosità più elevato viene riscontrato nel comune di Rocca di Papa, il cui territorio è coperto da boschi per oltre il 50%. Per contro San Cesareo e Frascati sono i Comuni in cui tale coefficiente risulta più basso e pari rispettivamente a 2,2% e 3,3%.
Su una superficie territoriale complessiva di 32.093 ettari, riferita al totale della superficie dei 13 comuni, il bosco occupa una superficie di 5.142 ha, con un coefficiente di boscosità medio complessivo del 13,31 %.
Relativamente alla proprietà, quella privata con un totale di 3.176 ettari, rappresenta la categoria prevalente e pari al 61,8% del totale dei boschi, mentre quella comunale è nettamente inferiore con 1701 ha pari al 33% del totale. Tuttavia la quota di proprietà pubblica ha subito un incremento di circa il 50% nell’anno 2000 in seguito all’acquisto da parte del comune di Rocca di Papa di circa 800 ha di boschi privati. I restanti boschi, pari a 265 ettari (5,1% del totale), appartengono alla categoria di proprietà di enti diversi.
Sotto il profilo quantitativo i soli comuni che presentano una superficie boscata di una certa importanza sono Rocca di Papa (2.050 ha), Rocca Priora (996 ha), Palestrina (638 ha) e Montecompatri (265 ha) che nel loro insieme (3.949 ha), costituiscono il 76,8% di tutti i boschi dell’area comunitaria.
III.1.2. L’assetto idrogeologico
Idrogeologia dell'area prenestina
Sui Monti Prenestini lo scorrimento delle acque in superficie e nel sottosuolo è regolato dalle varie tipologie litologiche: calcari-marnosi, marne, piroclasti. Le rocce calcaree presentano discontinuità, dovute alla stratificazione e alle sollecitazioni tettoniche. Nei sedimenti marnosi e calcareo-marnosi la permeabilità è più bassa, a causa della presenza della componente argillosa. Le acque meteoriche penetrano più o meno facilmente nel sottosuolo ed in parte scorrono in superficie, formando un reticolo di incisioni vallive. Il reticolo idrografico è di tipo radicale. Nonostante la ricchezza delle precipitazioni, gran parte dei corsi d'acqua, a carattere torrentizio, è perenne solo a quote basse(300 m s.l.m.). L'attività dei torrenti dà origine a valli dalla classica forma a V con versanti più aperti quando l'erosione interessa i sedimenti di origine marina e con pareti più ripide. La maggioranza dei corsi d'acqua presenti nell'area prenestina si trova nello stadio di giovinezza. Lungo i torrenti si possono trovare cascatelle o marmitte di forma ovale. La frazione di acqua che penetra nel terreno dà luogo a circolazioni idriche sotterranee non molto profonde a quote più elevate e dipendenti da fattori diversi: qualità delle rocce, pendenza, intensità delle precipitazioni. Quando la falda acquifera viene a contatto con la superficie, si originano modeste sorgenti a regime temporaneo. Soltanto sui bordi del complesso montuoso prenestino le sorgenti hanno un carattere di perennità. Di estremo interesse, in tutta l'area prenestina è l'acquifero più profondo formato da sedimenti carbonatici datati al Lias che sono stati raggiunti con la perforazione dei pozzi.
Le sorgenti prenestine
Negli anni '60 Lando Scotoni eseguì lo studio cartografico e i rilevamenti delle sorgenti presenti nell'area dei Monti Prenestini. Dai valori ottenuti risulta un limitato reticolo idrografico perenne per la presenza di fenomeni carsici superficiali uniti a una circolazione sotterranea. Inoltre considerando che circa il 19% della regione è a pascolo, si ha un rapido scorrimento ed una minore infiltrazione delle acque meteoriche con conseguente riduzione dell'alimentazione delle sorgenti. Nel territorio prenestino è possibile individuare quattro bacini idrografici: Empiglione, Fiumicino, Aniene, Sacco, con un totale di 265 sorgenti; tra queste è da rilevare la presenza di due sorgenti minerali riconosciute con analisi chimiche: sono la Fonte Ceciliana che nasce da un cunicolo romano a Palestrina, e la Fonte di Santo Stefano a Cave. Scotoni ha rilevato tutte le sorgenti nello stesso periodo e in condizioni di magra per offrire informazioni sulla portata ai comuni che potrebbero captare le acque non ancora utilizzate per compensare la carenza idrica nei mesi estivi. La densità delle sorgenti e la loro portata diminuiscono con l'aumentare dell'altitudine. La temperatura diminuisce in media di circa 3,1°C su 753 m di dislivello, pari a 1°C ogni 243 m di innalzamento, ovvero 0,4°C ogni 100 m. La temperatura media è di circa 11°C; la portata media è di 13 litri al minuto. Il maggior numero di sorgenti(83%) si riscontra nei bacini idrografici del Sacco e dell'Aniene. La più alta densità appartiene al bacino del Sacco, che da solo fornisce il 50% delle portate totali di tutta la regione. Le sorgenti con più ricca portata, 26 litri al minuto/kmq, sono quelle dell'Empiglione, nella parte nord-ovest della regione. I minimi valori per numero di sorgenti, densità, portata, si hanno nel bacino del Fiumicino(parte nord-ovest). La distribuzione geografica delle sorgenti rispecchia le differenti condizioni altimetriche del livello di base: dove questo è più alto, cioè sul versante orientale dei Monti Prenestini, minore è il numero delle sorgenti. L'altitudine media delle sorgenti è di 396 m, a minori altitudini corrispondono maggiori portate medie. Nella regione è possibile suddividere le sorgenti in quattro tipi. Prevalgono le sorgenti di strato, per numero e per portata totale, però le massime portate medie per sorgente sono date dalle sorgenti di valle; il 74% di tutte le sorgenti di strato appartiene al bacino del Sacco, dove sono diffuse anche le sorgenti di valle. Le sorgenti di trabocco prevalgono nel versante dell'Empiglione e la maggioranza di quelle di deflusso nel bacino del Fiumicino. Pochissime sorgenti possono essere considerate di tipo carsico. Le sorgive prenestine sono da classificare tra le sorgetni fredde ed hanno una temperatura estiva in media inferiore di 3,2°C a quella media annua teorica del luogo di sbocco. Ciò dipende dalla velocità di circolazione dell'acqua, sensibile nei calcari fessurati, quanto dalla provenienza dell'acqua d'infiltrazione da aree elevate, delle quali tende a mantenere le minori temperature. La maggioranza delle sorgenti sgorga da terreni piroclastici(tufi litoidi o pozzolanici) e da rocce calcaree(calcari marnosi, calcareniti e conglomerati calcarei). Un terzo delle sorgenti perenni prenestine non viene utilizzato, essendo privo di qualsiasi manufatto(come condutture, vasche, fontane). La disponibilità giornaliera estiva d'acqua, se fosse tutta captata e consumata nella regione, sarebbe di 171 litri pro-capite giornalieri, che però scendono a soli 144 se si tiene conto che sette grosse sorgenti dei territori di Palestrina e di Ciciliano sono utilizzate fuori della regione. Calcolato soltanto l'acqua effettivamente immessa in acquedotti e consumata nei centri abitati della regione, la disponibilità si abbassa a 34 litri pro-capite giornalieri, inconveniente al quale alcuni comuni cercano di ovviare approvvigionandosi d'acqua potabile fuori del territorio Prenestino. Una ventina delle più cospicue sorgenti potrebbero essere utilizzate per alleviare la deficienza di acqua potabile, ma molte altre sorgenti potrebbero essere proficuamente sfruttate per l'irrigazione nelle aree marginali prenestine, colpite da un preoccupante abbandono dei campi, che qui appare ingiustificato, perchè proprio le aree pedemontane sono quelle dotate di terreni migliori.
III.1.3. Le Risorse storico culturali
III.2. Analisi degli aspetti socio-economici
III.2.1. Popolazione
La configurazione demografica dei comuni montani indica la prevalenza ancora di piccoli centri (entro i 10.000 abitanti). Sono tuttavia presenti tre Comuni con circa 20.000 abitanti (Frascati, Palestrina e Grottaferrata) due dei quali (Frascati e Palestrina) oltre ad essere i più popolati costituiscono anche poli gravitazionali per i due versanti del territorio montano.
I valori della densità abitativa sono mediamente al di sopra della media regionale con valori che raggiungono la punta massima di 994 ab/Kmq a Grottaferrata e minima con i 164 e 168 ab/kmq di Gallicano e Genazzano.
Il fenomeno di antropizzazione raggiunge le punte più elevate soprattutto nella fascia dei Castelli Romani dove il rapporto superficie per abitante diventa prossimo ai mille abitanti per kmq.
E’ evidente come l’indice di densità abitativa dell’area montana sia al di sopra dei parametri convenzionalmente applicati per l’individuazione di comuni montani, ma come si vedrà in seguito, tale indice non è in grado da solo di spiegare la reale configurazione socio economica dell’area montana al punto che, come è stato preannunciato all’inizio è stato necessario introdurre una metodologia di analisi territoriale più complessa ai fini di cogliere le peculiarità economiche e sociali dell’intero territorio.
Tuttavia rispetto all’incremento demografico che ha interessato l’intero territorio montano è opportuno svolgere alcune considerazioni in grado di rendere esplicite le attuali tendenze in atto riferite al fenomeno di incremento demografico complessivo.
Il boom demografico, che ha interessato soprattutto negli anni ’70-’80 il territorio montano, ha prodotto un incremento pari a circa il 20% della popolazione residente. A tutto il 1999 questo fenomeno sembra attestarsi su valori più bassi con un incremento medio complessivo di circa il 12,3 % nel periodo dal 1991 al 1999 frutto di una crescita ancora sensibile per quanto riguarda i Comuni di Zagarolo, Palestrina, San Cesareo, Grottaferrata, Rocca di Papa e Rocca Priora mentre i restanti Comuni si attestano su livelli al disotto della media complessiva in quanto già parzialmente saturi.
Incrociando questo dato con il n° degli abitanti per U.L., ci si accorge che il rapporto di 1/5 (ovvero una unità locale per ogni 5 abitanti) resta costante nei 10 anni, a dimostrazione che i fenomeni di insediamento e di crescita della
popolazione residente riguardano persone attive e che quindi il fenomeno –al contrario delle aree rurali di fascia appenninica – non è di fine carriera lavorativa di persone precedentemente espulse dal territorio, ma attiene a volontà di trasferimento di popolazione che intende vivere ed operare nell’area.
La popolazione residente nel territorio montano si concentra, rispetto alla sua composizione demografica per classi di età, per ben il 70% nella fascia di popolazione compresa tra i 15 ai 65 anni.
Ciò delinea una struttura sociale potenzialmente dinamica e propositiva rispetto alla quale l’indice di invecchiamento si colloca al di sotto della media regionale, e cioè pari al 67% (dato 1991) rispetto alla media regionale del 92% e a quello provinciale del 97%. Un ulteriore elemento a riprova della struttura relativamente giovane del tessuto sociale è costituito dal 18% di popolazione al di sotto dei 14 anni.
Si consideri ulteriormente che l’incidenza dei giovani sul totale della fascia centrale di età ha un’incidenza di circa il 23%. In base a queste prime rilevazioni della struttura sociale si profila un quadro del territorio montano in controtendenza rispetto ai naturali andamenti di altre zone montane, in cui cioè le emergenze sociali più rilevanti sono imputate all’invecchiamento della popolazione nonché al depauperamento demografico del territorio. nel caso della XI° Comunità montana, la struttura demografica conferisce al territorio potenziali di sviluppo interessanti ma al contempo pone serie di problematiche connesse principalmente alla gestione delle emergenze giovanili nonché della popolazione in età lavorativa e più in generale alla qualità della vita della popolazione residente.
Tali considerazioni hanno trovato ampio riscontro anche nelle interviste in profondità rivolte agli amministratori per i quali da una parte diventa prioritario dare risposte efficaci ed efficienti sotto il profilo dei servizi ad una popolazione che avanza una domanda crescente e soprattutto sempre più diversificata di servizi alla famiglia, dall’altra si pone il problema di rendere competitivo l’ambiente produttivo esistente rispetto alle sfide globali. In sostanza la popolazione giovanile ed in fascia centrale di età viene considerata dalle diverse amministrazioni come un universo importante da governare e attraverso il quale passa lo sviluppo dell’intera area.
Di interesse appare il dato dello stato civile della popolazione da cui emerge che oltre il 93 % della popolazione è costituito da celibi, nubili e coniugati, mentre sono solo pari ad un totale del 7% i separati/divorziati ed i vedovi.
Per quanto riguarda la scolarizzazione della popolazione residente i valori si collocano in posizione lievemente svantaggiata rispetto alle medie provinciali e regionali, specie per quanto riguarda la popolazione che ha conseguito un diploma di scuola media inferiore, nonché per i laureati.
La popolazione non attiva risulta composta da un 20% di pensionati, da un 14% di studenti e da un 30% di casalinghe (anche se non si può certamente parlare di popolazione “inattiva” per quanto attiene alle casalinghe, svolgendo esse un lavoro che la società civile va sempre più riconoscendo anche attraverso la recente obbligatorietà d’assicurazione contro gli infortuni).
Il reddito ed i consumi
I dati disponibili sui redditi denunciati al fisco riflettono la maggiore o minore presenza di attività redditizie, in un sistema economico nazionale che tende a sottovalutare le redditualità agricole deprezzando i prodotti agricoli non trasformati, e contemporaneamente concedendo regimi di aiuto consistenti per ridurre tale gap, sia dal punto di vista fiscale che di controllo. Non a caso i redditi dichiarati sono maggiori nei comuni meno rurali, mentre appaiono decisamente inferiori (-30-35%) nei comuni più agricoli e marginali.
A tali redditi corrispondono naturalmente depositi bancari (e c/o fianziarie) pro-capite che confermano la disparità sopradescritta.
Di seguito si riportano alcuni indicatori di reddito- anche in vista dell’analisi sui macrofenomeni che danno la misura di alcuni squilibri interni all’area. Tali differenze derivano principalmente dal tipo di attività prevalente praticata nei vari comuni e anche dal grado d’isolamento culturale e dai contatti con l’intorno.
Va da sé che più una comunità è rurale e quindi dedita alle attività agricole tradizionali e non specializzate, tanto più è facile trovare bassi livelli di reddito, scarsità di consumi e propensione all’autoconsumo, nonché scarsa disponibilità economica – e qui il discorso riguarda in generale le politiche agricole praticate in Italia dal dopoguerra ad oggi, cui si sta progressivamente ponendo rimedio anche grazie all’azione della Comunità europea- e di conseguenza bassi valori di proprietà immobiliare.
Un altro dato che interesserà l’analisi dei macrofenomeni è rappresentato dal tasso di imprenditorialità che indica la propensione al rischio d’impresa, la disponibilità economica ad avviare nuove attività in proprio, l’esistenza di condizioni di contesto- sociale, istituzionale ed economico- che favoriscono l’iniziativa privata.
III.2.2. Abitazioni
III.2.3. Occupazione ed attività produttive
Per quanto riguarda la composizione della struttura produttiva si fa rilevare che l’indice di attività (anno 1991) ed il dato degli attivi si colloca al 41% con un rapporto pressoché uguale rispetto al dato provinciale e regionale. Il tasso di disoccupazione al 1991, includendo anche coloro in cerca di prima attività è pari al 22% della popolazione attiva.
Per quanto attiene ai settori principali di attività gli attivi in agricoltura rappresentano il 5,3 % della popolazione in condizione lavorativa, quelli del settore secondario il 22,01 % e quelli del terziario quasi il 60%.
Dunque sia rispetto ai valori provinciali che a quelli regionali, nell’area in esame viene confermata una maggiore presenza di attività agricole, a scapito degli addetti al settore del terziario. Gli attivi nell’industria si collocano, al contrario, in posizione superiore rispetto alle medie provinciali e regionali a significare la buona predisposizione dell’area all’insediamento artigianale e di piccola industria, vuoi per la vicinanza e l’attraversamento dell’area da parte delle dorsali di maggiore scorrimento (Autostrada RM –Na, Bretella RM FI/ RM NA E RM AQ), ed anche per la relativa vicinanza con il mercato di Roma.
L’articolazione del terziario risulta essere parimenti importante in questa prima fase di valutazione poiché, ad un primo esame, il dato (1996) che emerge fortemente è rappresentato dalle attività commerciali che registrano il 46% del totale delle UL. Per quanto attiene agli addetti il solo commercio assorbe il maggior numero di addetti in piccole UL con circa 2 persone cad. Il settore artigianale/industriale vede la maggior parte degli addetti in piccole imprese, che rappresentano il tessuto produttivo prevalente con una dimensione che non supera i 50 dipendenti per UL.
III.2.4. Agricoltura
Per quanto riguarda il settore agricolo il primo dato da rilevare è rappresentato dalla forte presenza di coltivi permanenti (oliveti e vigneti) e superfici boscate, dato che si colloca al di sopra della media regionale.
Per quanto attiene alla ripartizione di dette superfici agrigole utilizzate nei vari territori comunali, appare indicativo e significativo il grafico seguente che mostra la vocazione agricola di ciascun comune dell’area. Il grafico mostra la vocazione boschiva dei comuni di Rocca di Papa, Rocca Priora, Palestrina e Gallicano.
III.2.5. ITCG "Michelangelo Buonarroti"
L’agricoltura biologica è un metodo di produzione che: • Non utilizza sostanze chimiche di sintesi Piante resistenti, insetti utili, prodotti di origine animale e vegetale sono utilizzati per difendere le colture • Conserva e migliora le caratteristiche del suolo, importantissime risorsa ambientale e agricola. Letame, concimi organici, compost, sovesci, non lavorazioni sono le tecniche utilizzate in agricoltura biologica • Rispetta le forme di vita e gli organismi utili (biodiversità) presenti nell’ambiente. Attraverso l’impianto di conservazione di siepi, boschetti, luoghi di nidificazione e svernamento • Presta particolare attenzione al benessere degli animali nel loro allevamento, si utilizzano mangimi naturali, è minore il carico per ettaro, non ammette allevamenti senza terra. GLI OBIETTIVI DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA
• Fornire ai consumatori alimenti naturali normalmente privi di residui chimici e di elevate qualità gustative e nutrizionali. • Contribuire a proteggere l’ambiente, limitando l’inquinamento causato dalle attività umane. Rappresenta pertanto la prima forma di agricoltura sostenibile (che conserva cioè le risorse ambientali anche per le generazioni future).
AGRICOLTURA BIOLOGICA IN ITALIA
Il settore biologico cresce a ritmi veloci e costanti in tutta Europa ma in Italia si assiste ad un vero e proprio boom che ha portato il nostro Paese, nel 2001, al primo posto in Europa con una superficie investita di 1.182.403 ettari, superando di gran lunga paesi come Francia, Germania e Austria impegnati storicamente in questo settore.
Tra i dati emergenti dell’evoluzione del biologico in Italia, abbiamo il boom delle imprese di trasformazione che utilizzano materie prime bio e quello delle imprese zootecniche.
Diversi fattori concomitanti hanno contribuito a questo sviluppo:
- il recepimento del Reg. CEE 2092/91 e successive modifiche che ha imposto regole comuni a livello europeo per la produzione, trasformazione, etichettatura, vendita dei prodotti biologici. Il regolamento è stato completato nel 1999 con le norme relative alla zootecnia biologica (Reg. CE 1804/99);
- gli incentivi economici previsti dai Regg. CEE 2078/92 e 1257/99, finalizzati all’adozione di tecniche agricole compatibili con la salvaguardia dell’ambiente, ora calati, inizialmente hanno costituito uno stimolo importante alla conversione verso il metodo produttivo biologico;
- la crescente domanda dei consumatori, sia in Europa che in USA e Giappone, verso un’alimentazione più sana, e di conseguenza, la forte richiesta di mercato di prodotti biologici, che supera, per molte tipologie di prodotto, l’offerta disponibile;
- l’entrata in campo in Italia della grande distribuzione organizzata (Gdo) che ha reso reperibili i prodotti bio in numerosissimi punti vendita e catalizzato l’attenzione delle principali associazioni di produttori italiane.
Di seguito si fornisce una sintesi dell’indagine annuale realizzata da Bio Bank, curata da Nomisma.
Le aziende
Secondo il Rapporto annuale curato da Nomisma e Bio Bank, su dati forniti dagli organismi di controllo, le aziende biologiche al 31/12/2001 ammontano a 63.156 unità (Tab. 1), con un incremento maggiore delle aziende di trasformazione rispetto a quelle di produzione.
Le aziende agricole biologiche risultano 57.298, con un leggero incremento (+2,2%) rispetto all’anno precedente quando si era registrata una forte crescita; esse sono concentrate prevalentemente al Sud e nelle Isole. La superficie media per azienda agricola è di 22,6 ettari.
Le aziende di produzione/trasformazione e trasformazione sono passate dalle 4.195 unità di fine 2000 alle attuali 5.858 (+40%). I produttori/trasformatori aumentano del 20% e le aziende di trasformazione del 48%. I dati indicano una più diffusa presenza di imprese con struttura industriale e artigianale che utilizzano il prodotto biologico quale materia prima di processo di trasformazione industriale; un aspetto importante in quanto la trasformazione rappresenta per molti prodotti agricoli un settore economicamente remunerativo.
Per quanto riguarda la localizzazione territoriale, come nel passato, il maggior numero di aziende si trova nelle regioni insulari dove le notifiche sono 21.991 (35% del totale), quindi nelle regioni dell’Italia meridionale (31%); il restante 34% si ripartisce tra le regioni centro-settentrionali, con 11.110 aziende al Nord e 6.802 al Centro.
La superficie
Dall’indagine sopraccitata emerge che la Superficie Agricola Utile (Sau) destinata alle colture biologiche in Italia al 31/12/2001 raggiunge i 1.182.403 ettari; tale cifra comprende sia le superfici biologiche che quelle in conversione.
L’incremento del 2001 rispetto al 2000 è pari al 10,6%, a dimostrazione che il comparto continua ad espandersi seppure con percentuali inferiori agli anni precedenti.
L’orientamento produttivo
Per valutare l’effettiva importanza economica assunta dal comparto, è fondamentale considerare non solo la superficie, ma soprattutto gli orientamenti produttivi, che influenzano profondamente i risultati economici e commerciali e, quindi, il livello di remuneratività per l’azienda agricola.
L’elaborazione dei dati delle superfici per orientamento produttivo (Bio Bank, 2001) interessa 992.725 ettari su un totale di 1.182.403 ettari rilevati, cioè l’84% della Sau complessiva.
Questa la superficie investita per comparto in ordine decrescente di estensione:
• Foraggicoltura: in Italia il 28,4% della Sau biologica ed in conversione è investita a foraggio (circa 336.000 ettari); il 16,4% è destinato a colture foraggere/zootecniche. La maggiore estensione di superficie si concentra in Sardegna (oltre 94.000 ha).
• Cerealicoltura: le colture cerealicole, con 213.536 ettari, occupano il 21,5% della superficie nazionale: oltre 34.468 ha si concentrano in Puglia, altri 32.517 ha in Sicilia e ulteriori 26.448 ha in Sardegna per un totale di oltre 93.433 ettari.
• Olivicoltura: questa coltura, tipicamente mediterranea, copre il 9,9% della superficie nazionale (circa 98.280 ettari); è prevalentemente distribuita nelle regioni meridionali, Puglia in testa.
• Frutticoltura: a ridosso dell’olivicoltura si collocano le colture frutticole che rappresentano il 7,1% della Sau biologica (70.483 ettari circa).
• Viticoltura: la graduatoria si chiude con le colture viticole che occupano il 3,5% della Sau totale (circa 34.745 ettari).
AGRICOLTURA BIOLOGICA nel TERRITORIO DELL’XI COMUNITÀ MONTANA
Nel territorio dell’undicesima Comunità Montana l’agricoltura biologica non ha avuto lo stesso sviluppo: infatti le aziende biologiche risultano essere 34 (fonte elenco produttori biologici della regione Lazio) come sede legale, ma la maggior parte sono ubicate in altri comuni.
LA ZOOTECNIA BIOLOGICA
Le produzioni biologiche animali fanno capo al Reg.CE1804/99, a completamento del Reg. 2092/91, che in Italia è stato recepito il 4 agosto 2000 con il D.M. 91436 che disciplina alcuni aspetti di competenza dei singoli stati membri dell’Unione europea. Alla fine del 2001 secondo i dati delle Politiche Agricole e Forestali esistevano 3.506 aziende zootecniche biologiche suddivise nelle principali tipologie produttive: 330.701 bovini (latte e carne), 327.891 ovi-caprini, 25.435 suini, 648.693 pollame, 1.682 conigli, 48.228 api, in numero di arnie. Numeri piuttosto piccoli, rispetto al patrimonio delle 640mila aziende con allevamenti rilevato dal V censimento dell’agricoltura nel 2000. Le ragioni di un tale ritardo di sviluppo sono molteplici. Innanzitutto, i sistemi zootecnici, in particolare quelli biologici, sono molto complessi e difficilmente gli allevatori cambiano in poco tempo, radicalmente, il proprio sistema produttivo. Inoltre, esistono problemi di filiera: i prodotti raggiungono con difficoltà il mercato e, spesso, agli elevati prezzi al consumo non corrispondono elevati prezzi alla produzione. Per finire, la zootecnia biologica non riceve sostegni specifici, se non incentivi alla produzione di alimenti destinati alla zootecnia bio. Secondo i dati Bio Bank aggiornati al 31/12/2001 valutano in 3.506 le aziende zootecniche biologiche che hanno richiesto di aderire al sistema di certificazione nazionale. La maggior parte (1.621 unità, pari al 46%) sono aziende zootecniche miste. A livello di specializzazione aziendale, la zootecnia da latte incide per il 18% mentre le aziende specializzate nella produzione di carne pesano per un restante 36%. La zootecnia da carne è un comparto di forte interesse per gli operatori anche perché consente di costruire per la carne bovina nazionale percorsi di valorizzazione di produzioni locali.
CLASSIFICAZIONE DELLE AZIENDE SECONDO L’INDIRIZZO PRODUTTIVO
L’ordinamento colturale, cioè la ripartizione della superficie aziendale tra le diverse colture indica quali prodotti erbacei ed arborei vengono ottenuti in un’azienda, ma non è un dato sufficiente per rilevare anche la presenza o meno di allevamenti zootecnici e di industrie di trasformazione né per conoscere la destinazione finale dei prodotti.
Tali elementi vengono indicati dall’indirizzo produttivo che esprime:
• la ripartizione della superficie agraria utilizzata (SAU) tra colture erbacee ed arboree e, tra le prime, tra colture in rotazione e fuori rotazione; • gli allevamenti bovini, suini, equini, caprini o di animali minori rispettivamente con o senza terra e l’attitudine prevalente (da carne, da uova, ecc.); • utilizzazione aziendale dei prodotti e cioè se vengono trasformati, utilizzati tali e quali oppure se vengono reimpiegati come mezzi di produzione; • alla destinazione extra-aziendale dei prodotti, e cioè il loro invio al mercato o all’industria agro-alimentare.
Le aziende possono venir classificate attraverso l’indicazione dell’indirizzo produttivo: così un’azienda la cui SAU è ripartita tra seminativo in rotazione e prati stabili ed in cui i foraggi prodotti vengono reimpiegati nell’alimentazione del bestiame, può essere indicata come cerealicolo-zootecnica se economicamente prevale il cereale (presumibilmente grano) nella produzione lorda vendibile (Plv). Verrà invece indicata come zootecnica-cerealicola se ritrae maggiori ricavi dall’allevamento che dalla vendita dei cereali. Alcuni altri indirizzi produttivi possono essere:
• orto-floricolo ove la SAU è destinata a colture pregiate di ortaggi e fiori recisi, presumibilmente parte in pieno campo e parte in coltura protetta; • vitivinicolo se la coltura prevalente è la vite e uva trasformata in vino; • suini-avicolo se prevalgono gli allevamenti suini e avicoli, anche sganciati dalla produzione in azienda dei mangimi.
Secondo l’ambiente pedoclimatico, la domanda del mercato, l’esistenza in azienda di strutture utilizzabili, le scelte imprenditoriali, gli indirizzi produttivi possono differenziarsi ulteriormente. Essi sono contraddistinti sempre da una certa rigidità, maggiore per le colture arboree che per quelle erbacee e maggiore se richiedono investimenti intrasferibili o poco trasferibili: così i ricoveri e le altre strutture necessarie per l’allevamento zootecnico sono difficilmente utilizzabili per altre destinazioni.
Un altro sistema di classificazione prevede la suddivisione in base al loro orientamento tecnico economico (OTE) che risulta moltiplicando gli ettari di superficie o i capi di bestiame per determinati coefficienti, calcolati sulla base della PIv media comunitaria di ciascuna coltura ed allevamento e fatta pari ad 1 la Plv del grano tenero. Dal risultato ottenuto per intera azienda, si deduce a quale tipo di ordinamento essa appartiene nell’ambito di un quadro di 4 orientamenti generali e tredici particolari a cui vengono ricondotte tutte le attività produttive esistenti.
Gli ordinamenti tecnico-economici generali sono:
1. erbaceo: colture erbacee da raccolto diretto (cereali da granella, rinnovi, colture industriali, ortive e floricole); 2. arboricolo: colture arboree da frutto (vite, olivo, agrumi, pomacee, ecc.): 3. zootecnico: allevamenti bovini, equini ed ovino-caprini (utilizzanti in genere produzioni foraggiere aziendali): 4. zootecnico minore: allevamenti avicoli (generalmente svincolati dalla produzione aziendale dei mangimi).
Strumenti di valutazione dell’efficienza Una corretta gestione imprenditoriale è quella che individua, tra le possibili combinazioni dei fattori della produzione, quella che consente di realizzare il massimo profitto. In altre parole, si tratta di ottenere la massima produzione con il minimo costo, il che si esprime attraverso un indice di efficienza, dato dal rapporto:
produzione lorda vendibile costo totale di produzione
Esso può essere: uguale a 1, se il tornaconto è nullo; maggiore di 1 se il tornaconto è positivo; minore di 1 se il tornaconto è negativo. Lo strumento essenziale per la gestione aziendale è il bilancio, che rileva prodotti e spese di un esercizio, per lo più riferito all’annata agraria. Il bilancio può paragonarsi ad una fotografia della situazione aziendale. Consente di determinare il reddito netto dell’imprenditore attraverso la differenza ricavi-costi anche con riferimento ad ordinamenti produttivi diversi, fornisce una visione globale dell’azienda nel suo insieme. Per analizzare un singolo settore produttivo si può ricorrere ai conti colturali, che analizzano i risultati delle singole colture o settore aziendale. IL BILANCIO DELL’AZIENDA AGRARIA Il bilancio di un’azienda è costituito dal confronto tra entrate ed uscite, cioè tra prodotti e spese; secondo gli scopi per cui, di volta in volta, viene compilato, porta alla determinazione del prodotto netto aziendale, del reddito netto dell’imprenditore, del reddito fondiario o del solo tornaconto.
Il bilancio può essere:
• consuntivo o preventivo a seconda che si riferisca ad un periodo di gestione già concluso oppure preveda ricavi e spese di un periodo futuro. I bilanci preventivi si compilano nei casi in cui si vogliano conoscere i redditi ritraibili in ordinamenti produttivi diversi da quello in atto, magari conseguenti ad investimenti di cui si voglia valutare la convenienza; • globale o parziale a seconda che riguardi l’intero complesso aziendale ovvero un solo settore produttivo;
Per poter procedere alla compilazione del bilancio, occorre analizzare le singole voci che lo compongono che, opportunamente classificate ed ordinate, ne costituiscono l’attivo ed il passivo.
I RICAVI
La produzione lorda totale (Plt) dell’azienda è la somma di tutti i prodotti ottenuti durante l’annata agraria che, in quasi tutta Italia, per consuetudine, inizia l’11 novembre, festa di S. Martino. È costituita dalla somma dei prodotti delle colture erbacee, delle colture arboree, degli eventuali allevamenti zootecnici e delle industrie di trasformazione.
La produzione lorda totale dell’azienda può essere in parte venduta, in parte utilizzata dalla famiglia dell’imprenditore o data come compenso di lavoro a salariati, ed infine reimpiegata nel ciclo di produzione successivo come capitale di scorta (così il letame, i foraggi, la paglia, talvolta le sementi, ecc.).
La produzione lorda vendibile, indicata col simbolo Plv, corrisponde alla produzione lorda totale meno i prodotti , reimpiegati nella produzione; essa è quindi costituita sia dai prodotti effettivamente venduti, che da quelli che potrebbero venir venduti senza alterare l’ordinamento aziendale, ma che invece sono volti al consumo da parte dell’imprenditore e dei lavoratori.
All’attivo del bilancio si usa porre la produzione lorda vendibile invece di quella totale in quanto in tal modo sì evitano inutili doppie valutazioni: infatti. se si volesse ad esempio conteggiare tra le entrate la produzione del letame, si dovrebbe poi ripetere la stessa tra le uscite, come spesa dl concimazione. Così per i foraggi trasformati in azienda, che dovrebbero venir considerati anche come spesa presunta per l’alimentazione dei bovini. Inoltre non si potrebbero registrare tra le entrate sia i foraggi che i prodotti zootecnici (latte, carne, letame) ottenuti dalla loro trasformazione, in quanto ciò equivarrebbe a considerare due volte lo stesso prodotto, in fasi diverse della produzione. Fa parte della Plv l’utile lordo di stalla (Uls) che è costituito dalla variazione positiva o negativa del capitale bestiame durante l’anno, variazione dovuta a nascite, morti, acquisti, vendite, incremento in peso dei soggetti allevati. Risulta dal confronto tra l’inventario iniziale dei capi di bestiame più nascite ed acquisti e l’inventano finale più morti e vendite. Ai prodotti effettivamente venduti si applicano i prezzi in azienda, cioè i prezzi di mercato detratti delle spese di trasporto dall’azienda al mercato stesso; così pure per i prodotti vendibili, ma non venduti, si devono valutare i più probabili prezzi di mercato.
IL COSTO DI PRODUZIONE
Il costo totale di produzione è costituito dalla somma dei compensi spettanti ai fattori produttivi e delle spese sostenute sia per acquisti e servigi extra-aziendali sia per ,mantenere efficienti i capitali fondiario, ed agrario sia, infine, per imposte e tasse.
Vengono adottati in genere i seguenti simboli: Bf = beneficio fondiario, che rappresenta il prezzo d’uso del capitale fondiario; I = interesse o prezzo d’uso del capitale agrario, costituito: dagli interessi sul capitale di scorta e da quelli sul capitale di anticipazione; Sa = salario. cioè retribuzione spettante al lavoro manuale, comprensiva degli oneri previdenziali; St = stipendio, cioè compenso spettante al lavoro intellettuale; Sv = spese varie, cioè acquisti di sementi, concimi, antiparassitari, acqua irrigua, ecc., noleggi di macchine agricole; spese per acqua, luce,.combustibili, lubrificanti, ecc.; spese di stalla, quali mangimi. medicinali, veterinario, ecc.; eventuali altri servizi extra-aziendali; Q = quote di manutenzione. reintegrazione ed assicurazione relative ai capitali dell’azienda. Tali spese sono in parte reali (la manutenzione e generalmente l’assicurazione), in parte presunte (la reintegrazione e talvolta l’assicurazione) ma vanno calcolate ugualmente quali componenti i costi di produzione. Infatti le quote di reintegrazione vanno accantonate per mantenere costante il valore dei capitali fissi e quelle di assicurazione, se anche non vengono effettivamente versate ad una società assicuratrice. corrispondono ad una certa probabilità di sinistro; Imp = Imposte, tasse e tributi che rappresentano il contributo che il cittadino versa allo Stato e agli altri enti pubblici per i servizi che questi forniscono; T = tornaconto o profitto, spettante all’imprenditore
Il costo totale di produzione, con i simboli sopra adottati, si può esprimere come segue: (Bf + I + Sa + St ± Sv ± Q + lmp)
Possiamo distinguere le spese che lo compongono in:
— fisse e variabili a seconda che incidano durante tutto l’anno, indipendentemente dall’andamento della produzione, oppure siano a questa legate. È il caso, per esempio, del costo di una giornata lavorativa di una macchina agricola: i costi fissi gravano tutto l’anno, anche se la macchina non lavora (interesse del capitale macchina, reintegrazione, assicurazione, prezzo d’uso del ricovero); quelli variabili incidono solo durante l’uso della macchina (combustibili, lubrificanti, mano d’opera, ecc.); — reali e presunte, a seconda che vengano effettivamente sostenute dall’imprenditore o soltanto calcolate. Tra queste ultime, come s’è già visto, vi sono le quote di reintegrazione dei capitali e talvolta le quote di assicurazione; inoltre vi possono essere i compensi di capitale e di lavoro (Bf, I. Sa, St) qualora tali fattori siano stati apportati dall’imprenditore stesso. Così, se egli è proprietario o capitalista o lavoratore manuale od intellettuale, i redditi che gli spettano per tali prestazioni devono venir addebitati alla produzione anche se in realtà fanno parte del suo reddito netto e la loro valutazione è piuttosto ardua; — specifiche e generali, a seconda che vengano sostenute in modo specifico per una singola coltura o incidano invece in generale sulla produzione dell’intera azienda agraria. Tra queste ultime vi sono le imposte. gli interessi, le quote sui capitali, le spese di luce, acqua potabile, combustibili, ecc. La ripartizione del costo totale di produzione tra i singoli prodotti agricoli per conoscere, ad esempio, il costo di produzione di 1 q di grano o di 1 litro di latte, non è possibile se non in forma assai approssimata. IL CONTO COLTURALE Quando si vogliono analizzare costi e ricavi di una singola coltura, si può compilare un bilancio parziale riferito a quella coltura; in tal modo, almeno in teoria, si può valutare l’incidenza rappresentata dai diversi settori economici dell’azienda rispetto al reddito globale, incrementando di conseguenza quelli più redditizi. All’attivo si registra la produzione ottenuta, al passivo le spese specifiche sostenute per quella coltura ed una parte delle spese generali dell’azienda. Tuttavia, poiché i prodotti agricoli, come si è già detto, sono a costi congiunti, il calcolo del costo di produzione di una singola coltura non può venir fatto senza ricorrere ad imputazioni arbitrarie. La validità dei conti colturali resta limitata quindi alla scelta tra diverse colture che possano venir inserite nell’ordinamento colturale in atto senza doverlo trasformare, possibilmente nello stesso posto della rotazione: in tal caso si possono confrontare i redditi ritraibili dalle diverse colture in esame per giudicate quale sia la più redditizia, senza dover ricorrere a difficili valutazioni, quale quella dei residui di fertilità e dell’incidenza delle spese generali.
Conto colturale di piante erbacee Le colture erbacee si possono classificare in vario modo e precisamente:
— secondo il prodotto che forniscono; così abbiamo: cereali, leguminose da granella. piante tessili, da tubero, da foraggio, oleifere, aromatiche, ecc.; — se entrano o no nell’avvicendamento: colture in rotazione e fuori rotazione (prati stabili, risaie permanenti, ecc.): in base al posto nell’avvicendamento: colture da rinnovo (mais, patata. barbabietola, canapa, tabacco, ecc.), sfruttatrici (grano, orzo, segale, avena), miglioratrici dello stato chimico (leguminose foraggiere in genere) oppure colture intercalari, quali gli erbai che si inseriscono tra due colture principali dell’avvicendamento; — secondo la durata della coltura: annuali o poliannuali.
Nella compilazione del conto colturale, va tenuto sempre presente che aziende diverse conseguono produzioni lorde molto diverse a causa del terreno, del clima, delle cure colturali adottate; sostengono pure costi estremamente variabili, secondo il tipo di impresa, la mano d’opera ed i capitali di cui dispongono, in special modo per quanto riguarda l’uso di macchine, sementi selezionate, concimi, diserbanti, antiparassitari, ecc. Tra le variabili che condizionano i costi di produzione, ve ne sono di esterne all’azienda (caratteristiche climatiche e geopedologiche, distanza dai mercati e conseguenti spese di trasporto alle aziende dei mezzi tecnici, ecc.) e di interne (grado di fertilità del suolo, giacitura e forma degli appezzamenti, capacità imprenditoriale, disponibilità e prezzo dell’acqua irrigua e di altri fattori produttivi, ecc.). L’ampiezza aziendale nonché la superficie destinata alla coltura in esame incidono in particolare misura: in genere infatti i costi unitari sono maggiori per piccole superfici mentre talvolta la produzione unitaria è inferiore. L’analisi della struttura del costo di produzione riferito ad una coltura o ad un prodotto agricolo consente di valutare le conseguenze di una variazione di tecnica colturale (quale la quantità o qualità dl un mezzo fertilizzante, l’uso di una macchina agricola diversa, la profondità di lavorazione, ecc.] o del prezzo di un fattore produttivo. Se i dati relativi ai conti colturali vengono impostati su un elaboratore elettronico, si può tener conto congiuntamente e contemporaneamente di tutte le variazioni prevedibili ed ottenere elementi decisionali estremamente validi TECNICHE AGRONOMICHE dall’agricoltura convenzionale al biologico
Per ottenere i migliori risultati un agricoltore “biologico” deve individuare le più efficaci combinazioni delle pratiche agronomiche di ciascuna coltura, a seconda delle caratteristiche della propria azienda e delle particolari condizioni ambientali.
LA CONVERSIONE AZIENDALE
Le aziende interessate a trasformare il proprio metodo produttivo in biologico sono tenute a rispettare un periodo transitorio di "conversione aziendale", al termine del quale potranno ottenere la certificazione biologica delle proprie produzioni. Il periodo di transizione è richiesto per due motivi: - il primo, di "ripristino" ambientale, per depurare il suolo dai residui chimici e riattivarlo in particolare con la fertilizzazione organica; - il secondo, di adeguamento dell'agricoltore alle tecniche produttive secondo l'agricoltura biologica. La fase di conversione ha una durata variabile: secondo l’All. I del Reg. 2092/91 questa deve essere almeno di due anni (normalmente si parla di due cicli colturali completi per le colture annuali e di tre per le perenni diverse dai prati). Per le aziende frutticole acquistano particolare rilevanza, ai fini della durata della conversione, le tecniche colturali adottate (in relazione alla gestione del suolo, alla difesa fitosanitaria) e le condizioni generali dell'agroecosistema (sia aziendale sia quello nelle vicinanze). La trasformazione dal convenzionale al biologico rappresenta un momento particolarmente delicato per l'azienda, e soggetto all'influenza di diversi fattori, sia di carattere oggettivo (il tipo di organizzazione aziendale, il mercato di riferimento, il sistema produttivo), sia di carattere soggettivo (le caratteristiche dell'imprenditore). Nel passaggio dall'agricoltura convenzionale all'agricoltura biologica si osserva in alcuni casi un calo delle rese, che spesso è dovuto ad una concomitanza di fattori: diverso metodo di fertilizzazione, scarsa attività microbica dei terreni, insufficiente padronanza delle nuove tecniche, maggiore impatto temporaneo dei parassiti vegetali e animali.
IL PIANO DI CONVERSIONE
Il primo passo da compiere, una volta decisa la conversione al metodo biologico, è la realizzazione di un Piano di conversione. Un Piano ben organizzato, cioè graduale e soprattutto basato sulle reali possibilità e necessità dell'azienda, deve prendere in dovuta considerazione una molteplicità di aspetti: o gli obiettivi e le motivazioni dell'agricoltore o il suo livello di conoscenze tecniche o la storia aziendale (dimensioni aziendali, ordinamento produttivo, parco macchine, tipologia del lavoro aziendale, caratteristiche delle colture presenti, caratteristiche del terreno, repertorio dei mezzi tecnici, eventuali problemi fitosanitari mal risolti) o le condizioni ambientali circostanti (ambiente rurale, rischi di inquinamento da fonti esterne, possibilità di assistenza tecnica, presenza di associazioni agrobiologiche) o le possibilità di mercato (attuali e future).
Il Piano di conversione rappresenterà il "calendario" di lavoro per tutte le fasi dell'attività produttiva: Aspetti fitosanitari: evitare l'impiego di prodotti persistenti e poco selettivi, raccogliere i dati climatici utili per il monitoraggio delle malattie, introdurre i mezzi fisici, meccanici e biologici di difesa, favorire l'entomofauna utile Fertilizzazione: evitare l'impiego di concimi complessi, privilegiare il ricorso alla sostanza organica Miglioramento delle condizioni fisiche generali del terreno: correzioni del PH, correzioni di carenze nutrizionali, ecc. Rotazioni colturali: introdurre i sovesci, le leguminose, eliminare piante sensibili ad avversità di difficile controllo Lavorazioni del terreno: diserbo meccanico, sarchiature Raccolta, conservazione e commercializzazione delle produzioni
LE PRINCIPALI PRATICHE AGRONOMICHE IN BIOLOGICO
Le rotazioni colturali Si tratta di una pratica fondamentale, indispensabile per il contenimento delle erbe infestanti, della diffusione delle malattie parassitarie e fungine e per il miglioramento della struttura e della fertilità del suolo. In agricoltura biologica una rotazione deve comprendere l’introduzione di leguminose poliennali e/o annuali; nelle zone dove sono nettamente antieconomiche le leguminose poliennali possono essere sostituite con leguminose annuali (trifogli, lupinella, ecc.), tenendo però in considerazione anche i minori effetti benefici che se ne possono trarre.
Le lavorazioni del terreno Oltre alle normali precauzioni da rispettare, bisogna anche considerare che dovendo mantenere e sviluppare la fertilità a lungo termine del suolo, le lavorazioni da eseguire sono quelle che favoriscono la umificazione della sostanza organica presente nel terreno. Vanno quindi evitate le arature profonde, che hanno sicuramente dei vantaggi ma che portano lo strato fertile del terreno a profondità non esplorate dalle piante e che non permettono lo sviluppo degli organismi indispensabili per la formazione di humus. La combinazione più idonea e’ quella delle lavorazioni a doppio strato: in questo modo si costituisce un invaso per le acque e non si altera l’equilibrio dello strato fertile, e a vantaggio delle lavorazioni superficiali vi e’ il fatto che si utilizzano attrezzi che non necessitano di costi elevati, sia in termini di carburante che di tempo.
Fertilizzazione Il suolo viene considerato come un organismo vivente e non substrato inerte, perciò la sua attività biochimica deve essere favorita. Pratiche fondamentali per mantenere il tenore di humus e l’attività biologica del suolo al suo massimo livello sono la fertilizzazione organica e le lavorazioni del terreno descritte in precedenza. Possono essere usati materiali organici di origine vegetale e animale e ad integrazione della fertilizzazione organica vengono impiegati alcuni concimi minerali di origine naturale. Il Reg. CEE 2092/91 che disciplina l’agricoltura biologica prevede un elenco di tutti i prodotti che possono essere impiegati per la concimazione e l’ammendamento del terreno.
Poichè gli interventi di fertilizzazione sono per la maggior parte mirati all’aumento od al mantenimento della fertilità del terreno e non a soddisfare direttamente le esigenze delle colture mediante l’impiego di prodotti non prontamente disponibili, vengono ridotti il dilavamento degli elementi nutritivi dal suolo (dell’azoto in particolare), l’inquinamento delle falde, l’estrema sensibilità delle colture ai patogeni.
Il sovescio Consiste nell’interramento dei vegetali allo stato verde, e fra i vantaggi offerti da questa pratica vi sono la stimolazione dell’attivita’ biologica del terreno, il miglioramento della sua struttura, la protezione contro l’erosione e la perdita degli elementi nutritivi. Le principali piante utilizzate sono le leguminose (trifogli, veccia, pisello da foraggio) impiegate per la loro capacita’ di fissare l’azoto. Le graminacee (loietto, avena, orzo) che a causa della loro abbondante vegetazione permettono una migliore copertura del terreno, le crucifere (la senape, per esempio) caratterizzate da una elevata rusticita’ che permette loro di svilupparsi molto velocemente anche su terreni poveri di humus, e di utilizzare le riserve minerali del terreno nelle forme insolubili, accumulandole poi nelle parti aeree.
Il controllo delle infestanti Il contenimento delle malerbe si ottiene mettendo in pratica alcune misure precauzionali che permettono soprattutto il limitare l’estrema specializzazione delle infestanti (rotazione appropriata, scelta di specie e varieta’ adeguate, sementi selezionate, falsa semina, lavorazioni del suolo), insieme a tecniche di controllo diretto sulle stesse (interventi meccanici quali la fresatura, la sarchiatura, la rincalzatura, la strigliatura, il pirodiserbo). Per poter ottenere dei risultati soddisfacenti e’ necessario una costante verifica da parte dell’agricoltore e una estrema tempestivita’ nell’esecuzione degli interventi.
La difesa fitosanitaria La prevenzione intesa come corretta applicazione delle pratiche sopra descritte è basilare per ottenere il miglior rapporto tra la pianta, il terreno e l'ambiente. In generale, si devono seguire alcuni principi di base nelle pratiche di difesa fitosanitaria: Privilegiare le misure preventive (scelta di varietà resistenti, impianto di siepi, ecc.) Favorire i trattamenti localizzati (limitati, se possibile, alla pianta o alla parte di pianta interessata) Correggere le cause che hanno favorito la fitopatia (attraverso rotazioni adeguate, fertilizzazione, scelte varietali) Le tecniche di tipo diretto consistono nell'utilizzo della lotta biologica, nell'impiego del rame, dello zolfo e di prodotti naturali. Vengono inoltre frequentemente utilizzate le tecniche di rilevamento, quali le trappole cromotropiche o sessuali, i pluviometri ecc. Il Reg. CEE 2092/91 prevede nell’allegato IIB l'elenco di tutti i prodotti che possono essere utilizzati per la difesa delle colture.
LE CATENE DELLA GRANDE DISTIBUZIONE
L’agricoltura biologica in Italia ha uno sviluppo recente e ancora più recente è l’interesse per questi prodotti della grande distribuzione. Fino al 1997 solo 130 punti vendita di Coop, Conad, Smar, Billa erano provvisti di ortofrutta biologica.
Al termine del 2002 ben 9 catene della grande distribuzione puntano sul biologico creando anche marchi propri: Carrefur, Conad, Coop, Crai, Despar, Esselunga, Gruppo Pam, Rewe Italia, Selex.
A questi va aggiunta NaturaSì, l’unica catena specializzata nel bio. Come esempio dell’evoluzione nel settore citiamo Esselunga Bio che è passata dalle 292 referenze del 2001 alle 450 del 2002.
Una crescita analoga ha anche interessato i negozi specializzati di alimenti biologici che risultano a dicembre 2002, secondo i dati Bio Bank ben 1117, ubicati prevalentemente nel nord-Italia.
CERTIFICAZIONE ED ETICHETTATURA
CERTIFICAZIONE Perché un prodotto possa essere garantito BIO in etichetta, deve provenire da coltivazioni certificate da enti di controllo ufficialmente riconosciuti con decreto ministeriale. Nelle catene di distribuzione diventa importante il controllo e la garanzia ad ogni step, per questo: • si esige dai fornitori il controllo costante delle materie prime su tutti i lotti di produzione ed i relativi certificati di analisi; • si richiede l'applicazione di sistemi di prevenzione e controllo specifici per garantire la non contaminazione su tutta la filiera produttiva; • si eseguono ulteriori analisi a campione per verificare costantemente l'affidabilità dei partner e la qualità dei loro prodotti.
GLI ORGANISMI DI CONTROLLO Qualunque azienda, agricola o di trasformazione, che intenda produrre o trasformare con metodo biologico deve farsi certificare da un organismo di controllo che garantisca per essa il rispetto del Regolamento CEE n° 2092/91. Lo Stato italiano ha accreditato dieci organismi di controllo che certificano le produzioni biologiche italiane; la Provincia Autonoma di Bolzano ha riconosciuto inoltre quattro organismi di controllo con sede in Germania (BIOZERT; INAC; IMO; QC&I.) Gli accreditamenti ministeriali avvengono sulla base della rispondenza ai criteri di indipendenza, imparzialità, efficacia, competenza e affidabilità dettati dal D.L. 220/95, sette degli organismi di controllo hanno ottenuto l’accreditamento SINCERT di conformità alla norma UNI EN 45011 aggiungendo alla certificazione del processo produttivo anche la certificazione del prodotto. Ogni passaggio deve essere documentato su appositi registri predisposti dal Ministero dell’Agricoltura. Il costo medio di certificazione per un’azienda agricola di 3-4 ettari va dai 300 ai 400 euro all’anno, a seconda della regione e dell’ente di controllo. Vi sono inoltre tre marchi collettivi privati: Aiab; Amab; Demeter gestiti da associazioni nazionali che rilasciano il loro marchi alle aziende che rispettano i disciplinari per l’agricoltura biologica più restrittivi rispetto al Reg.CEE 2092/91. Il marchio Demeter identifica esclusivamente i prodotti ottenuti con metodo biodinamico. Di seguito si fornisce l’elenco e gli indirizzi degli organismi di controllo accreditati in Italia; il codice Ue indica in etichetta la sigla dell’organismo di controllo, preceduta dalla sigla IT (Italia).
III.2.5. Industria
III.2.6. Artigianato
Per quanto riguarda il settore artigianale ed industriale i dati mostrano un andamento di area altalenante di presenza di Unità locali del settore secondario industriale in quanto si assiste ad una contrazione, negli ultimi anni, del numero delle unità pur aumentando il numero degli addetti (come rilevato nell’analisi della struttura dell’occupazione)
Sebbene sia in atto un fenomeno di ristrutturazione nei settori industriali e nelle U.L., i dati mostrano come nel periodo 1996-1999, il settore delle costruzioni rappresenti il settore prevalente e di conseguenza la principale occupazione per gli addetti all’industria. Tuttavia i dati disponibili non consentono di valutare se le imprese operanti nel settore edile, a cui va in qualche modo ricollegata anche la percentuale di U.L. attive nel settore manifatturiero, lavorino sul territorio oppure afferiscano anche all’ampio mercato rappresentato dal bacino di Roma, in virtù della presenza di dati certi, nell’Annuario statistico dei Comuni, riferiti alla quantità e alle volumetrie edificate del solo anno 1997.
L’andamento delle U.L. nel settore artigianale vede al contrario una crescita che probabilmente riguarda ‘il mettersi in proprio’ di una serie di addetti al settore industriale mediante l’inizio di attività definite artigianali per la dimensione del numero degli addetti e per un naturale avvio delle attività.
La struttura dimensionale delle imprese mostra che la grandissima parte delle imprese è al di sotto della soglia dei 9 addetti (con una media di 2 addetti).
Un altro dato interessante che emerge dall’incrocio e dalla verifica della presenza di unità locali di servizio alle imprese, è che esse seguono l’andamento del numero delle imprese industriali e quindi subiscono un decremento quantitativo, probabilmente dovuto a fenomeni di specializzazione ed accorpamento.
III.2.7. Servizi
Per quanto attiene ai servizi abbiamo già visto la gran parte occupazione si colloca nel settore commerciale mentre si assiste ad uno sviluppo di alcuni particolari servizi.
Ad esempio un dato interessante riguarda le unità locali del settore trasporti che crescono in misura significativa nel periodo 91/99 ad ulteriore dimostrazione della volontà di intraprendere attività in proprio.
Il settore del credito vede in quasi tutto il territorio l’aumento delle U.L. del credito in conformità dell’aumento della popolazione e dei redditi disponibili. Unica eccezione, peraltro confermata dall’analisi dei dati disponibili sui depositi, è rappresentata dal Comune di MonteCompatri.
La situazione dei servizi sanitari vede, accanto ad alcune strutture pubbliche,
numerosi istituti di cura privati che per numero di posti letto rappresentano il 47 % dell’offerta di ricovero sanitario.
Accanto a tale dato, le giornate di degenza nelle strutture private superano – e qui il dato è consono alle media regionali e nazionali- quelle nelle strutture pubbliche.
Nella Pubblica Amminstrazione si registra un numero percentuale significativo di addetti rispetto al totale degli occupati, anche se il dato è fortemente influenzato dagli addetti delle Istituzioni scolastiche e specialmente dagli istituti secondari e di istruzione superiore oppure dagli addetti ai servizi sociosanitari od agli istituti di ricerca. Il grafico con i dati nel 1991 mostra infatti che nei Comuni di Rocca Priora (dove è situato l’ospedale), Monte Porzio (ove hanno sede Istituti di Ricerca), Frascati e Palestrina (ove sono posti i licei e gli istituti di Istruzione superiore) rappresentano i comuni a più alto numero percentuale di addetti.
Un altro dato interessante è rappresentato dalla quantità di trasferimenti erariali, che, incrociato con i dati dell‘ICI, rappresenta la disponibilità economica delle Amministrazioni Comunali per investimenti ed iniziative
III.2.8. Turismo
IISPT "Via Pedemontana" Palestrina
Premessa:
Riferendoci al piano di sviluppo socio economico della Comunità Montana risalente a 7 anni fa, possiamo notare che, anche se lo scopo del piano era quello di sviluppare le condizioni socio-economiche del territorio e tutelare e valorizzare le risorse naturali e ambientali all'interno dei vari paesi, sono poche le cose che sono cambiate nel corso di questi anni per quanto riuguarda l'aspetto turistico.
Immersi nel verde dei Colli Prenestini, sorgono paesini come: Colonna, San Cesareo, Zagarolo, Palestrina, Genazzano, ognuno con le proprie caratteristiche, tipiche di piccoli centri ai piedi delle montagne.
Scoprire anche solo per pochi giorni le particolari realtà di questo luoghi, può essere un’esperienza molto gradevole soprattutto se affiancata all’indimenticabile attività culturali come le sagre, le fiere, e le feste patronali.
In queste aree, il turismo praticato è il cosiddetto “mordi e fuggi”, ovvero passivo, un turismo che trascura le vere bellezze di questi posti per dare spazio solo alla visita della capitale, molto bella ma che secondo il nostro parere non rende completo il soggiorno di un turista se non si possono ammirare anche le particolarità di questi luoghi minori.
Introduzione:
Analizzando alcuni dei paesi facenti parte dei Castelli Romani si è visto che all'interno del territorio di San Cesareo poche sono le attrattive per i giovani , ma anche per gli adulti. Basta pensare che un turista non sceglierebbe mai come meta questo paese per la scarsità di strutture ricettive e di eventi culturali, tranne in occasione delle sagre tradizionali che si tengono annualmente.
Diversa invece è la situazione di Zagarolo, in quanto esso ha tradizioni storiche e punti di accesso aperti ai turisti, nei quali si tengono mostre e manifestazioni varie. A livello giovanile ci sono più possibilità di divertimento grazie alla presenza di pub e birrerie dove i giovani possono riunirsi. Per quanto riguarda gli alloggi, qui la scelta è molto limitata.
Palestrina è tra tutti la più sviluppata in ambito delle strutture ricettive, dei pub, delle birrerie, dei ristoranti e altro. La cittadina è sempre affollata di turisti che vanno a visitare i numerosi monumenti, musei, chiese e, soprattutto, il famosissimo tempio della Dea Fortuna.
Come Palestrina, anche Genazzano, dispone di punti di accesso e strutture adatte ai giovani, in quanto economiche, tranne qualche pub e birreria, i luoghi di svago rimangono comunque pochi.
La Guida “Collinrete"
In questa guida abbiamo deciso di sviluppare per i seguenti Comuni, compresi nel territorio della XI Comunità Montana : Frascati, Monteporzio Catone, Grottaferrata e Rocca Di Papa - una ipotesi di luoghi di interesse per turisti e visitatori. Dopo aver indagato rispetto alla tipologia di offerte turistiche e di servizi, presenti nei nostri territori, abbiamo pensato di articolare questa guida nelle seguenti categorie:
• Mangiare & Bere • Notte • Cultura • Dormire
Caratteristiche:
Formato: Tascabile, per favorire una migliore consultazione e per essere uno strumento utile ma non ingombrante. Linguaggio: Sintetico, simbolico/convenzionale, al fine di evitare la traduzione nelle varie lingue per il turista straniero. Cadenza: Mensile Distribuzione: Gratuita /Free Press. La guida verrà distribuita dei luoghi strategici, quindi si pensa a Bus, treni, Bar, Pub, Centri per l’informazione turistica ( dove presenti)…etc Pubblicità: Riteniamo che tale guida possa divenire nell’arco di breve un punto di riferimento per il turismo e il turista, tale da potersi poi sostenere interamante con contributi pubblicitari dei locali/ strutture/ servizi…presenti sul territorio, che scelgono mensilmente di essere inseriti nella guida.
Fini/Utilità:
• Incremento/ Gestione del turismo • Attività di Informazione sul territorio – spesso ci sono nuovi servizi/ strutture che il cittadino e il turista non conoscono per carenza di Informazione integrata • Sbocchi occupazionali per i giovani del territorio • Contributo da parte delle giovani generazioni in termini di progettazione e comunicazione della realtà territoriale
Conclusione
Ci aspettiamo che questa guida sia uno strumento utile per conoscere luoghi e territori prenestini, e che sia di aiuto per trasformare la visita di un giorno in una piacevole permanenza e per far sì che ci siano più luoghi di intrattenimento per i giovani.
I.P.S Maffeo Pantaleoni di Frascati
Premessa:
L’Istituto Professionale “ Maffeo Pantaleoni” di Frascati, ha coinvolto nel progetto “Pises Valdiano/ E- Democracy” due classi dell’indirizzo Aziendale Turistico, pertanto ha voluto sviluppare questo lavoro con l’intento di fornire uno strumento di lettura del turismo al territorio dei Castelli Romani. La Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini, ci ha offerto la possibilità di affrontare questo percorso che noi abbiamo inteso utile per esercitare i nostri studi in campo turistico. Grazie a questo lavoro, abbiamo potuto conoscere meglio il nostro territorio e il turismo che lo frequenta e abbiamo formulato questa Mini guida con l’intento di informare i visitatori circa l’offerta presente nei Nostri comuni.
Introduzione:
L’area geografico – culturale dei Castelli Romani comprende una realtà definita e articolata di un vissuto che si protrae nel tempo. In generale è possibile affermare che il turismo è l’azione svolta da coloro che viaggiano e visitano luoghi a scopo di svago, conoscenza e istruzione. Un turista è chiunque viaggi al di fuori del suo ambiente quotidiano per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno. “ Le grand tour “ straniero ha visto sempre più intellettuali e artisti che hanno designato anche sedi altre, rispetto alle destinazioni principali ( come Roma – Firenze – Venezia – Napoli - Palermo ), creando così il concetto del “ petit tour “, che toccava località vicine alle grandi aree urbane e non per questo meno interessanti e ricche di spunti riflessivi.
L’entità odierna dell’area urbana dei Castelli Romani vede uno sviluppo di iniziative legate al divenire intellettuale e alla ricerca scientifica di richiamo nazionale e internazionale, alle proposte enogastronomiche, alla difesa di tradizioni e usi del territorio che stanno arricchendo la struttura preesistente di questa realtà.
Sul nostro territorio abbiamo un turismo piuttosto sviluppato anche perché una serie di condizioni ( tra cui la vicinanza con Roma, il clima particolarmente favorevole d’estate, il patrimonio di Ville, il paesaggio, la tipicità gastronomica e enologica..etc) attraggono i visitatori.
La “ gita fuori porta “ è una consuetudine locale che ha permesso lo sviluppo di molteplici e complessi servizi , il turismo “Mordi e Fuggi” è la tipologia più ricorrente di accesso turistico ai nostri territori, l specialmente quando consideriamo i Comuni più piccoli.
Si evidenzia oggi la richiesta di una scelta indipendente di conoscenza del territorio dei Castelli Romani, attraverso una pianificazione e diffusione dei servizi di trasporto presenti nel territorio : lo scalo nazionale e internazionale “ low cost “ di Ciampino; il collegamento ferroviario dello stato con Frascati, Tor Vergata e altre località; il servizio autobus di linea, che si dirama nei diversi paesi dell’area, a partire dalla sede del capolinea della metro linea A ( Anagnina).
Sebbene le informazioni e gli aggiornamenti siano presenti sui siti internet e nelle agenzie locali, abbiamo intuito l’esigenza di creare un sussidio periodico che presenti le diverse manifestazioni e la pluralità dei servizi, legati a queste, in opuscoli cartacei di facile consultazione che potrebbero avere una ulteriore presenza sulla rete per ottenere una divulgazione più ampia.
La Guida “Castelgirando"
In questa guida abbiamo deciso di sviluppare per i seguenti Comuni, compresi nel territorio della XI Comunità Montana : Frascati, Monteporzio Catone, Grottaferrata e Rocca Di Papa - una ipotesi di luoghi di interesse per turisti e visitatori. Dopo aver indagato rispetto alla tipologia di offerte turistiche e di servizi, presenti nei nostri territori, abbiamo pensato di articolare questa guida nelle seguenti categorie:
• Mangiare & Bere
• Notte
• Cultura
• Dormire
Caratteristiche:
Formato: Tascabile, per favorire una migliore consultazione e per essere uno strumento utile ma non ingombrante.
Linguaggio: Sintetico, simbolico/convenzionale, al fine di evitare la traduzione nelle varie lingue per il turista straniero.
Cadenza: Mensile
Distribuzione: Gratuita /Free Press. La guida verrà distribuita dei luoghi strategici, quindi si pensa a Bus, treni, Bar, Pub, Centri per l’informazione turistica ( dove presenti)…etc
Pubblicità: Riteniamo che tale guida possa divenire nell’arco di breve un punto di riferimento per il turismo e il turista, tale da potersi poi sostenere interamante con contributi pubblicitari dei locali/ strutture/ servizi…presenti sul territorio, che scelgono mensilmente di essere inseriti nella guida.
Fini/Utilità:
• Incremento/ Gestione del turismo
• Attività di Informazione sul territorio – spesso ci sono nuovi servizi/ strutture che il cittadino e il turista non conoscono per carenza di Informazione integrata
• Sbocchi occupazionali per i giovani del territorio
• Contributo da parte delle giovani generazioni in termini di progettazione e comunicazione della realtà territoriale
III.2.9. Viabilità e comunicazione
III.2.10. Edilizia
III.2.11. Commercio
Il settore commerciale, come già visto, interessa circa il 46% delle Unità locali. Siamo quindi in presenza di una forte distribuzione territoriale delle unità locali commerciali. Spesso costituite da uno massimo due addetti , di livello locale e volto al consumo locale, si tratta di unità locali commerciale in grandissima parte non specializzate e volte ad assolvere un fabbisogno pressoché giornaliero. Come dappertutto negli ultimi anni, si assiste ad una riduzione del numero degli addetti nel commercio, salvo rarissime eccezioni comunali, quasi certamente per l’inizio dei fenomeni di insediamento della grande distribuzione. Si assiste ad un fenomeno di maggiore specializzazione dell’offerta commerciale a scapito del negozio generico di frazione, quartiere o zona.
L’offerta commerciale riferita ai pubblici esercizi, confrontata con i dati provinciali, regionali e nazionali, attesta che in realtà i pubblici esercizi sono in quantità minore che non altrove, rapportati al valore indice di 100 abitanti. Il dato dell’intera Comunità Montana mostra come vi sia un pubblico esercizio ogni 273 abitanti, contro un valore regionale di 241 ed un indice nazionale pari a 228.
III.2.12. Cultura e tempo libero
III.2.13. Istruzione
III.2.14. Il mercato del lavoro e la formazione
3.2.14.1.III.2.15. Liceo Classico M.T.Cicerone
Il liceo cicerone nell’introdursi ai temi del mercato del lavoro e della formazione ha sondato le sensazioni, le alte aspirazioni, i possibili pregiudizi degli studenti del liceo, realizzando il seguente questionario. I dati estrapolati saranno emblematici nei riguardi delle future considerazioni, frutto di ricerca e conoscenza diretta delle opportunità territoriali.
Il sondaggio è stato effettuato sull’intero campione delle classi II liceo
Domanda 1: Quante possibilità ritieni di avere nel trovare lavoro immediatamente dopo la laurea?
Prevalgono valori intermedi di media-sufficienza
Domanda 2: Pensi di trovare lavoro in Italia?
La quasi totalità del campione ritiene scarse le possibilità di trovare lavoro in Italia
Domanda 3: Ritieni l’Italia svantaggiata rispetto agli altri Paesi UE?
Il risultato della domanda 2 si riflette nella domanda 3, palesando un disagio nei confronti del mercato del lavoro estero. Le motivazioni della loro affermazione sono nel grafico “domanda 3”, dal quale si ritiene lo scarso finanziamento, l’handicap italiano maggiore.
Domanda 4: Valuta le opportunità del territorio della Comunità dei Castelli Romani e Predestini in riferimento alla tua laurea.
Palese è il giudizio insufficiente di larghissima parte del campione, di cui addirittura il 38% esprime parere totalmente negativo. Il grafico “domanda 4” illustra le motivazioni delle risposte; su tutte prevale la sfiducia negli enti locali, non sembra considerevole la scarsa conoscenza delle opportunità territoriali.
Domanda 5: Hai mai sentito parlare delle seguenti opportunità lavorative?
(enea, infn, esa, ispesl, ist. Geofisica, musei, industrie dei Castelli)
Nonostante la scarsa conoscenza non si riteneva una motivazione fondamentale al giudizio insufficiente sul mercato del lavoro territoriale, nel grafico “domanda 5” si evidenzia quanto il campione non conosca le opportunità territoriali.
Da una prima valutazione dei risultati del sondaggio è palese sfiducia nelle possibilità di trovare lavoro sul territorio, scopo del nostro progetto è di migliorare questi dati puntando sull'informazione e sul contatto diretto con gli enti e le aziende del territorio.
III.2.15. Altre attività
Il Liceo classico “M.T.Cicerone” con sede in Frascati - via Fontana Vecchia, 2, avendo aderito al Progetto denominato PISES Valdiano promosso dall’ XI Comunità Montana dei Castelli Romani, intende realizzare un Progetto da allegare alla presente Convenzione con la finalità di attivare un percorso formativo di durata annuale che consenta alle ragazze e ai ragazzi che, assolto l’obbligo scolastico, abbiano manifestato la volontà di potenziare le capacità di scelta del percorso post diploma e di acquisire competenze tecnico professionali di base, riconoscibili come credito formativo utile al superamento degli Esami di Stato. Tale progetto si è saldato con la costituzione, nel nostro Liceo, di un centro per l’orientamento rivolto a studenti, famiglie, territorio, finalizzato a: - realizzare uno sportello di ascolto per studenti e famiglie e laboratori rivolti a docenti, studenti e famiglie per affrontare i problemi di rilevanza sociale rilevati dallo sportello di ascolto - rilevare opportunità di lavoro intellettuale nelle agenzie culturali presenti sul territorio e indirizzate a giovani diplomati - descrivere opportunità di carriera scolastica e universitaria - rendere la scuola permeabile al territorio e al villaggio globale, superando la concezione dell’istituto scolastico come spazio fisico circoscritto e aprendo vie di comunicazione virtuali con le famiglie, il territorio, il mondo circostante. - allestimento di un progetto specifico per alunni disabili.
CITTA’ DI MONTE PORZIO CATONE
ISTITUZIONE
"AREA DELLE MUSE"
Polo Museale Urbano – Scuola di Musica
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO LICEO GINNASIO STATALE "M. T. CICERONE"
CONVENZIONE Per la realizzazione di un’offerta formativa integrata sperimentale per l’orientamento post diploma VISTO il D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche;
VISTO il D.M.139/07
CONSIDERATA la partecipazione del Liceo Classico Cicerone, con sede in Frascati - via Fontana Vecchia, 2 al Progetto denominato PISES Valdiano in collaborazione con l’XI Comunità Montana dei Castelli Romani e la conseguente creazione di un centro di orientamento all’interno del Liceo stesso;
ATTESO
CHE il Liceo Classico Cicerone considera parte integrante della propria offerta formativa il supporto all’orientamento in entrata e in uscita, anche attraverso stage formativi in strutture ed enti finalizzati ad attività culturali e di ricerca;
CHE è preminente interesse delle parti addivenire all'individuazione dei rispettivi compiti, attribuzioni e ruoli al fine di definire le condizioni organizzative necessarie all'attuazione del percorso formativo integrato, di seguito denominato "Progetto", così come previsto al punto 3 delle Linee guida citate in premessa
TUTTO CIO' PREMESSO
l’Istituto Liceo classico “Cicerone” di Frascati con sede e domicilio fiscale in via Fontana Vecchia, 2 rappresentato dal dirigente scolastico, Prof.ssa Nadia Petrucci
E
Il Comune di Monte Porzio Catone – Istituzione Area delle Muse con sede e domicilio fiscale in Monte Porzio Catone – Via Roma, 5 rappresentato dal Presidente del Consiglio di Amministrazione, Prof. Antonio Cupellini;
allo scopo di realizzare attività di formazione in linea con quanto esposto in premessa, articolate in Progetti;
CONVEGNONO E STIPULANO QUANTO SEGUE
Art. 1. (Durata della Convenzione)
La durata della presente convenzione è di un anno, eventualmente rinnovabile;
Art. 2
(Finalità dei Progetti)
Le parti intendono realizzare i Progetti con la finalità di attivare un percorso formativo di durata annuale che consenta alle ragazze e ai ragazzi che, assolto l’obbligo scolastico, abbiano manifestato la volontà di proseguire nel percorso formativo del Liceo Classico, di potenziare le capacità di scelta del percorso post diploma e di acquisire competenze riconoscibili come credito formativo utile al superamento degli Esami di Stato. Il percorso intende assicurare pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare competenze, conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento nel percorso universitario e/o nel mondo del lavoro, anche nell’ottica di una efficace e mirata azione di prevenzione, contrasto e recupero degli insuccessi e della dispersione scolastica e formativa. I Progetti elaborati sono caratterizzati da:
Integrazione fra i sistemi, Strategie didattiche per l’orientamento, Tutoraggio, Circolazione delle esperienze, Individuazione di mirate azioni di accompagnamento.
Art. 3 (Caratteristiche dei Progetti)
Le parti allegano, di volta in volta alla presente convenzione i Progetti attuativi che faranno parte integrante della Convenzione stessa e che dovranno fornire in particolare, le seguenti indicazioni:
Numero e nominativi dei destinatari delle attività formative; Architettura didattica e metodologica (tipologia del percorso che si intende attivare indicazione degli obiettivi formativi ed elenco dei moduli relativi ai segmenti formativi previsti); Competenze (di base, trasversali e professionali) da acquisire a conclusione dell’iter formativo; Indicazione delle sedi di svolgimento delle attività; Numero dei docenti, tutors e coordinatori (se previsti), con l’indicazione della loro provenienza; Piano finanziario Individuazione preventiva dei crediti formativi acquisibili e loro eventuale spendibilità in ambito non scolastico Formazione dei docenti.
Art. 4 (Organi)
Viene costituito il Comitato di Progetto, composto dai rappresentanti dei soggetti coinvolti nell'intervento formativo, con responsabilità di coordinamento e supervisione relativamente a:
la progettazione delle attività; la gestione operativa; il monitoraggio e valutazione periodica del progetto; certificazione finale.
Il Comitato di Progetto è così composto:
il Dirigente scolastico del Liceo Classico Cicerone di Frascati, Prof.ssa Nadia Petrucci; il Direttore del Polo museale di Monte Porzio Catone, Dott. Massimiliano Valenti; un coordinatore del Liceo Classico Cicerone, Prof. Aldo Meccariello; un coordinatore del Comune di Monte Porzio Catone, Prof. Renato Santia.
Art. 5 (Modalità di realizzazione degli interventi formativi)
Le parti si impegnano a fornire la più ampia collaborazione per la realizzazione dell'intervento formativo di cui alla presente Convenzione. Nei progetti allegato saranno specificate le risorse umane e strutturali messe a disposizione da ciascun soggetto che sottoscrive la presente Convenzione. Saranno privilegiate, sin dalla fase di progettazione, modalità operative per facilitare l'integrazione tra le diverse competenze dei soggetti coinvolti. L'attività formativa di cui alla presente Convenzione si svolgerà negli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009, inizierà in data 5 maggio 2008 e si concluderà in data 5 maggio 2009.
Art. 6 (Oneri assicurativi)
L’attività, in quanto parte costitutiva del Piano dell’offerta formativa (P.O.F.), è coperta dalla Polizza Assicurativa intestata al Liceo Classico Cicerone di Frascati. Il Comune di Monte Porzio Catone – Istituzione Area delle Muse - si impegna, in caso di incidente durante lo svolgimento dello stage, a segnalare l’evento entro i tempi previsti dalla normativa vigente agli Istituti assicurativi, facendo riferimento al numero della polizza sottoscritta dalla Istituzione scolastica.
Art. 7 (Certificazione e riconoscimento dei crediti)
A conclusione dell'iter formativo viene rilasciata la certificazione finale attestante il riconoscimento dei crediti.
Art. 8 (Dichiarazione finale)
Le parti si impegnano a dare esecuzione alla presente Convenzione a partire dalla data della sua sottoscrizione.
Per il Liceo Classico Cicerone __________________________________
Per l’Istituzione Comune di Monte Porzio Catone __________________________________
Data _14 aprile 2008
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO
LICEO GINNASIO STATALE "M. T. CICERONE"
RMPC29000G Via Fontana Vecchia, 2 – 00044 FRASCATI - tel. 06.9416530 – fax 06.9417120
Cod. fisc.: 84000920581 - e-mail rmpc29000g@istruzione.it
PROGETTO Per la realizzazione di un’offerta formativa integrata sperimentale per l’orientamento post diploma
Il Liceo classico “M.T.Cicerone” con sede in Frascati - via Fontana Vecchia, 2, avendo aderito al Progetto denominato PISES Valdiano promosso dall’ XI Comunità Montana dei Castelli Romani, intende realizzare un Progetto da allegare alla presente Convenzione con la finalità di attivare un percorso formativo di durata annuale che consenta alle ragazze e ai ragazzi che, assolto l’obbligo scolastico, abbiano manifestato la volontà di potenziare le capacità di scelta del percorso post diploma e di acquisire competenze tecnico professionali di base, riconoscibili come credito formativo utile al superamento degli Esami di Stato. Il percorso intende assicurare pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare competenze, conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento nel percorso universitario e/o nel mondo del lavoro, anche nell’ottica di una efficace e mirata azione di prevenzione, contrasto e recupero degli insuccessi e della dispersione scolastica e formativa.
DESTINATARI: nove studenti delle seconde liceali
1. Catalfamo Eliana IIA , (lavoro di ricerca) 2. Coppola Martina II A, (supporto museale) 3. Cupellini Valentina IIA, (supporto museale) 4. Lai Federica II A, (lavoro di ricerca) 5. Leone Angelica II B, (lavoro di ricerca) 6. Paciolla Fabiano II A, (supporto museale) 7. Proietti Francesca II A, (lavoro di ricerca) 8. Pucci Matteo I C, (lavoro di ricerca) 9. Rossillo Antonella II B, (supporto museale)
DOCENTE REFERENTE DEL PROGETTO: Prof. Aldo Meccariello
DOCENTE RESPONSABILE DEL SUPPORTO MUSEALE: Prof. sa Barbara Guerrieri
DOCENTE RESPONSABILE DEL LAVORO DI RICERCA: Proff. Giulia Marinari e Barbara Guerrieri
SETTORE : Beni Culturali
AMBITO: Operatore turistico e museale
LE RAGIONI DELLA SCELTA
La formazione liceale, per sua naturale definizione, è sostenuta da un alto profilo culturale e da un adeguato spettro di conoscenze e competenze da mettere in campo in una progettazione di interventi educativi sulla metodologia della valorizzazione in ambito culturale e scientifico.
Tale specifica formazione verrebbe valorizzata da un esperienza nel settore dei beni culturali, in particolare nell’ambito degli operatori turistici e museali in cui appare spiccata la possibilità di sbocco.
La riorganizzazione e la ridefinizione, sia in campo nazionale che internazionale, della funzione e dell’attività dei musei alla quale si sta assistendo in questi ultimi tempi, rendono indispensabile la preparazione di specifiche figure professionali.
Obiettivo del progetto è:
Costruire conoscenze , competenze e capacità applicabili a progetti concreti e attuabili come operatori didattici e turistici Comprendere il significato e il valore dei beni culturali Comprendere le funzioni delle istituzioni di tutela e conservazione Imparare a organizzare testi descrittivi Sviluppare un pensiero legato ai sensi e all’immaginazione
Esso si articola in due tipologie:
A) supporto museale e/o parziale tirocinio inerente alla didattica museale B) ricerca storico-critica su alcuni monumenti funerari dei Castelli romani
A) SUPPORTO MUSEALE
Obiettivi generali consentire agli studenti coinvolti di Interpretare il museo come luogo di apprendimento, Identificare gli elementi che rendono il museo un oggetto culturale complesso;
Obiettivi specifici. • comprendere la storia e le modalità operative della museologia e museografia; • conoscere la legislazione italiana ed europea in materia di beni culturali e di turismo; • acquisire le competenze di operatore culturale all’interno dei musei per i diversi tipi di pubblico; • imparare a realizzare percorsi di divulgazione e mediazione culturale partendo dall’analisi delle dinamiche e degli strumenti divulgativi e comunicativi; • essere in grado di pianificare e gestire un evento culturale o di promozione turistica, conoscendo i concetti base di marketing, i lineamenti della gestione di impresa ed i flussi turistici; • acquisire le conoscenze sull'uso delle nuove tecnologie per la gestione di eventi culturali, l'organizzazione delle attività museali, la realizzazione di attività che richiedano l’impiego congiunto di diversi media; • acquisire le competenze nella promozione, commercializzazione e gestione di prodotti turistici complessi, anche con l’ausilio delle nuove tecnologie multimediali; Gli alunni, in altri termini, devono poter acquisire le capacità tecniche e organizzative per comprendere i progetti e le azioni di conservazione, e in particolare le fasi della conoscenza (storica, morfologica, costruttiva, strutturale), del restauro, della rifunzionalizzazione e della gestione del bene culturale.
b) ricerca storico-critica su alcuni monumenti funerari di età romana presenti sul territorio dei Castelli romani Obiettivi generali Questa seconda tipologia intende fornire agli studenti le conoscenze di base teoriche e pratiche relative alle tematiche archeologiche; approfondire l’importanza che ha l’archeologia come fonte storica indispensabile per conoscere gli aspetti della vita quotidiana del passato e sensibilizzarli nei confronti della conservazione del patrimonio archeologico; Obiettivi specifici Conoscere la geografia storica del territorio tuscolano, essere in grado di valutare e comprendere come l'insediamento umano ha apportato variazioni al paesaggio. Saper acquisire le competenze di base relative alle metodologie della ricerca archeologica, per comprendere le principali linee di sviluppo della storia dell'uomo, conoscere le principali testimonianze del periodo esaminato, saper effettuare l'analisi dei materiali dell’età studiata. Saper catalogare e selezionare le fonti secondarie per la stesura di un saggio storico-critico-fotografico su alcuni monumenti funerari di età romana. Capacità • capacità di realizzare azioni valutative di un progetto • utilizzo delle fonti documentali e delle risorse (in rete, bibliografiche, associazioni, istituzioni) • utilizzo del patrimonio culturale come risorsa • capacità di individuare modalità comunicative proprie dell’educazione al patrimonio
Abilità • essere in grado di attivare azioni comunicative efficaci all’interno di un gruppo di lavoro e relativamente alla gestione di un progetto • essere in grado di gestire relazioni per l’attivazione di sinergie inter-istituzionali su scala locale • essere in grado di costruire un partenariato scuola/museo/territorio per la realizzazione di esperienze educative sul patrimonio culturale
AZIONI
A) SUPPORTO MUSEALE
B) RICERCA STORICO-CRITICA SU ALCUNI MONUMENTI FUNERARI DI ETÀ ROMANA PRESENTI SUL TERRITORIO DEI CASTELLI ROMANI
Moduli da definire
Piano finanziario: i costi del progetto relativamente al tutoraggio degli alunni coinvolti e al lavoro dei docenti responsabili per ciascun settore di intervento sono a carico del liceo.
Le SEDI dove si svolgeranno i due tirocini formativi saranno rispettivamente: il Polo museale di Monte Porzio (a) e il Liceo classico Cicerone di Frascati (b) mentre per i tempi e le nodalità di attuazione le parti si impegnano a definire successivamente alla firma della convenzione un calendario di massima.
Frascati, 14 aprile 2008
III.2.16. Servizi per la società dell’informazione
IV. OBIETTIVI E LINEE STRATEGICHE DEL PSSE
IV.1. Punti di forza e di debolezza
IV.2. Fattori critici e prospettive di sviluppo
IV.3. I programmi
Gli interventi in attuazione da parte dell’Ente sono riassunti nelle tabelle allegate e, a prescindere dallo stato d’attuazione di ciascuno rappresentano un campione significativo dell’attività dell’Ente svolta negli ultimi anni. Si può notare come la maggior parte degli interventi rientrino nei settori ambientali e di sviluppo delle risorse storico architettoniche, nonché in quello del sostegno ad attività produttive ed artigianali.
• Le scelte strategiche del V PPI
L’Ente ha recentemente approvato il V° Piano pluriennale di Interventi che prevede una modalità innovativa di regolazione delle risorse finanziarie disponibili, optando per finanziamenti parziali alle opere ed iniziative previste, siano esse destinate ad EE.PP. od a privati, con diversi regimi di aiuto varianti dall’80% al 35% in funzione del beneficiario e della tipologia di azione, generando in tal modo una movimentazione di attività per un valore di circa 3,2 miliardi a fronte di una disponibilità di 1,8 miliardi.
Le modalità attuative ricalcano quelle adottate dai GAL nell’iniziativa LEADER II ovvero azioni a bando, che costringono i futuri beneficiari ad una sana competizione per aggiudicarsi i fondi. La scelta quindi non è stata quella della ripartizione dei fondi per i soli EE.PP., ma anche quella di prevedere interventi significativi, che premino iniziative in qualche caso specie se condivise tra privati e/o tra Amministrazioni per la soluzione di problemi comuni.
Nello specifico gli interventi riguardano azioni di tutela ambientale nei centri urbani ed al di fuori per un importo pari al 66,5 % delle risorse (ma rappresentanti il 71% del totale di iniziative innescate), del 23% nel settore delle attività produttive attraverso la creazione di una Società mista nel settore del legno e sostegni all’imprenditoria artigianale(ma rappresentanti il 22% del totale di iniziative innescate), nel settore della qualità della vita rivolti alle scuole per una percentuale del 4,4 di risorse (ma rappresentanti il 3% del totale delle iniziative innescate.
IV.4. Gli strumenti di intervento
V. GLI INTERVENTI PROPOSTI
V.1. Assi di intervento
Il Piano Socio economico della XI° Comunità Montana individua un insieme di obiettivi generali piuttosto ampi e flessibili, funzionali - ad una interpretazione analitica prima, e proposta programmatica poi- che tende a considerare il territorio montano secondo una prospettiva sistemica piuttosto che come insieme giustapposto di parti. L’approccio sistemico applicato ai territori si basa su alcuni principi basilari tra i quali la diversità ed il livello di interazione tra le parti svolgono un ruolo di primo piano. In tal senso la scarsa omogeneità del territorio montano- in cui convivono aree a vocazione oramai urbana ed aree ancora a vocazione rurale- costituisce uno stimolo forte alla ricerca di proposte programmatiche articolate in cui l’interscambio tra le singole parti può dare luogo a soluzioni alternative e innovative. Si ritiene infatti che la diversità e la diversa velocità di sviluppo tra le varie amministrazioni comunali sia un presupposto oggettivo ed una opportunità che stimola la ricerca di nuove cooperazioni a tutela e difesa del sistema territoriale piuttosto che un limite allo sviluppo. Tale orientamento interpreta anche un’esigenza strategica di risposta del territorio montano rispetto al progetto di area metropolitana in costante e continua definizione. Rispetto agli obiettivi generali del Piano socio economico si sono delineati altrettanti obiettivi strategici ma più specifici che sono articolati in tre assi fondamentali:
• Tutela e valorizzazione delle risorse naturali;
• Strategie di coltivazione dell’appartenenza;
• Rafforzamento del sistema delle imprese.
Ciascun asse si suddivide a sua volta in tre misure per asse a partire dalle quali s’individuano singole azioni ad un maggiore livello di specificità. L’insieme delle azioni programmatiche costituenti il presente Piano socio economico sono in tutto ventisette e sono a loro volta declinabili in ulteriori interventi operativi. La strategia di raggiungimento degli obiettivi generali descritti implica il perseguimento dei seguenti obiettivi specifici:
Asse 1: Tutela e valorizzazione delle risorse naturali
La valorizzazione delle risorse naturali ed ambientali rappresenta una grande opzione strategica di medio e lungo periodo per lo sviluppo dell’area oltre che una necessità indotta dalla evoluzione nell’uso del territorio, che ha prodotto una crescente pressione sulle risorse ambientali, in particolare nelle zone maggiormente interessate da una forte concentrazione di attività economiche, di popolazione urbanizzata e dei principali assi di trasporto.
La strategia in questo settore si basa su tre ordini principali di elementi:
1 Pianificare la gestione integrata della risorsa idrica, degli impianti fognanti e dei rifiuti sia per quanto riguarda la “messa in controllo” delle reti esistenti che rispetto alla creazione di nuove reti e all’introduzione di nuovi sistemi volti alla riduzione dell’impatto legato allo smaltimento finale.
2 Avviare concrete politiche di sostenibilità ambientale attraverso la prevenzione dai rischi idrogeologici ed il risanamento dei fenomeni di dissesto ma anche attraverso la cooperazione fra le comunità locali per l’introduzione di fonti energetiche alternative, riduzione dei carichi inquinanti e, contemporaneamente, incoraggiando lo sviluppo di produzioni, tecnologie e stili di vita (modelli abitativi e di consumo) adeguati.
3 Valorizzare le risorse naturalistiche ambientali e paesaggistiche sia per quanto riguarda il restauro paesaggistico e forestale che per il miglioramento dei siti naturali ed il recupero delle aree degradate ad elevato impatto ambientale e contemporaneamente, introducendo infrastrutture leggere per la fruizione turistica e l’educazione ambientale nonché nuove forme di gestione del patrimonio naturale.
Asse 2: Attuazione di strategie di coltivazione dell’appartenenza
Il successo di una strategia di sviluppo locale si fonda in massima parte sulla capacità di favorire il radicamento e l'appartenenza al territorio.
Appartenenza che certo si nutre anche della conoscenza della storia dei luoghi e delle loro tradizioni, ma che non può esaurirsi in tali aspetti, pur essenziali, pena, la ricerca di una dimensione del radicamento astratta ed intellettualistica, che però non è sufficiente a produrre mobilitazione ed a stimolare nei cittadini, soprattutto i più giovani, il “senso di appartenenza” cioè una “visione” del proprio futuro “all’interno” del territorio.
Sviluppare il senso di appartenenza significa prima di tutto lavorare su quegli elementi che fanno di un insieme di abitanti una "comunità".
La strategia in questo settore si basa su tre ordini principali di elementi:
1 Migliorare gli elementi della qualità della vita della popolazione affiancando, ma anche integrando in un ottica di sistema territoriale, le attività di servizio svolte dalle singole amministrazioni comunali, potenziando e diffondendo l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione ma anche rafforzando le strutture e i servizi esistenti soprattutto per le fasce più deboli della popolazione.
2 Produrre beni relazionali che consentano un rafforzamento del tessuto sociale della Comunità: rafforzare le competenze ed i saperi, sostenere l’orientamento ed in generale il processo di ciascuno alla ricerca di strade “sostenibili” (dal punto di vista economico e sociale) per interpretare il proprio ruolo all’interno della Comunità e nel contesto territoriale.
3 Investire infine sulla conservazione e la valorizzazione del Patrimonio Territoriale di cultura ed identità che presenta un’offerta di rilevanza tale da far ritenere nei prossimi anni, insieme al patrimonio archeologico e storico, diventi il fattore distintivo della qualità della vita del territorio della Comunità Montana, con la consapevolezza di preservare una ricchezza di tutta la Comunità.
Asse 3: Rafforzamento del sistema produttivo locale
Il sistema produttivo locale rappresenta un universo complementare e imprescindibile nel quadro strategico di medio e lungo termine di sviluppo dell’area. Esso riveste un ruolo significativo non solo per la valenza economica che gli è propria ma anche per il sostegno che può conferire alla ricomposizione dell’identità locale e alla ridefinizione della nuova “vision” di sviluppo dell’area montana. Inoltre le sfide globali e la fine di mercati protetti per imprenditoria sollecita un processo di riqualificazione ma anche lo sviluppo di nuova imprenditoria nei comparti produttivi complementari con il modello di sviluppo, rispetto ai quali si gioca la messa in competizione del sistema territoriale montano rispetto all’ambiente globale.
L’obiettivo di quest’asse è quello di accompagnare lo sviluppo di attività nuove, di riconvertire e/o migliorare quelle esistenti per una integrazione tra la vocazione naturalistica e le valenze produttive esistenti.
La strategia in questo settore si basa su tre ordini principali di elementi
1 Strutturare un sistema di supporto alle iniziative pubbliche e private di sviluppo locale come la creazione di nuova impresa, sviluppando e incentivando le esperienze di animazione economica sul territorio, coinvolgendo gli enti locali e la cooperazione tra forza attive presenti sul territorio, migliorando la capacità attrattiva dell’area rispetto a nuovi insediamenti produttivi.
2 Incentivare la vocazione turistica dell’area, sostenendo l’organizzazione di una rete territoriale di accoglienza turistica, di circuiti tematici e contemporaneamente, adeguando le infrastrutture turistiche finalizzate al miglioramento della fruibilità.
3 Valorizzare le vocazioni produttive del territorio in una logica di connessione con lo sviluppo del turismo rurale, valorizzando le produzioni agro- silvo pastorali in un’ottica di filiera e le attività di welcoming connesse allo sviluppo turistico, ma anche integrando l’artigianato con le altre attività territoriali e con i servizi.
V.1.1. Valorizzazione delle risorse ambientali, agricole e forestali
Asse 1 “Tutela e valorizzazione delle risorse naturali”
Misura 1.3 Conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale e del paesaggio
Azione 1.3.a Tutela e valorizzazione dei siti naturali
Motivazioni L’azione, data la valenza ambientale e paesistica di molte aree del territorio, nonché la loro utilizzazione turistico-ricreativa spontanea, tende a razionalizzarne l’utilizzo per la riduzione dei carichi di visitatori con intenti protettivi, e per la contemporanea trasformazione di altre in occasione di crescita di coscienza ambientale, per l’organizzazione della visita, per la fornitura di servizi a basso impatto.
Obiettivi L’obiettivo principale è quello di attrezzare numerose aree ad alta valenza, per ridurre il carico su altre ad alto carico turistico, e, nello stesso tempo di “organizzarne” la fruizione, anche mediante la creazione di servizi per la visita specie se rivolti all’educazione ambientale.
Descrizione interventi Sono ammissibili interventi per la creazione aree (boscate e non) interdette alla visita di massa per scopi protettivi per la vegetazione, per la fauna e per la protezione di biotopi particolari. Sono altresì ammissibili interventi di valorizzazione di percorsi, punti attrezzati, aree panoramiche e postazioni di osservazione, percorsi a tema (per utenti a piedi, mountain bikers, equituristi, aquilonisti, deltaplanisti etc), aree di sosta e di ristoro open air, piccoli servizi di fruizione realizzati con tecniche e materiali di basso impatto. Sono ammissibili realizzazioni di parcheggi con superfici erbose, trattamento di aree pedonabili con ricorso a idonee modalità realizzative, tabellazioni indicative ed esplicative, didattiche ed educative, nonché l’eventuale affidamento di aree di proprietà pubbliche o di percorsi ad associazioni, cooperative, o singoli privati (specie se operatori contermini agricoli, agrituristici,etc) che ne curino la gestione, la pulizia (da rifiuti e vegetazionale) nonché la visita organizzata. Sono ammessi, in sinergia con l’azione 1.3.d, interventi volti all’attrezzatura di visita, al supporto educativo e didattico conseguente al recupero di cave ed aree industriali, estrattive dismesse. Sono ammessi gli interventi immateriali di promo-pubblicità connessi.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari direttiComunità Montana, EE.PP. singoli od associati, privati operatori agricoli o nel turismo rurale singoli od associati, Associazioni Culturali, Cooperative
Modalità attuative
Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi).
Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione).
Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
VI. Misura 1.3 Conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale e del paesaggio
Azione 1.3.b Interventi leggeri di restauro paesaggistico
Motivazioni L’azione mira alla ricostruzione del paesaggio rurale.
Obiettivi Gli obiettivi sono rappresentati dal duplice effetto di ricostruire il paesaggio nei suoi vari aspetti rurali minori al fine di accentuarne la valenza naturale, ambientale e visiva, e di ricreare –ove possibile- le condizioni per il re-insediamento di fauna selvatica minore connessa alle siepi, alle alberature e ad ambiti particolari.
Descrizione interventi Sono ammissibili interventi di schermatura di edifici rurali, di recupero d’edilizia rurale minore (fontanili, serbatoi e bottini idrici, capanni attrezzi, concimaie, depositi di rifiuti, schermature di cassonetti etc); Sono ammissibili interventi volti alla sostituzione od alla attenuazione di impatti visivi innaturali di elementi posti lungo la viabilità, con altri a minore impatto ambientale (pensiline e tettoie in alluminio, murature in cemento non rivestite etc). Sono altresì ammissibili interventi di sostituzione di recinzioni di confine, mediante realizzazione di murature a secco, siepi vegetazionali, recinzioni in legno di castagno, ricostruzioni di filari di alberature, opere vegetazionali (con essenze autoctone), creazione di aree di sosta od insediamento per la fauna minore, migrante od autoctona (specie nelle zone umide, nelle vicinanze di sorgenti od opere di captazione).
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, privati singoli od associati
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 1.3 Conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale e del paesaggio
Azione 1.3.c Forestazione ambientale
Motivazioni L’azione mira all’utilizzo integrato delle superfici boscate per migliorarne la valenza protettiva, produttiva, ecologica e socio-ricreativa. Si intende anche accelerare il ripristino naturale delle superfici boscate percorse dagli incendi.
Obiettivi L’azione vuole supportare la nascita di un Consorzio pubblico-privato di gestione integrata delle superfici boscate pubbliche e private (specie se abbandonate e non più utilizzate per l’esiguità di superficie), al fine di creare un sistema filiera integrato con le altre attività di area.
Descrizione interventi Supporto alla creazione/istituzione di Consorzio Forestale (pubblico e/o misto con partecipazione dei privati) volto alla valorizzazione della filiera del bosco e del legno; Sono altresì ammissibili interventi di rimboschimenti di aree, realizzazione di tratturi forestali per l’esbosco ad accesso riservato e connesso all’utilizzo, creazione di fasce tagliafuoco, operazioni di taglio colturale e di accelerazione della trasformazione in alto fusto, piantumazioni di essenze legnose autoctone di pregio, messa a dimora di coltivi di sottobosco, frutti minori e micorizze, piante medicinali ed erbe officinali, impianti di irrigazione per la coltivazione di piante micorizzate etc; Sono ammissibili interventi di recupero delle superfici boscate percorse dagli incendi mediante idonee operazioni di pulizia della vegetazione infestante, rimozione delle essenze compromesse, piantumazioni di essenze autoctone. In connessione con l’azione 1.3.a possono essere altresì realizzati percorsi di visita a tema, punti di osservazione della fauna, zone didattiche all’aria aperta etc.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, privati singoli od associati
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 1.3 Conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale e del paesaggio
Azione 1.3.d Recupero delle aree extra-urbane degradate
Motivazioni L’azione mira, in connessione con le azioni 1.1.b, 1.3.a, 1.3.b, alla sistemazione e recupero dell’ambiente rurale e delle condizioni naturali dei terreni, del paesaggio -specie per recuperare le disarmonie fisiche, funzionali e visive- di aree abbandonate e degradate.
Obiettivi L’obiettivo è rappresentato dalla plusvalenza che un territorio, specie così interessato da flussi di visita o da attività umane e conseguenti forti spinte all’urbanizzazione, mantenga la sua valenza rurale e paesistica, recuperando all’uso razionale aree extraubane lasciate in condizioni di degrado.
Descrizione interventi Gli interventi ammessi sono quelli del recupero d’aree extraurbane degradate, dismesse per vecchi o non più produttivi utilizzi, aree o manufatti abbandonati (cave, aziende estrattive o di produzione di manufatti e materiali per l’edilizia, aree sterili, etc) attraverso opere di recupero e restauro di edifici, manufatti, superfici, ovvero idonee operazioni di restauro ambientale e cambio di destinazione d’uso a fini turistici, museali, di inserimento entro circuiti di visita, di valorizzazione mediante recupero della valenza naturale; pertanto gli interventi ammissibili sono quelli dell’ingegneria ambientale, opere di piantumazione, opere di sistemazioni di superfici, di recupero di vecchi organismi edilizi.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, privati singoli od associati
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
V.1.2 Valorizzazione degli aspetti storico-culturali locali
Asse 2”Strategie di coltivazione dell’appartenenza”
Misura 2.3 Conservazione dell’identità locale e valorizzazione del patrimonio culturale
Azione 2.3.a Recupero e valorizzazione del patrimonio architettonico e storico-artistico
Motivazioni
L’azione vuole sostenere il recupero e la valenza culturale delle emergenze di carattere artistico ed architettonico di pregio e storiche. L’azione trova motivazione nella volontà di migliorare i centri storici sotto l’aspetto delle finiture delle parti comuni, ma anche mediante il recupero delle visuali, dell’aspetto delle facciate degli organismi edilizi, per la creazione di arredi urbani in ambiti urbani di pregio.
Obiettivi L’obiettivo è quello di recuperare, seppur in modo graduale, l’aspetto dei centri storici mediante un insieme coordinato di interventi volti alla loro valorizzazione visiva e di utilizzo. Descrizione interventi Progettazione e realizzazione di interventi nei centri storici volti al recupero di singoli organismi edilizi di proprietà pubblica, di emergenze architettoniche di valore storico-culturale ed artistico, di sistemazione di ambiti urbani mediante interventi di sistemazione di superfici, arredi urbani etc. Cofinanziamento di interventi dei privati volti ad opere di recupero e sistemazione di facciate (anche interne) di edifici, arredi di aree private aperte al pubblico, sia in ambiti urbani che in edifici rurali aventi tipologia rurale tipica dei luoghi mediante interventi conservativi e di mantenimento della destinazione d’uso; Realizzazione di interventi pubblici di valorizzazione di siti di pregio anche mediante affidamenti a cooperative di giovani, promozione delle presenze ed organizzazione di circuiti di visita integrati ed a tema; Attività immateriali di promozione e divulgazione territoriale di carattere specifico, anche mediante la partecipazione ad attività di settore (consorzi, società miste Pubbl./Priv.) specie se coinvolgenti più Amministrazioni pubbliche (vedi azione specifica 3.2.a). Intervento di recupero di Villa Gammarelli di proprietà dell’ENTE Comunità Montana ad attività museali, didattiche e per servizi culturali.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, Privati singoli ed associati
Modalità attuative • Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). • Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). • Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 2.3 Conservazione dell’identità locale e valorizzazione del patrimonio culturale
Azione 2.3.b Interventi di valorizzazione dell'identità storica e della cultura locale
Motivazioni
L’azione vuole rafforzare le espressioni culturali, storiche, artistiche, civili e religiose tipiche e caratterizzanti il territorio al fine di sottolinearne le valenze, gli usi ed i costumi
Obiettivi L’obiettivo è quello di sostenere la cultura e l’identità locale nelle sue varie forme presenti nel territorio dell’Ente, incentivandone le valenze culturali e storiche
Descrizione interventi Attività di ricerca e studio sulle forme d’espressione culturale, storico e sociale delle popolazioni residenti nel territorio; Sostegno alle realizzazioni d’attività culturali e divulgazione delle forme di espressione contadina locale, di attività di valorizzazione di attività culturali –specie se dialettali e di ricostruzione della cultura locale-, di forme diverse di espressione (dal teatro dialettale alle altre forme espressive quali canti, danze, tradizioni culinarie), di rivalutazione e conoscenza dei modi di vita degli aspetti quotidiani, di rivitalizzazione e caratterizzazione di manifestazioni civili, religiose, sociali
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana ed EE.PP singoli od associati, Associazioni Culturali e Pro Loco
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 2.3 Conservazione dell’identità locale e valorizzazione del patrimonio culturale
Azione 2.3c Ricerca, sviluppo e diffusione della conoscenza del patrimonio archeologico territoriale
Motivazioni L’azione vuole valorizzare i siti e le preesistenze archeologiche site nel territorio dell’Ente mediante idonee operazioni di valorizzazione e sistemazione, svolte di concerto con la Soprintendenza Archeologica del Lazio.
Obiettivi L’obiettivo è quello di valorizzare e gestire il patrimonio archeologico, anche attraverso forme di studio, campagne di scavo, recupero e valorizzazione dei siti circostanti e degli accessi, promozione dei siti e divulgazione convegnistica, tradizionali e/o multimediali, attività di mostre permanenti e/o itineranti;
Descrizione interventi Interventi di campagne di scavo (di concerto con la Soprintendenza Archeologica), interventi di valorizzazione, studi e ricerche, campagne di rilievi e relative pubblicazioni, recuperi integrati ed opere di protezione e conservazione, valorizzazione ed affidamenti dei siti con gestione a giovani od a cooperative. Organizzazione di mostre permanenti e/o itineranti aventi tema archeologico, esposizione di collezioni, raccolta di reperti, catalogazione; Promozione di flussi turistici specifici attrezzati, attività di promo-pubblicità specifica, attività immateriali di promo-divulgazione anche per la realizzazione di circuiti a tema.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana ed EE.PP singoli od associati, Associazioni giovanili e/o Cooperative, Associazioni culturali o Archeologiche
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
V.1.3. Turismo e artigianato
Asse 3 ”Rafforzamento del sistema delle imprese”
Misura 3.2 Miglioramento della fruibilità turistica
Azione 3.2.a Marketing turistico e commerciale del territorio
Motivazioni L’organizzazione del territorio della Comunità Montana per l’attrazione e l’accoglienza dei visitatori è notevolmente migliorata negli ultimi anni: si sono recuperate importanti emergenze di carattere storico, artistico e ambientale, si è sviluppata la rete sentieristica si sono create delle nuove organizzazioni collettive locali per lo sviluppo turistico. Tuttavia lo sviluppo del turismo nel comprensorio incontra una serie di difficoltà che devono essere superate: - l’offerta di prodotti e servizi turistici locali non è ancora conosciuta a sufficienza dai potenziali consumatori; - è carente l’offerta di “prodotti completi” cioè di un insieme di occasioni di visita e servizi organizzati per soddisfare le esigenze di specifici target; - il marketing mix dell’offerta esistente è, escludendo alcune aziende meglio organizzate, debole; - la gamma dei servizi e dei prodotti di informazione, comunicazione ed accoglienza turistica è incompleta e, soprattutto, poco coordinata con un risultato di forte perdita di efficacia; - non esiste un sistema permanente di verifica del livello di soddisfazione dell’utenza e dell’evoluzione commerciale del “Prodotto Territorio”. È quindi necessario mettere in campo una serie di iniziative finalizzate a sostenere un’azione coerente di marketing dell’offerta locale e la commercializzazione di prodotti turistici innovativi.
Obiettivi L’azione si propone la concezione e la realizzazione od adesione ad un piano di marketing turistico e commerciale del territorio.
Descrizione L’azione prevede la realizzazione di una serie di tipologie di intervento specifiche ed integrate: a Predisposizione o partecipazione di un piano di marketing turistico e commerciale del territorio. b L’attivazione di un servizio di marketing turistico del territorio (per attività di coordinamento dell’accoglienza turistica, comunicazione, ufficio stampa, ed educational, partecipazione a fiere e rassegne specializzate, servizio di customer care, analisi delle esigenze dell’utenza, supporto all’organizzazione di eventi di animazione ecc.). c La realizzazione e l’aggiornamento periodico di una gamma coordinata di prodotti cartacei e telematici di informazione e comunicazione in connessione con l’intervento della rete civica (azione 2.1.a) d Sostegno finanziario ad iniziative di promozione e sviluppo commerciale promosse da operatori locali e coerenti con il piano di marketing
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario
Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti
Operatori pubblici e privati associati (in riferimento ai punti a, b, e c), PMI operanti nel settore del turismo e del tempo libero in forma singola o associata (in riferimento al punto d)
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 3.2 Miglioramento della fruibilità turistica
Azione 3.2.b Costruzione di nuovi prodotti turistici integrati
Motivazioni
Come evidenziato nella scheda precedente, nell’ambito dell’offerta turistica locale attuale si registra una carenza nell’offerta di “prodotti completi” cioè di un insieme di occasioni di visita e servizi organizzati per soddisfare le esigenze di specifici target. In particolare esiste un interessante potenziale per lo sviluppo di prodotti tematici orientati al patrimonio ambientale e culturale (storico, archeologico e d’identità). Queste tipologie di offerta, oltre ad avere particolare rilevanza nella caratterizzazione complessiva del territorio, rappresentano un “bacino d’impiego” emergente, particolarmente interessante per l’occupazione dei giovani.
Obiettivi
L’azione ha l’obiettivo di sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti turistici volti all’educazione ambientale, alla diversificazione delle tipologie di visita ed alla creazione di circuiti tematici.
Descrizione
L’azione prevede il sostegno finanziario ad investimenti integrati e finalizzati alla costruzione ed al “lancio” di nuovi prodotti turistici ed in particolare:
- Investimenti materiali per la realizzazione di percorsi, aree di sosta, aree espositive, spazi per riunioni di gruppo (dimostrazioni, proiezioni, conferenze etc.);
- acquisto di attrezzature (compresi software), materiale espositivo e arredi;
- realizzazione di prodotti di informazione e comunicazione (anche telematici e multimediali);
- realizzazione di iniziative promozionali (acquisto spazi su media, organizzazione di educational ecc.);
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario
Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti PMI, Associazioni, operanti nel settore del turismo e del tempo libero e/o EE.PP in forma associata (anche tramite accordi o contratti).
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 3.2 Miglioramento della fruibilità turistica
Azione 3.2.c Recupero e valorizzazione del patrimonio paesaggistico ed ambientale
Motivazioni Il binomio Turismo-Beni Culturali ed ambientali può costituire un importante riferimento per sviluppare nuovi lavori (nell’ambito di imprese esistenti) o nuove imprese anche alla luce delle potenzialità del territorio che dispone di un notevole patrimonio culturale ed ambientale non ancora completamente valorizzato e dove il turismo può offrire nuove opportunità, soprattutto se integrato con altri settori. Da un altro punto di vista, diversi sono i siti e le infrastrutture per il turismo ed il tempo libero tuttora scarsamente fruibili per problemi legati all’individuazione di sistemi di gestione sostenibili dal punto di vista economico.
Obiettivi L’azione si propone di sostenere la definizione e l’avviamento di iniziative imprenditoriali e di servizio promosse dalle Amministrazioni Pubbliche in collaborazione con soggetti privati e finalizzate ad attivare nuovi servizi locali per la fruizione del patrimonio naturale e culturale del territorio.
Descrizione L’azione sostiene iniziative imprenditoriali innovative inerenti i servizi alla fruizione promosse da Amministrazioni Locali attraverso la messa in comune di elementi diversi del patrimonio naturale e culturale ed il coinvolgimento di operatori privati. Si prevede di attivare le seguenti forme di sostegno: a Predisposizione di analisi di fattibilità sull’attivazione di nuovi servizi. b Affidamento dei servizi e sostegno finanziario agli investimenti materiali ed immateriali: c Supporto tecnico (in collegamento con l’azione 3.1.a) e sostegno finanziario alla fase di start up dei nuovi servizi.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario
Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti EE.PP (punto a), Pmi, associazioni e aziende agricole (punti b e c).
Modalità attuative Procedura Concorsuale –Punti b e c - (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura negoziata e partenariale – punto a - tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 3.3 Valorizzazione delle vocazioni produttive e turistiche del territorio
Azione 3.3.a Valorizzazione delle produzioni agro-silvo pastorali ed alimentari locali
Motivazioni Le produzioni della gastronomia tipica e dell’agro-alimentare, rappresentano oggi, oltre che una realtà economica importante, uno dei fattori importante di caratterizzazione del territorio che, senza la loro presenza, rischierebbe di perdere gran parte del proprio appeal sia per i visitatori che per i residenti. Questi prodotti rappresentano oggi uno dei pochi fili di collegamento dell’attualità con alcuni elementi importanti dell’identità locale e delle tradizioni. Essendo fortemente legati sia nel mercato che nell’immagine al territorio di origine ed alla valorizzazione del suo patrimonio naturale e culturale essi tendono a stabilire con esso una sorta di spinta comune verso l’eccellenza: più è integra e di pregio l’immagine del territorio più lo sarà quella dei suoi prodotti tipici e viceversa e più entrambi richiameranno nuova domanda. In quest’ottica appare necessario condurre una politica locale di valorizzazione delle produzioni tipiche.
Obiettivi L’azione si propone la realizzazione di interventi integrati finalizzati a stimolare l’attivazione di strategie innovative di caratterizzazione, protezione e promozione per la valorizzazione delle produzioni tipiche dell’area.
Descrizione Interventi di caratterizzazione delle produzioni tipiche locali (vigneti, oliveti, frutteti, boschi etc), anche mediante iscrizione ai prodotti tipici locali di provenienza, protezione delle produzioni tipiche, controlli di qualità; Sostegno ai metodi di produzione naturale e biologica, produzioni non convenzionali e progetti sperimentali (anche di concerto con l’ARSIAL) di colture agricole ed ortofrutticole, sostegno a produzioni di castagno da frutto, prodotti del sottobosco, produzioni medicinali ed officinali; Sostegno a produzioni zootecniche tipiche e convenzionali per la messa a norma di locali produttivi rurali (piccoli laboratori di prima trasformazione dei prodotti agricoli e di allevamento); Sostegno ad attività di filiera connesse alla commercializzazione in sito delle produzioni agro-silvo-pastorali, anche mediante realizzazione di materiale promozionale ed accordi con gli operatori turistici (anche di turismo minore e rurale) e della ristorazione.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, Privati operatori rurali, allevatori singoli od associati
Modalità attuative • Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). • Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). • Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 3.3 Valorizzazione delle vocazioni produttive e turistiche del territorio
Azione 3.3.b Sostegno all’artigianato
Motivazioni Sebbene sia oramai comunemente accettata la concezione dei prodotti artigianali (ed alimentari) tipici del territorio come un importante patrimonio culturale da difendere ed un interessante potenziale economico da sviluppare, a diversi livelli si stenta ancora a trovare sistemi di sostegno capaci di rivitalizzare tali produzioni. Nonostante, ad esempio, esistano diverse misure di sostegno finanziario, solo raramente gli imprenditori dell’artigianato tipico ne usufruiscono ed in questo settore continua l’emorragia di risorse umane ed imprese: cessazioni d’impresa, assenza o carenza di fenomeni di “trasmissione”, scarsità di giovani che si orientano a creare nuove attività. Obiettivi L’azione ha l’obiettivo di stimolare investimenti per l’adeguamento delle imprese dell’artigianato tipico esistenti e/o la creazione di nuove attività. Descrizione interventi L’azione prevede due principali categorie di interventi: a) il sostegno finanziario agli investimenti strutturali delle imprese dell’artigianato tipico finalizzati a: - Miglioramento dei sistemi di vendita diretta (organizzazione e allestimento della “bottega”); - Introduzione di innovazioni di processo e/o di prodotto; - Adeguamento alle norme di sicurezza ed agli standard europei. b) il sostegno finanziario agli investimenti immateriali realizzati da scuole e/o agenzie formative e finalizzati a: - Far conoscere ai giovani studenti la realtà dell’artigianto tipico; - Attivare progetti di lavoro/apprendistato di giovani all’interno di botteghe artigiane.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Imprese agricole ed artigianali, aziende di produzione alimentare in forma singola o associata
Modalità attuative • Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi).
Misura 3.3 Valorizzazione delle vocazioni produttive e turistiche del territorio
Azione 3.3.c Sviluppo del turismo rurale e di attività ricettive e di ristorazione tradizionali
Motivazioni Le evoluzioni della domanda turistica da un lato e gli sviluppi del quadro normativo di riferimento dall’altro hanno determinato nuove opportunità per l’esercizio di attività micro-ricettive. Tali attività possono rappresentare un’interessante forma di integrazione di reddito per le famiglie per le famiglie che dispongono di alloggi idonei, ma anche un’opportunità di far nascere nuove attività di servizio connesse alla gestione di questo tipo di offerta (commercializzazione, manutenzione, gestione ecc.). Esse rappresenterebbero inoltre un ampliamento della gamma dei servizi ricettivi offerti localmente con tipologie oggi poco rappresentate e già fortemente richieste sul mercato. I maggiori limiti allo sviluppo di tali attività sono costituiti da un lato, dalla scarsa informazione in materia e dall’altro dall’assenza di servizi specifici sia di tipo commerciale che di carattere gestionale. Anche le piccole attività di ristorazione tradizionale, che rappresentano un importante elemento di caratterizzazione dell’offerta turistica locale, si trovano oggi in una situazione di sfiducia e scarsa propensione ad investire da parte di potenziali imprenditori.
Obiettivi L’azione si propone di stimolare un miglioramento dell’offerta micro-ricettiva e di piccola ristorazione tradizionale, sostegno alla tipicizzazione dell’offerta ristorativa.
Descrizione interventi Sostegno agli investimenti nei settori della piccola ricettività turistica (B&B), della piccola ristorazione tradizionale (fraschette e bettolini) e del turismo “verde”. In particolare sono previsti: Aiuti agli investimenti materiali per il miglioramento e la ristrutturazione delle unità immobiliari utilizzate ed utilizzabili per attività micro-ricettive; Aiuti all’acquisto di macchine ed attrezzature nuove, comprese le dotazioni informatiche (hardware e software) nonché di arredi.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Piccole imprese ricettive, imprese agricole e di ristorazione tradizionale,
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi).
V.1.4. Difesa idrogeologica
Asse 1 “Tutela e valorizzazione delle risorse naturali”
Misura 1.1 Miglioramento del ciclo di gestione dell’acqua, degli impianti fognari e dei rifiuti VI.1.1. Azione 1.1.a Gestione, manutenzione e miglioramento, monitoraggio delle reti idriche e fognanti
Motivazioni L’azione intende supportare il miglioramento delle reti di servizi idrici e fognanti sotto il profilo della realizzazione (ove mancanti), manutenzione, gestione e monitoraggio, per un loro utilizzo razionale.
Obiettivi Pianificazione e realizzazione d’interventi di captazione, adeguamento, manutenzione delle reti tecnologiche e degli impianti idrici e fognanti. Riduzione del carico fognante nel terreno specie per le case sparse. Concezione ed attivazione di servizi associati di gestione sovracomunale di reti. Ottimizzazione, controllo e monitoraggio delle reti anche mediante installazione di sistemi permanenti di monitoraggio.
Descrizione interventi Gli interventi ammissibili sono la captazione e protezione di sorgenti (anche ad esclusivo servizio di nuclei rurali isolati), realizzazione ex novo di tratte di completamento di reti idriche o fognanti, alla manutenzione e ripristino delle tratte fatiscenti, all’adeguamento di impianti di depurazione e trattamento per migliorarne la resa, alla conversione di piccoli impianti fognanti con subirrigazione in impianti a “fototraspirazione” mediante idonee essenze; Sono altresì ammissibili interventi di attuazione di gestione sovracomunale delle reti e dei servizi ad esse connesse; interventi di monitoraggio ed applicazione di tecnologie di rilevazione, controllo qualità, ottimizzazione.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti EE.PP. singoli od associati per gli impianti pubblici a rete, privati singoli od associati per la trasformazione di impianti in subirrigazione in impianti a “fototraspirazione”
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 1.1 Miglioramento del ciclo di gestione dell’acqua, degli impianti fognari e dei rifiuti
Azione 1.1.b Sistemazioni dei percorsi delle acque meteoriche in superficie
Motivazioni Recuperare le “buone pratiche” di una completa utilizzazione agricola dei terreni che veda anche la manutenzione delle superfici non strettamente produttive.
Obiettivi L’azione intende favorire il ritorno alla cura dei terreni agricoli, la cura delle superfici a verde non produttive ed il ritorno alle pratiche di manutenzione dei percorsi di deflusso delle acque meteoriche per la prevenzione di rischi da improvvisi deflussi. L’azione vuole prevenire la possibile contaminazione delle acque di falda superficiali ed alle aree contermini, ed alle protezione di vecchi condotti e percorsi ipogei delle acque.
Descrizione interventi - Sono ammissibili interventi di ripristino delle linee di deflusso delle acque scolanti (anche se attraversanti terreni agricoli privati), pulizia vegetazionale, piccole opere di ingegneria naturalistica volte a favorire l’innesco ed il deflusso delle acque, piantumazione di idonee essenze schermanti. Gli interventi ammissibili sono altresì riferiti a protezione delle aree contermini delle sorgenti e delle aree di falda più esposte al degrado (da sostanze esterne, da inquinamento fecale di bestiame brado etc.) mediante regolamentazioni di accesso, recinzioni, tabellazioni esplicative e didattiche.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, privati singoli od associati
Modalità attuative
• Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi).
• Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione).
• Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 1.1 Miglioramento del ciclo di gestione dell’acqua, degli impianti fognari e dei rifiuti
Azione 1.1.c Riduzione del degrado derivante da rifiuti VI.1.2. Motivazioni Si registra la necessità di ridurre il carico economico, per la popolazione e per le Amministrazioni, derivante dallo smaltimento dei rifiuti; occorre implementare le attività di sensibilizzazione e razionalizzazione della raccolta dei rifiuti, in accordo tra le Amministrazioni ed il livello provinciale, ridurre la quantità di rifiuti recuperandone parte del plusvalore.
Obiettivi L’azione intende favorire l’educazione della popolazione, specie in età scolare, al ciclo dei rifiuti, alla realizzazione di punti collettivi di raccolta specifica e per rifiuti particolari, ad incentivi per la riduzione della quantità di rifiuti da avviare al trattamento sensibilizzando i residenti anche alla conseguente riduzione del carico economico connesso allo smaltimento od al riutilizzo. L’azione vuole anche intervenire per il recupero d’aree degradate mediante interventi di ripulitura da rifiuti abbandonati.
Descrizione interventi Sono ammissibili interventi immateriali e campagne d’informazione – anche multimediali- d’educazione ambientale e sensibilizzazione della popolazione, attuate direttamente dalle Amministrazioni o dalle Istituzioni Scolastiche. Possono inoltre prevedersi dei punti collettivi di raccolta speciale e differenziata, di concerto con la Provincia e con le Amministrazioni Comunali interessate, per rifiuti particolari o comunque non attualmente differenziati, nonché alla loro eventuale prima cernita. Sono ammessi interventi di pulitura delle superfici pubbliche a verde, con priorità per quelle ad alto valore ambientale, per l’asporto dei rifiuti abbandonati, la realizzazione di tabellonistica di sensibilizzazione (anche nei centri urbani). Sono ammissibili anche interventi fitosanitari e di lotta contro i parassiti (specie se effettuati con i metodi della lotta integrata) e di igiene ambientale.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, Istituzioni scolastiche pubbliche o parificate
Modalità attuative Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 1.2 Difesa del suolo e dell’ambiente, risanam. ambientale ed idrogeologico
Azione 1.2.a Prevenzione rischi idrogeologici e risanamento dei fenomeni di dissesto VI.1.3. Motivazioni L’azione, connessa alla 1.3.d, vuole supportare tutte le attività di prevenzione dei rischi idrogeologici, specie per quanto attiene alla stabilità dei versanti, alla erosione del suolo, interventi preventivi di ingegneria naturalistica per la regimentazione delle acque e per la conservazione del territorio.
Obiettivi
L’azione si propone intenti di prevenzione delle situazioni potenziali di rischio idrogeologico ed azioni di recupero o prevenzione di dissesti potenziali od in corso anche mediante interventi volti alla forestazione protettiva.
Descrizione interventi
Sono ammissibili interventi, anche integrati e coordinati interessanti territori di più Amministrazioni Comunali, d’ingegneria naturalistica, d’impiantistica protettiva, di recupero e risanamento di fenomeni di dissesto; sono ammesse opere di protezione, regimentazione di acque effettuate in modo compatibile, pulizie e piantumazione di sponde di corsi d’acqua (anche aventi valenza stagionale), prevenzione dei dissesti idrogeologici specie se connessi alla stabilità dei versanti od al rischio di smottamenti, esondazioni, eccesso di carico di acque meteoriche, protezione di manufatti edilizi e di edilizia rurale.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario
Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti
Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati
Modalità attuative
• Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi).
• Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione).
• Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
VII. Misura 1.2 Difesa del suolo e dell’ambiente, risanam. ambientale ed idrogeologico
Azione 1.2.b Riduzione dei carichi inquinanti ed utilizzo delle fonti energetiche alternative, risparmio energetico
Motivazioni L’azione mira alla promozione di fonti energetiche alternative (solare, biomasse) per l’edilizia privata e pubblica ed alla conseguente riduzione delle immissioni in atmosfera ovvero per l riduzione del ricorso all’energia di rete. L’azione inoltre si propone, in connessione con l’azione 1.1.c, di ridurre la quantità di rifiuti destinati al trattamento.
Obiettivi
L’obiettivo è quello di informare ed incentivare direttamente la diversificazione delle fonti di energia mediante il ricorso alla tecnologia solare ed all’uso di comburenti alternativi e producibili in zona (segatura e scarti di lavorazione del legno);
L’obiettivo è altresì di ridurre la quantità di rifiuti incentivando la produzione di compost da rifiuti vegetali ed organici.
Descrizione interventi
Sono ammesse campagne di sensibilizzazione ed informazione, incentivazione diretta per la diversificazione delle fonti energetiche.
Sono ammessi interventi di integrazione di energia elettrica mediante la messa in opera di sistemi fotovoltaici solari (purché compatibili con l’ambiente ed il paesaggio);
Sono ammessi interventi di integrazione, adeguamento degli impianti di riscaldamento mediante il ricorso a comburenti derivanti dalle biomasse e dagli scarti di lavorazione del legno (segatura). Sono altresì ammissibili incentivi per la produzione di tali comburenti e per la loro commercializzazione e diffusione.
Sono ammessi, per i privati, specie se attuati in forma collettiva, interventi d’incentivazione per l’acquisto di semplici attrezzature volte alla produzione del “compost” derivante da residui organici e da tagli vegetazionali;
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario
Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti
Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, privati singoli od associati per la sola realizzazione di dotazioni collettive volte alla produzione di “compost”
Modalità attuative
Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi).
Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione).
Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 1.2 Difesa del suolo e dell’ambiente, risanam. ambientale ed idrogeologico
Azione 1.2.c Interventi di metanizzazione di piccoli nuclei rurali, serbatoi collettivi
Motivazioni L’azione, connessa alla precedente 1.2.b sul risparmio energetico, vuole rendere più efficiente il sistema di distribuzione del gas sul territorio.
Obiettivi Si prevede di realizzare interventi di costruzione di tratte di rete-gas per servire piccoli nuclei rurali ovvero opere ed impianti collettivi per ridurre i costi ambientali di una distribuzione capillare effettuata su gomma.
Descrizione interventi E’ ammissibile la realizzazione di tratte di metanodotti al fine di collegare nuclei rurali a reti esistenti ovvero la costruzione di reti rurali a servizio di nuclei, aventi origine da serbatoi collettivi. Sono ammessi altresì interventi schermanti, mediante alberature e siepi, di dette opere di accumulo.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, privati singoli od associati
Modalità attuative • Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). • Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). • Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
V.1.5. Infrastrutture
V.1.6. Attività industriali
V.1.7. Servizi alle persone
V.1.8. Formazione cultura e istruzione
Asse 2”Strategie di coltivazione dell’appartenenza”
MISURA 2.2 Politiche attive del lavoro e di rafforzamento delle competenze
Azione 2.2.a Rafforzamento delle competenze di base
Motivazioni L’evoluzione del contesto globale ha determinato la necessità di elevare il livello delle competenze di base di cui ciascuno deve disporre per partecipare alla vita economica e sociale della propria comunità. Una rosa delle principali competenze di base da sviluppare è stata indicata chiaramente dal Consiglio Europeo di Lisbona (marzo 2000): tecnologie dell’informazione, lingue straniere, cultura tecnologica, spirito di impresa e competenze sociali. Contemporaneamente, la situazione locale esprime chiaramente la carenza, nell’ambito dei percorsi di apprendimento esistenti, di elementi utili ad una corretta interpretazione delle caratteristiche e delle tendenze evolutive del proprio territorio, anche questo problema, naturalmente, deve essere affrontato al livello di competenze di base. Obiettivi L’azione si propone il miglioramento delle competenze di base in tema di NTI, lingue, cultura di impresa e lettura ed interpretazione delle specificità del territorio e del senso civico.
Descrizione interventi L’azione prevede l’attivazione di servizi didattici e formativi integrativi (aggiornamento dei docenti, adeguamento delle dotazioni didattiche, pianificazione e realizzazione di moduli/progetti in collaborazione con scuole e agenzie formative), di iniziative di animazione locale (pianificazione e realizzazione di iniziative di animazione culturale concorsi e premi, eventi e manifestazioni ecc.) e di collegamento tra scuola e mondo del lavoro volti al miglioramento delle competenze di base in tema di NTI, lingue, cultura di impresa e lettura ed interpretazione delle specificità del territorio e del senso civico.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Enti di formazione, Istituzioni Scolastiche pubbliche e parificate, Associazioni Giovanili, Associazioni Culturali, Associazioni no-profit e di Volontariato
Modalità attuative • Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). • Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). • Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 2.2 Politiche attive del lavoro e di rafforzamento delle competenze
Azione 2.2.b Lotta al disagio sociale ed all’esclusione dal mondo del lavoro
Motivazioni È necessario ripensare funzioni e metodi dell’orientamento e dell’informazione ed introdurre, al livello territoriale sistemi e metodi che “….prevedano l’orientamento come un servizio accessibile a tutti in permanenza, senza più distinguere tra orientamento scolastico, professionale e personale ….”. A tale fine è necessario, da un lato attivare una “rete locale” di orientamento e informazione, operante all’interno ed all’esterno degli istituti scolastici e dall’altro mettere in campo nuovi strumenti di informazione facilmente accessibili e più idonei, nello stile di comunicazione, alle esigenze dell’utenza (quindi con fisionomia di “canali informali”). Tali esigenze di nuova concezione chiamano direttamente in causa, oltre alle scuole e alle agenzie formative, anche altri soggetti locali di tipo istituzionale e non promuovendo la nascita di un tessuto connettivo territoriale basato sulle interconnessioni e sugli scambi tra i diversi attori. In questo quadro giocano un ruolo determinante le Amministrazioni Locali ed i sevizi pubblici per l’impiego che, per assolvere in maniera più efficace ai nuovi compiti assegnati dalla riforma, devono configurarsi come una sorta di agenzie territoriali multifunzione, in grado di offrire consulenze di orientamento, preselezione, di far incontrare domanda ed offerta di lavoro a livello locale, di progettare percorsi di inserimento personalizzati, di costituire un nucleo d’intervento per politiche del lavoro attive. Il loro contesto di riferimento è sempre più il territorio, con i suoi problemi di sviluppo e di reperimento di professionalità non sempre presenti in loco, di offerta di manodopera disoccupata e magari non adatta ai posti disponibili, con tante risorse che non sempre vengono utilizzate per mancanza di informazione e supporto. In quest’ottica quasi la metà delle province italiane (ricerche Isfol) ha già avviato rapporti di cooperazione con altri soggetti operativi dell’area: con i comuni (per attivare degli sportelli informativi efficienti e capillari), con gli Informagiovani (per arrivare in via preventiva ai giovani che guardano al mondo del lavoro), con le Camere di commercio e con le associazioni del mondo produttivo. È quindi oramai imprescindibile la creazione di una rete di opportunità di formazione permanente incentrate sulle esigenze della persona, attraverso un’“osmosi progressiva” tra le diverse strutture dell’offerta che, benché coesistano, sono oggi relativamente isolate le une dalle altre. Attraverso un’intensa attività di collaborazione bisogna implementare un’offerta locale integrata e diversificata di opportunità di formazione permanente. Dal punto di vista operativo la costituzione di questa rete locale implica: “..la partecipazione attiva degli organismi locali e regionali e delle organizzazioni della società civile che sono erogatrici di servizi vicini ai cittadini e che meglio rispondono ai bisogni specifici delle comunità locali….”; la realizzazione di “infrastrutture” di comunicazione specifiche basate sulle nuove tecnologie dell’informazione; la sperimentazione di percorsi di apprendimento integrati, con diversi livelli di formalizzazione e riconoscimento dei crediti.
Obiettivi L’azione si propone di implementare un sistema territoriale integrato per l’informazione e l’orientamento di fasce di popolazione con particolare riferimento ai giovani ed alle donne e di fornire sostegno a progetti di creazione di impresa e lavoro autonomo
Descrizione interventi L’azione prevede le seguenti tipologie di intervento: Attivazione di una rete territoriale per l’erogazione di servizi d’informazione e orientamento sulle pari opportunità di apprendimento e lavoro: - Collegamento tra i diversi soggetti (agenzie e servizi) di formazione, informazione ed orientamento che operano al livello locale; - Costruzione di strumenti di informazione dedicati di tipo telematico; - Attivazione di sportelli territoriali. Attivazione di servizi di supporto alla creazione d’impresa e lavoro autonomo con particolare riferimento ai nuovi bacini di impiego: - Attivazione di un sistema di informazione e primo sostegno ai promotori di idee - Creazione di una rete di supporto all’analisi di fattibilità - Supporto delle iniziative nella fase di start up (marketing, qualità, gestione, R&S, formazione su misura ecc.) - Realizzazione di progetti pilota dedicati alla gestione delle risorse del territorio e dei servizi di interesse pubblico.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, Associazioni di categoria, Associazioni no-profit
Modalità attuative • Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). • Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). • Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 2.2 Politiche attive del lavoro e di rafforzamento delle competenze
Azione 2.2.c Sostegno allo sviluppo dei servizi culturali
Motivazioni La domanda di servizi culturali rappresenta un’importante fattore per la qualità della vita. In particolare appare rilevante l’esperienza dei servizi bibliotecari associati, per una diffusione di iniziative culturali e di servizi connessi.
Obiettivi Gli obiettivi sono rappresentati dalla realizzazione di attività culturali integrate, dalla messa in rete di sinergie organizzative e gestionali per la realizzazione di eventu culturali a valenza di area o di associazioni di comuni.
Descrizione interventi Implementazione dei servizi bibliotecari in rete ed associati, realizzazione, promozione di servizi culturali quali musei, case della cultura, centri sociali e di diffusione culturale, centri polivalenti; Sono altresì ammissibili interventi di realizzazione e/o adeguamento di dotazioni bibliotecarie ed archivi storici (compresa la loro catalogazione e la diffusione anche attraverso iniziative multimediali), dotazioni per sistemi museali tematici o territoriali, sistemi di percorsi museali integrati, attività culturali specifiche o su temi particolari, servizi di prestito interbibliotecario.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, Associazioni pubbliche culturali sovracomunali, Associazioni culturali, Pro-Loco
Modalità attuative
Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi).
Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione).
Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
V.1.9. Servizi per la società dell’informazione
Asse 2”Strategie di coltivazione dell’appartenenza”
Misura 2.1 Sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e miglioramento della qualità della vita
Azione 2.1.a Sostegno alla creazione di reti telematiche
Motivazioni L’azione vuole costituire una forte spinta e sostegno alla partecipazione o creazione di una rete civica territoriale per l’implementazione dei servizi offerti ai residenti, per la fornitura di informazioni, servizi e notizie utili. L’azione è collegata alla 2.1.c per quanto riguarda le opzioni nei confronti degli anziani e le fasce deboli.
Obiettivi L’obiettivo è quello di giungere alla creazione, ovvero di partecipare ad iniziative di livello locale multi-territoriali e fino al livello intersettoriale di un portale territoriale o sistema informativo in grado di erogare ai cittadini servizi di e-government, servizi di sportello, certificazioni, informazioni, modulistica etc. Descrizione interventi Partecipazione alla progettazione, ideazione, realizzazione e partecipazione alla gestione di un sistema informativo territoriale per la gestione del territorio, la gestione delle emergenze (rilevamento incendi, situazioni di degrado), la fornitura di servizi, informazioni, certificazioni, sportelli informativi telematici, realizzato direttamente ovvero adesione a progetti di livello sovracomunale in corso di realizzazione Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati anche in associazione con Enti od Istituzioni Universitarie, altre istituzione di studi e ricerca, Enti vari Modalità attuative • Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). • Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). • Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 2.1 Sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e miglioramento della qualità della vita
Azione 2.1.b Azioni formative, di coinvolgimento attivo ed aggregativo per la popolazione giovanile
Motivazioni L’azione vuole rappresentare una opportunità d’aggregazione per la popolazione giovanile, per l’organizzazione e gestione diretta (ovvero da parte degli stessi giovani) del proprio tempo libero, per combattere il rischio di degrado sociale e la devianza giovanile verso forme di intolleranza di razzismo, rischio di adesione alla microcriminalità.
Obiettivi L’obiettivo è quello di giungere alla consapevolezza di appartenenza al comune sentire europeo, per l’educazione alla diversità culturale e per la tolleranza, attraverso azioni pratiche e concrete di contatto, iniziative comuni con giovani di altri paesi europei, in forma singola, collettiva (ed assieme ad altri giovani provenienti da diversi Comuni della Com. Montana).
Descrizione interventi Organizzazione di seminari, attività di formazione, organizzazione e partecipazione ad occasioni culturali ed inteculturali, sportive, educative diverse specie se discendenti da iniziative Comunitarie. Organizzazione e gestione di “piazze telematiche” ovvero di punti aggregativi destinati ai giovani e da essi gestiti, per l’accesso collettivo ad Internet, volte alla riduzione del rischio di alienazione informatica. Organizzazione e/o partecipazioni a scambi culturali con i paesi della U.E. e con i paesi del mediterraneo, nonché con i paesi in via di ingresso nella Comunità Europea al fine della costruzione del senso di appartenenza alla cultura ed al sentire “europeo”. Organizzazioni di attività -anche transnazionali- stimolanti il senso civico ed i diritti dei cittadini europei.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, Istituzioni scolastiche ed Associazioni Giovanili, Associazioni Culturali e Gruppi sportivi, Associazioni no-profit e di Volontariato
Modalità attuative • Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). • Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). • Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
Misura 2.1 Sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e miglioramento della qualità della vita
VII.1.1.
Azione 2.1.c Miglioramento ed attivazione di servizi per le fasce deboli e per gli anziani
Motivazioni L’azione vuole rappresentare la realizzazione di attività volte al miglioramento dei servizi sociali per la popolazione anziana e per le fasce deboli. L’azione è strettamente connessa per motivazioni ed attività a quella precedente 2.1.b.
Obiettivi L’obiettivo è quello di ridurre il disagio e l’esclusione per le fasce deboli ed anziane della popolazione, potenziando la fornitura di servizi diversificati e l’organizzazione di attività culturali e sociali diverse.
Descrizione interventi Fornitura di servizi integrativi e supplementari rispetto a quelli erogati in via ordinaria dai Comuni tra i quali: attività di animazione culturale specifica; attività volte a ridurre le discriminazioni per l’acceso al mercato del lavoro delle fasce svantaggiate (ex detenuti, tossicodipendenti, extracomunitari); creazione di punti di wellcoming per gli immigrati; campagne informative e di sensibilizzazione sulle problematiche connesse alla sicurezza sociale degli anziani e della popolazione debole; supporto alla mobilità territoriale degli anziani attraverso la creazione di momenti ed occasioni di aggregazione di tipo culturale, ludico etc, quali l’organizzazione di visite e seminari sulle tematiche generali e specifiche di interesse, di attività ludiche e di tempo libero.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, Associazioni e Centri Anziani, Associazioni Culturali, Associazioni no-profit e di Volontariato Modalità attuative • Procedura Concorsuale (Bando, Acquisizione progetti, Valutazione e graduatoria, Cofinanziamento, Controlli sull’attuazione, Rendicontazione degli interventi). • Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). • Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazionedi iniziative di competenza assegnate)Misura 2.2 Politiche attive del lavoro e di rafforzamento delle competenze
V.1.10. Coerenza del Piano
V.1.11. Altro
Asse 3 ”Rafforzamento del sistema delle imprese”
Misura 3.1 Animazione economica del territorio
Azione3.1.a Attivazione di un’agenzia di sviluppo del territorio
Motivazioni Una delle novità introdotte nell’ultimo decennio in tema della programmazione dello sviluppo del territorio è stata quella della programmazione locale integrata. Una sua definizione è stata data dal Programma di Sviluppo del Mezzogiorno che ha indicato “….. l’obiettivo strategico di attirare e trattenere nell’area (aumentandone la convenienza) le risorse mobili (capitale, lavoro specializzato ed imprenditoriale), attraverso la valorizzazione permanente delle risorse immobili (la terra, le tradizioni, il patrimonio naturale e culturale, le risorselegate alla posizione geografica, il capitale umano fortemente localizzato) in un quadro di forte responsabilizzazione dei governi locali, di ampio decentramento e sussidiarietà, di incentivo all’impegno e al cambiamento anche attraverso meccanismi in grado di promuovere la competizione virtuosa sul piano dell’efficienza e dell’efficacia, la ricerca della qualità di intervento, la trasparenza procedurale e attuativa”. La PLI si attua in riferimento a sistemi territoriali coerenti nell’ambito dei quali le forze economiche e sociali, organizzate in forma partenariale, delineano e realizzano strategie di sviluppo. La Comunità Montana, per la sua capacità di rappresentare le Comunità locali, ha avuto un ruolo importante nelle esperienze più significative di PLI che, con il programma LEADER, hanno interessato negli anni recenti il territorio dei Castelli. Tali esperienze hanno tuttavia evidenziato come, per raggiungere risultati, queste forme di programmazione richiedano l’attivazione di funzioni specifiche (animazione ed informazione locale, raccordo fra operatori, ricerca ed attivazione di strumenti di sostegno finanziario, gestione di procedure di tipo concorsuale e/o partenariale per la selezione dei progetti, monitoraggio ecc.) operanti “in permanenza” nell’ambito del contesto territoriale di riferimento.
Obiettivi L’azione si propone di attivare un servizio di supporto tecnico alla Comunità Montana ed alle amministrazioni locali per l’attuazione del P.S.E. e la pianificazione e la realizzazione di iniziative di progettazione locale integrata, iniziative comunitarie e promozione di attività transnazionali.
Descrizione interventi L’azione prevede l’attivazione di un servizio di animazione economica, anche mediante il ricorso a figure professionali esterne, con particolare riferimento alle seguenti funzioni: - supporto tecnico all’attuazione di procedure concorsuali per la selezione di progetti locali cui destinare benefici finanziari; - collaborazione ed affiancamento ai promotori di progetti che si ritengono innovativi e dotati di requisiti di fattibilità; - comunicazione sulle opportunità esistenti nell’area riguardo al sostegno ad investimenti di diversa natura; - attività di animazione (campagne informative, incontri pubblici ecc.) finalizzate al coinvolgimento degli operatori nelle iniziative di sviluppo e/o al collegamento con servizi erogati da agenzie extraterritoriali.
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana.
Modalità attuative Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione).
Misura 3.1 Animazione economica del territorio
Azione 3.1.b Marketing territoriale: organizzazione dell’offerta locale d’insediamento per le imprese. Fiere di settore.
Motivazioni L’area della Comunità Montana presenta un’offerta diversificata e fortemente attrattiva di opportunità di insediamento per attività produttive e di servizio, tuttavia le attività di orientamento e supporto informativo ai potenziali investitori sono oggi gestite in modo difforme e non coordinato. In un’ottica di valorizzazione delle aree in corso di realizzazione (PIP), anche alla luce della pianificazione di nuove infrastrutture specifiche e miglioramento della competitività del territorio, nella capacità di attrazione degli investimenti risulta importante costituire, al livello di comunicazione, il pacchetto di offerta territoriale ed attivare idonei strumenti di presentazione e di relazioni con i potenziali investitori.
Obiettivi L’azione si propone di promuovere il potenziale d’attrazione del territorio della Comunità Montana attraverso azioni di comunicazione finalizzate a presentare le opportunità di allocazione di aziende esogene ed endogene.
Descrizione interventi L’azione prevede quattro tipologie di intervento: La concezione, ideazione, realizzazione (ovvero miglioramento e tipicizzazione) di fiere e mostre di filiera e di settore; La realizzazione di una sezione del Sistema Informativo Territoriale relativa alle caratteristiche degli insediamenti produttivi (imprese, siti, servizi, infrastrutture, strumenti urbanistici ecc.); L’attivazione di un servizio di accoglienza con funzioni di sportello di contatto per le richieste di insediamento. La realizzazione di un periodico di “Guida all’insediamento nel territorio dei Castelli Romani e Prenestini”
Programmazione territoriale di riferimento e possibili fonti di sostegno finanziario
Vedi elenco normativa negli allegati
Beneficiari diretti Comunità Montana, EE.PP. singoli od associati, Associazioni di categoria
Modalità attuative • Procedura diretta (Progettazione, affidamento, realizzazione, Rendicontazione). • Procedura negoziata e partenariale tra amministrazioni mediante individuazione diretta delle iniziative a carattere di rilevanza pubblica. (Accordo di programma, partnership e realizzazione di iniziative di competenza assegnate).
